giovedì , Febbraio 25 2021

Manuela Lentini, Consigliere comunale a Piazza Armerina, lamenta comportamenti Presidente Consiglio e ex assessore Di Giorgio

Manuela Lentini, Consigliere comunale di Piazza Armerina, lamenta dei comportamenti “gravissimi” tenuti dal presidente del Consiglio comunale e dall’ex assessore Di Giorgio, riceviamo e pubblichiamo il Suo punto di vista sulla situazione politica “in questo momento” abbastanza complicata nella città dei mosaici.

manuela lentini“Vista l’impossibilità di poter esprimere il mio pensiero nella seduta del consiglio comunale, luogo che, fino a poco tempo fa, era deputato al civile confronto tra le contrapposte forze politiche, ritengo doveroso mettere nero su bianco il mio pensiero, al fine di fare chiarezza e dire ai cittadini la verità, perché solo dicendo la verità si dimostra rispetto e si permette alle persone di formarsi un libero convincimento.
Venerdì scorso sono venuta a conoscenza delle dimissioni dell’assessore Di Giorgio e ne ho letto attentamente le motivazioni.
Talune affermazioni mi hanno fatto sorridere, altre, a dire il vero, un po’ meno.
Come non sorridere di fronte ad affermazioni come “quadro desolante di un’azione amministrativa senza partecipazione e, di conseguenza, senza significativi momenti di confronto”. Probabilmente l’ex assessore Di Giorgio ha una concezione assolutamente personale del confronto, che non contempla il dialogo e, ancor meno, la critica, neppure quella costruttiva.
Fatta questa doverosa premessa, è giusto dire che in due anni di lavoro in commissione bilancio non ho mai avuto il piacere di vedere l’assessore al bilancio, Alessia di Giorgio, che ha sempre rifuggito come la peste la seconda commissione, una commissione che, per diversi mesi tra il 2013 ed il 2014, si è dedicata, tra l’altro, a mettere ordine alle decine e decine di fascicoli dei debiti fuori bilancio, allo scopo di verificare ed individuare l’esatta portata ed entità dei predetti debiti, frutto di scellerate gestioni del contenzioso compiute dalle passate amministrazioni ed i cui debiti, piombati sulla attuale amministrazione, la Corte dei Conti, un anno e mezzo fa, ha prudenzialmente stimato in un milione di euro circa.
L’ex assessore Di Giorgio purtroppo, obnubilata dal fatto che io in quel periodo fossi di opposizione, non ha compreso che stavo lavorando per il bene della collettività, non ha compreso che accanto ad un’opposizione distruttiva e demagogica, può esistere anche un’opposizione costruttiva, che non dimentica lo scopo del proprio mandato.
Io ho sempre voluto e cercato un confronto, l’ho voluto anche quando è arrivato sul tavolo della prima commissione il regolamento sull’imposta di soggiorno da lei predisposto. L’ho letto, ho studiato la normativa in materia, ho letto anche numerosi regolamenti istitutivi dell’imposta di soggiorno in altre città ad alta vocazione turistica e mi sono resa conto che quel regolamento, così come formulato, non era in linea né con l’una né con gli altri. Non veniva rispettata la gradualità dell’imposta, che, stando al tenore della normativa nazionale, deve variare a seconda della struttura ricettiva, non potendosi prevedere un’uguale misura per un ostello e per una struttura a tre stelle. Allo stesso modo, ho rappresentato all’ex assessore Di Giorgio, la mia assoluta non condivisione in merito alle esenzioni previste, troppo poche e talune ingiustificate, come quella prevista per i preti e le suore. Ho anche avuto modo di leggere i verbali delle riunioni nelle quali erano stati sentiti i rappresentanti di categoria, albergatori, etc., tutti contrari ad un’imposta così congegnata. Per non parlare delle inevitabili ricadute che tale imposta avrebbe avuto sui flussi turistici, che avrebbero sicuramente ripiegato su altre città in cui l’imposta era prevista in maniera razionale.
Ebbene, questi rilievi hanno suscitato le ire dell’ex assessore Di Giorgio, secondo la quale non avrei dovuto permettermi di mettere in discussione il suo operato, limitandomi, supinamente, ad esprimere un parere favorevole sul regolamento. In pratica, non erano ammesse né critiche né modifiche al suo operato, neppure migliorative.
