giovedì , Maggio 6 2021

Aidone. Sfratto per Ato Rifiuti, dipendenti per firmare presenza usano il cofano delle macchine. Per i servizi igienici si arrangiano come si può

aidone garage ato rifiutiAidone. Per firmare la presenza usano il cofano delle macchine. Per i servizi igienici ci si arrangia come si può. Gli operatori ecologici non hanno più una sede di servizio. Sfrattati perché morosi, si ritrovano in mezzo alla strada, senza neppure poter firmare o poter lavare le mani. Arrabbiati e demoralizzati per la loro situazione di incertezza lavorativa con la quale già da tempo sono costretti loro malgrado a convivere e con mezzi di lavoro ridotti all’osso. “Abbiamo toccato veramente il fondo”- affermano – raccontando questo eterno stato di precarietà che non permette loro di poter fare un qualche minimo progetto di vita familiare oltre naturalmente alle insanabili situazioni del soddisfacimento delle necessità quotidiane alle quali devono far fronte facendo debiti o non pagando le utenze di luce, gas, acqua. Gli operatori, in tutto 11, avanzano quattro mensilità. Tutta l’amarezza nelle loro parole: “Da due anni non ci viene versato il TFR, la cessione del quinto trattenuti e non versati alle banche”. Dopo il danno anche la beffa. Da 28 anni, utilizzavano, come sede lavorativa, i garage locati in una palazzina in via Martiri della Libertà, zona Circonvallazione. Da giovedì scorso però lo sfratto, per il mancato pagamento, pare, di due annualità circa. “Ci hanno buttato in strada – proseguono – come sacchi di spazzatura, senza avere la possibilità, visto il tipo di lavoro, di avere un servizio igienico per i bisogni fisiologici, neanche di poterci lavare le mani. Nessuna sicurezza sanitaria”. Mezzi e attrezzature parcheggiati in una delle piazze Canalotto. Fogli firma di inizio e fine lavoro su un cofano di macchina e quant’altro necessario lasciato all’improvvisazione o meglio alla buona volontà degli operatori. E gli interlocutori? “Azienda e Comune assenti” – concludono. Noi continueremo a svolgere il nostro dovere, sperando che non avvenga qualche spiacevole colpo di testa di qualche dipendente”.

Angela Rita Palermo