martedì , Giugno 22 2021

Usa al contrattacco: Sicilia ci ridia i tesori di Morgantina

aidone morgantina piatti argentoGli americani sono «preoccupati». Riflessione: magari perché temono di perdere le migliaia di ticketstaccati ogni giorno nelle mostre che ospitano i tesori della Sicilia; talvolta raccattati e ricettati dai tombaroli, altre in forza di accordi bilaterali firmati sotto ricatto. Ad ogni modo: «I musei siciliani sono in crisi», ha tuonato ieri il New York Times. Sferrando l’attacco finale al «decreto ferma-prestiti» della Regione (che riguarda le 23 opere più importanti, molte delle quali al centro di scambi fra l’Isola e gli Usa), allo scopo di «tenere i capolavori a casa nella speranza di attirare turisti nell’isola». Una prestigiosissima bacchettata alla Regione, che «in virtù del suo statuto autonomo», può anche «decidere in proprio le politiche di prestito che vanno in controtendenza rispetto a quelle dell’Italia, diventate più generose nel corso degli anni».

E il quotidiano americano cita un nuovo contenzioso pronto a esplodere. «Le regole – si legge nell’articolo firmato da Hugh Eakin – mettono in crisi accordi bilaterali importanti come quello stipulato nel 2006 tra Metropolitan e Beni Culturali». In cambio della restituzione di 21 opere d’arte contestate, il Met aveva ricevuto dal’Italia una serie di prestiti dall’Italia di «equivalente bellezza e significato storico artistico». Tra gli oggetti restituiti c’era il Tesoro di Morgantina, una serie di argenti di età ellenistica che in base all’intesa dovrebbe tornare a New York per quattro anni nel 2014. Sul New York Times la risposta dell’assessore regionale ai Beni culturali, Mariarita Sgarlata: «Cerchiamo soluzioni alternative da proporre al Met che siano di reciproco vantaggio per noi e per loro». Timothy Potts, il direttore del Getty che di recente ha ospitato e restaurato l’Auriga, si dice «preoccupato» per la “stretta” sui tesori siciliani, mentre a mediare fra le due controparti sarebbe Malcolm Bell III, l’archeologo dell’Università della Virginia co-direttore degli scavi di Morgantina. «Dal punto di vista della Sicilia l’accordo è difettoso perché, quando gli argenti vanno a New York, il museo di Aidone resta vuoto, mentre quando stanno in Sicilia l’Italia deve prestare al Met opere di eguale bellezza e valore», dice nell’intervista. Il museo di Aidone, che ospita il Tesoro e la Venere restituita dal Getty, ricorda con una punta di veleno il giornale americano, «ha avuto nel 2012 solo 13mila visitatori».

La partita è aperta, anche perché «sono stati gli americani – ci ricorda l’assessore regionale ai Beni culturali – a chiedere un’alternativa, per evitare che la nuova legge potesse complicare l’iter». L’accordo, in effetti molto oneroso per la Sicilia, fu la conclusione di una sofferta trattativa, chiusa nel 2006 con le firme di Met (diretto dall’inflessibile Philippe de Montebello), Regione (all’epoca con l’assessore Alessandro Pagano) e ministero dei Beni culturali. Tra le righe dell’accordo In buona sostanza, il Met non riconosce – a differenza di quanto avviene ad esempio con il Getty per la Dea di Morgantina – il diritto di proprietà sui beni da parte dello Stato italiano; si limita a proporne il prestito quadriennale, compensato da un analogo prestito da parte dello Stato. Per questo motivo, mentre gli argenti sono a Morgantina, altri tesori italiani sono in ostaggio al Met: quando gli argenti torneranno a New York per rimanervi altri quattro anni, il patrimonio italiano tornerà a casa.

E adesso sono in campo le diplomazie. A partire proprio da Bell, stimato in Sicilia e molto conosciuto al Met, nel cui management ci sono anche ex allievi e amici dell’archeologo direttore degli scavi di Morgantina. Quello che l’assessore Sgarlata al giornalista americano definisce «una soluzione alternativa» che «torni a vantaggio di entrambi» potrebbe materialzzarsi con la prossima mossa dell’assessorato regionale ai Beni culturali: chiedere al Met di lasciare per sempre, in pianta stabile, gli argenti a Morgantina, in cambio di prestiti quadriennali di altro materiale di pari valore, italiano o siciliano. In questo modo si riconoscerebbe di fatto e di diritto la proprietà dello Stato (e quindi alla Regione) sugli argenti. La contropartita sarebbe il diritto di allestire, ogni quattro anni, mostre con nuovo materiale dall’Italia. La Sicilia riavrebbe gli argenti per sempre (senza spogliare ogni quattro anni il museo di Morgantina di uno dei suoi pezzi più pregiati), mentre gli americani avrebbero garantita una lunga stagione di mostre con materiali sempre nuovi. I mediatori sono al lavoro. Il tesoro di Morgantina resta “blindati” in Sicilia. Gli americani lo aspettano. Ma forse stavolta non l’avranno.

MarioBarresi
*Articolo pubblicato su La Sicilia


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