mercoledì , Maggio 12 2021

Enna. Spi/Cgil ricorda tragedia miniera di carbone di Marcinelle in Belgio

Enna. E’ divenuta ormai una consuetudine l’incontro annuale tra lo Spi/Cgil e la Scuola media Pascoli sull’esercizio della memoria, lo scorso anno, infatti si è parlato dell’Olocausto, Marcinelle_Belgioquest’anno si parlerà della tragedia della miniera di carbone di Marcinelle avvenuta l’8 agosto del 1956, dove perirono 262 dei 274 minatori , di questi 136 erano Italiani.
Chiediamo alla Prof. Lina Caltagirone, come mai parlare di questa tragedia avvenuta circa 58 anni fà e in un luogo così lontano, la risposta è semplice, fa parte di un progetto curato durante le ore di contemporaneità di lettere e storia, insieme ai colleghi Stella Romano, Sandra Mingrino e Luigi Nigrelli intitolato “ Da migrante a protagonisti d’Europa”.
Non bisogna dimenticare, infatti che noi siamo stati un Paese con un’alta percentuale di emigrazione, soprattutto nel dopoguerra che aveva lasciato un Paese devastato e alla fame, in questo contesto il governo italiano firmò l’accordo del giugno 46 con Bruxelles, che prevedeva lo scambio tra uomini e carbone.
L’Italia si impegnava a mandare nelle miniere del Belgio almeno cinquantamila minatori, in cambio di 2.500 tonnellate di carbone ogni mille di loro, alla fine saranno circa duecentomila gli italiani che, da tutte le nostre regioni, emigreranno verso il Belgio e più di un migliaio quelli che moriranno nelle miniere.
Le condizioni di lavoro e di vita dei nostri connazionali erano veramente degradanti, anche se nel famoso manifesto rosa, veniva presentato come un’occasione di lavoro vantaggioso e con condizioni di vita normali, niente di tutto ciò se pensiamo che nei primi anni i lavoratori stavano in baracche a ridosso delle miniere, dove in inverno c’era un freddo siderale e in estate un caldo infernale, le stesse baracche dove in tempo di guerra venivano tenuti prigionieri per lavorare i russi e i polacchi portati dai tedeschi.
Marcinelle Belgio 6ago56La tragedia di Marcinelle ha distrutto molte vite, ma avendo avuto una risonanza internazionale, ha segnato il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro di migliaia di lavoratori, grazie al lavoro del patronato INCA della Cgil, che ha coordinato e portato avanti le cause per le famiglie delle vittime e il conseguente riconoscimento dei risarcimenti, anche la silicosi malattia professionale à stata riconosciuta dopo questa tragedia con il conseguente riconoscimento delle indennità pensionistiche.
L’amara considerazione da fare è che dopo tutte le conquiste sociali e di miglioramento delle condizioni dei lavoratori in generale, oggi stiamo rivivendo un momento di arretramento e di grande precarietà , perché il lavoro non viene messo al centro delle politiche, ma viene considerato come una funzione residuale e complementare , ormai la precarietà è la condizione comune di tutto il mondo del lavoro.
Ma questo esercizio della memoria è interessante perché i nostri ragazzi devono sapere come erano le condizioni di vita dei loro nonni e che non bisogna discriminare i nuovi migranti che vengono nel nostro Paese per cercare condizioni di vita migliori di quelli dei loro Paesi d’origine, come facevano in nostri connazionali non molto tempo fà, e come fanno ora i nostri giovani, perché se prima esportavamo mano d’opera oggi c’è la fuga dei cervelli.
Questo scambio culturale e intergenerazionale e alquanto interessante e proficuo per creare consapevolezza e forgiare le coscienze civiche dei nostri ragazzi che saranno il futuro e le nuove classi dirigenti del nostro Paese, lo Spi Cgil è molto sensibile a queste tematiche e cura moltissimo il rapporto con i giovani per fare conoscere il Sindacato e i diritti legati al mondo del lavoro, soprattutto in un momento di grande frammentazione e confusione in cui stiamo vivendo.

Giovanna D’Alia
Componente segreteria prov.le SPI Enna
Marcinelle in Belgio