martedì , Marzo 2 2021

Aidone. La storia di Gabriella Alessi, continua l’attività nella tabaccheria acquistata dal bisnonno nel 1910 e poi, nel 1940, donata al padre

Aidone. Ha donato la storica insegna, la n. 4, datata 1910, all’Archivio storico FIT (Federazione Italiana Tabaccai). Un’insegna che rappresenta tutte le emozioni, le gioie, i dolori di una vita trascorsa nella rivendita di tabacchi in cui, un tempo, spazi lavorativi e ambienti familiari si intrecciavano e si fondevano: casa e putìa (casa e bottega), come si diceva una volta. Lei è Maria Gabriella Alessi, titolare della storica rivendita, aperta, dal bisnonno Paolo, nel 1910, passata, nel 1940, a suo padre “don Ful’pp’zz’”, e spostata nell’attuale ubicazione, dove Gabriella tuttora esercita. Lei, invece, la tabaccheria l’ha prelevata nel 1994, anche se suo papà, fino al 2016, (all’età di 95 anni), la coadiuvava nella vendita. In questo luogo, Gabriella ha trascorso la sua infanzia: ”Quando ero piccola- ricorda- giocavo a palla nel negozio e gli scaffali mi sembravano altissimi. Certe volte, mio papà mi metteva seduta a mo’ di bambola sul bancone in marmo e rispondevo solo quando pronunciava la parola ”mamma” oppure, a Carnevale, radunava i bambini del circondario e ci metteva a insacchettare coriandoli. Luoghi, che sono veri forzieri, in cui sono conservate parti della nostra vita, che parlano al nostro cuore attraverso un oggetto, un mobile, una parete, un soffitto e mantengono vivi i ricordi, le emozioni. ”Ai tempi, mio papà andava a prendere sigarette e fiammiferi al deposito, a Piazza Armerina, con un asinello. Si vendevano: castagne, tabacco sfuso, cartucce per la caccia, carbonella, profumi. Amava tanto questa attività, lo conoscevano tutti in paese ed era un punto di riferimento per chi voleva trovare una persona, una via”. L’abitazione, al primo piano della tabaccheria. La madre Carmela, coadiutrice per 15 anni, si alzava presto per vendere, al piano di sotto, le sigarette e già di buon mattino c’era un gran movimento. “Nel 1966, il primo furto. Mia madre era incinta di me. Il secondo, nel 1969, seguito da un conflitto a fuoco. Io ho assistito alla scena dal lettone dei miei genitori. Sono seguiti altri tre furti e due rapine a mano armata nel corso di questi 50 anni”. Ubicata nel centro storico, la tabaccheria, ancora arredata con i mobili antichi, è stata “rimodernata” da Gabriella per essere al passo coi tempi, ma non mancano anziani che cercano profumi che ormai non si vendono più come: Tabacco d’Harar, Fuoco del Vesuvio, Paradiso perduto, Fiore di loto. “La piazza dove si trova la tabaccheria si è spopolata, il mio è l’unico negozio in zona, manca un bar, tante abitazioni sono chiuse, tanta gente è emigrata”- afferma Gabriella – ma sono orgogliosa di continuare l’attività commerciale con lo stesso amore che ci metteva mio padre”.

Angela Rita Palermo