Per fugare ogni dubbio in merito alla non condivisione della sua proposta di regolamento, va ricordato all’ex assessore Di Giorgio che, oltre al dissenso manifestato da taluni consiglieri di maggioranza, uno dei principali oppositori all’istituzione dell’imposta di soggiorno è stato proprio il suo attuale e fedele alleato, il consigliere Picicuto.
Ma per comprendere l’iter logico e cronologico che ha portato alle dimissioni dell’ex assessore Di Giorgio non si può prescindere dal considerare che vi è stato il mancato rinnovo degli incarichi a taluni esponenti del suo entourage. Non mi soffermerò sull’operato delle singole persone, basta solo citare la professionalità e la competenza con cui la sig.ra Raffaella Motta ha gestito la comunicazione dell’Ente, una comunicazione spesso imprecisa ed inesatta nei contenuti ed il cui tratto caratterizzante sono stati i molteplici fotomontaggi con sagome di supereroi del sindaco, della giunta e di taluni consiglieri comunali, che ha offeso, svilito e ridicolizzato l’immagine di un’intera amministrazione. Per tale motivo, e non ne faccio mistero, appena entrati in amministrazione abbiamo invitato la sig.ra Motta a non taggarci mai su facebook e, più in generale, a non citarci in nessuna delle sue comunicazioni ed abbiamo reiteratamente invitato il sindaco a rimuoverla dal suo incarico, ritenendo che fosse meno nocivo non avere alcun tipo di comunicazione piuttosto che averne una simile. Nulla di personale nei confronti della sig.ra Motta, che non sapevo neppure chi fosse fino ad anno fa, semplicemente non si poteva continuare a permettere una tale opera di denigrazione e svilimento dell’immagine politica di un’amministrazione. Perché di questo si è trattato.
Quanto alle asserite “logiche lottizzatorie ed all’occultamento dell’attività amministrativa”, invito il consigliere Di Giorgio a segnalare senza indugio tutto ciò di cui è a conoscenza alla competente Autorità Giudiziaria, ricordandole che è un suo preciso obbligo farlo, di fronte ad eventuali comportamenti di rilievo penale, non basta e non serve pubblicare un articolo di stampa, bisogna assumersi la responsabilità di ciò che si fa e di ciò che si dice.
E proprio in merito all’assunzione di responsabilità, chiedo ufficialmente al consigliere Di Giorgio la ragione per la quale non solo non si è assunta la responsabilità, in qualità di assessore alle Politiche Sociali, delle linee guida dettate in materia di affido minori, ma addirittura ha scaricato tale responsabilità sulla prima commissione consiliare, che nessuna competenza ha né può avere in materia di linee guida dettate dall’amministrazione. A beneficio del vero, ricordo che la prima commissione ha competenza in materia di regolamenti, e quindi le linee guida in materia di affido minori non sarebbero mai potute arrivare sul tavolo della prima commissione.
In merito poi, alle accuse di “pochezza umana e culturale nonché di meschinità e falsità” contenute nelle sue dimissioni, voglio rammentare che tali giudizi esulano dalla critica politica, rappresentando una lesione della reputazione altrui. Nell’ambito della critica politica, infatti, non sono ammesse quelle manifestazioni del pensiero che trascendano la sfera pubblica, invadendo la dimensione privata o che si sostanzino in attacchi che colpiscono l’individuo non in quanto uomo politico ma in quanto persona: tali profili sono da considerare estranei ed al di fuori dell’interesse della pubblica opinione.
Ciò detto, invito il consigliere Di Giorgio ad una maggiore accortezza in futuro nell’esternazione del proprio pensiero, mantenendolo entro i limiti di ciò che la legge consente.
Quanto al Presidente del Consiglio, non posso fare a meno di esprimere il profondo rammarico per il suo operato, ricordandogli che il Presidente del Consiglio è organo super partes garante del rispetto del ruolo dei consiglieri, siano essi di maggioranza o di opposizione e che nell’espletamento delle sue funzioni non compete allo stesso alcuna discrezionalità e i suoi provvedimenti debbono essere motivati sulla base dello Statuto e del Regolamento del Consiglio.
Nessuno contesta le sue scelte politiche, né le ragioni poste a fondamento delle stesse, ma tali scelte non possono certamente tradursi in una costante violazione dei propri obblighi istituzionali, né possono essere sistematicamente lesive delle prerogative dei colleghi consiglieri “avversi””.