giovedì , Gennaio 21 2021

Calascibetta: lo stemma degli Altavilla e i sui mille anni di storia

Calascibetta. Famiglie nobiliari di un tempo e antichi borghi contraddistinti dagli stemmi. Anche nell’antica Calascibetta, dove il Conte Ruggero d’Altavilla ha lasciato importanti tracce, gli stemmi nobiliari sono ben visibili nei prospetti di alcune abitazioni. Nel comune xibetano, appassionata di araldica, è la giovane Maria Catena Gennuso. É stata lei che in occasione della manifestazione culturale “Casate regnanti in Sicilia e stemma della città”, organizzata dall’associazione culturale “Pandora”, presieduta da Filippo Mantegna, ha spiegato che in un angolo dei locali (non accessibili al pubblico) della Regia Cappella Palatina, fatta innalzare sopra i ruderi del castello Marco nel 1340 dal re Pietro II d’Aragona, è conservato lo stemma, realizzato in pietra di “cuto” locale, appartenente alla casata degli Altavilla. Durante la serata è stato presentato anche lo stemma demaniale della città di Calascibetta rappresentato da due leoni su sfondo azzurro, simbolo di prestigio e di lealtà. Particolare attenzione è stata però riservata all’insigne gentilizia degli Altavilla. “Si tratta di un importante reperto storico”, ha spiegato Maria Catena Gennuso. Lo stemma, di grandi dimensioni, dovrebbe infatti risalire all’anno 1100 quando, dopo la cacciata degli arabi, a Calascibetta si insediarono i normanni con il Conte Ruggero d’Altavilla per assediare la vicina Enna. “E’ un peccato- ha continuato la Gennuso- che un antichissimo reperto archeologico, che ha segnato la nostra storia, rimanga ancora nascosto”. L’abbandono dello stemma, che continua a rimanere lontano dagli occhi dei turisti, dimostra come in passato non ci sia stata la dovuta cura per le bellezze del posto.

Solamente a partire dalla metà degli anni novanta con il prezioso lavoro di alcuni assessori alla Cultura, come Rosario Benvenuto, Francesca Reitano e Marcella Gianfranceschi, i turisti hanno iniziato a conoscere i “gioielli” di Calascibetta: l’area archeologica di Canalotto, la torre Normanna, la necropoli di Realmese (quest’ultima meriterebbe più attenzione), alcuni reperti del quartiere ebraico e i tesori della Regia Cappella Palatina. Adesso si attende che l’attuale classe politica si adoperi al fine di riportare all’antico splendore, rendendolo visibile, un pezzo di storia del paese, come lo stemma del casato degli Altavilla, che permette di portare indietro di mille anni le lancette dell’orologio.

Francesco Librizzi