Enna. Pasquasia, cinque tir sequestrati tornano nel sito per essere controllati
Enna-Cronaca - 29/03/2014
A distanza di venti anni dalla sua chiusura continua a non avere tregua la miniera di Pasquasia sottoposta a sequestro dalla Dda di Caltanissetta per il sospetto che i materiali provenienti dalla bonifica dell’area venissero smaltiti illegalmente.
Ieri pomeriggio pochi minuti dopo le 14 cinque tir hanno nuovamente varcato i cancelli della miniera sotto l’occhio vigile dei carabinieri coordinati dal Capitano Michele Cannizzaro.
I tir sono stati sequestrati a Catania e scortati dai carabinieri fino alla miniera di Pasquasia; al loro interno c’era materiale apparentemente non trattato così come previsto nei lavori e dalla legge tanto da indurre al sequestro e al ritorno dentro il sito minerario dei rifiuti incriminati che, nello stesso pomeriggio di ieri, sono stati posti all’interno dei capannoni in attesa di essere sottoposti a maggiori controlli.
Nei giorni scorsi un’operazione analoga aveva portato all’arresto di cinque persone trovate con una
grossa quantità di rame e rifiuti ferrosi rubati nel sito ennese ed una somma di denaro trovata all’interno di automezzi provenienti dal casertano.
Ad aggiudicarsi i lavori di bonifica della miniera di Pasquasia, iniziati a giugno del 2013, era stata la ditta “1 Emme soluzioni ambientali srl” per un importo di 20 milioni di euro utili a smaltire 20 mila tonnellate di amianto. Dopo quasi un anno di lavori ecco arrivare come un fulmine l’azione della Dda di Caltanissetta che potrebbe portare alla luce qualcosa di molto ben più grande di quanto si possa pensare.
Intorno alla miniera di Pasquasia si è fatto un gran parlare sin dalla sua chiusura lanciando svariate ipotesi e misteri che ancora oggi è impossibile tradurre con certezza; si è parlato della presenza di scorie radioattive, ma anche al sogno di una riapertura del sito per l’estrazione del magnesio che interessa parecchio l’industria aeronautica. Il sequestro di questi giorni, però, riporta a galla vecchi fantasmi e spetterà alla magistratura fare chiarezza.