martedì , Marzo 2 2021

Aidone: “Sgarbi non ci provà”

Aidone. La forza dirompente del suo nome fa rimbalzare l’affaire della Dea di Morgantina sulle agenzie di stampa e sulle testate nazionali e locali. Potenza di un nome che dentro di sé porta una grande storia. Quando domenica pomeriggio Jacopo Fo, scrittore, giornalista, artista di fama internazionale, fondatore della libera università di Alcatraz e dell’ecovillaggio solare in Umbria, è arrivato al museo di Aidone, accompagnato dalla sua ospite Caty Procaccianti, titolare dell’agenzia Omniaturist di Piazza Armerina, si è capito subito quanto fosse forte il messaggio che egli era in grado di lanciare, un segnale chiaro e alto arrivato diritto al suo destinatario che ha sentito l’esigenza immediata di rispondergli per le righe, a suo modo. Jacopo Fo, nella sua magrezza e trasandatezza, che in nulla ricorda la grandiosità e la fisicità del padre, si è aggirato nelle sale e tra le vetrine del Museo con il suo smartphone, filmando e fotografando tutto: dai gioielli ciprioti ai semplici vasi in ceramica, dagli Acroliti, ad Ade, alla Dea  e non smetteva di ripetere: “meraviglioso, strepitoso, bellissimo, notevolissimo” ed intanto postava tutto sul suo profilo Facebook, filmati e fotografie che nel giro di pochi minuti hanno fatto il giro d’Italia. Si è fatto fotografare da solo davanti alla statua della Dea, in compagnia di amici ed organizzatori della giornata, sdraiato per terra davanti al portone del museo, sempre con il cartello “Sgarbi non ci provà” ! Certo ha lasciato un po’perplessi i presenti quando ha dimostrato di non ricordare il nome di Aidone,  facendo un po’ di confusione tra Gela, Piazza Armerina, che aveva visitato nella stessa giornata,  ma a suo onore c’è da dire che bonariamente ha preso atto dell’abbaglio quando qualcuno dei presenti l’ha corretto ed ha ascoltato pazientemete le spiegazioni che gli sono state date! É stato una ventata di aria fresca e turbinosa che ha scompigliato e sparigliato le carte, per cui qualche defaillance gli si può pure perdonare!

La risposta di Sgarbi, affidata anch’essa a Facebook, non apporta nessuna novità al dibattito, come una campana stonata continua a ripetere le stesse cose correggendo o rincarando ogni volta la dose e, di conseguenza, alzando il livello di preoccupazione e attenzione in quanti chiedono con forza che la statua resti dov’è, nel museo di Aidone, ma temono anche una decisione d’arbitrio dell’Assessore, sostenuta dal silenzio dei tanti, politici e uomini delle istituzioni, che perseverano nel loro inspiegabile mutismo.

Le associazioni invece, anche quelle a carattere regionale e nazionali, stanno esprimendo la loro ferma contrarietà con documenti, lettere, petizioni; l’ultima in ordine di tempo quella lanciata dal Club Unesco di Enna che ha organizzato anche un interessante incontro dibattito dal titolo “La dea di Morgantina. Le ragioni del No alla proposta del suo spostamento dal Museo Regionale di Aidone per esposizioni in altre sedi”  che ha visto una partecipazione numerosa e qualificata, nonostante l’inclemenza del tempo atmosferico. Sono emersi ancora una volta in tutta la loro crudezza i problemi strutturali ed infrastrutturali che impediscono il decollo turistico di Aidone e di tutto il territorio compreso nel cosiddetto Distretto Turistico Dea di Morgantina. Sono state rimarcate ancora una volta le ragioni per cui la statua della Dea deve restare ad Aidone, tra l’altro per il fatto che  “la  Dea rappresenta l’icona dell’Identità Culturale dell’entroterra ennese, culla del suo mito e sede d’elezione  del suo culto”,  che “ il suo spostamento priverebbe il Museo Regionale di Aidone della sua principale attrattiva” e che “l’opera, composta di pietra calcarea tenera e friabile, è a rischio di depauperamento”. Nel corso del dibattito continuavano a scorrere i filmati di Vivienna del rientro della statua della Dea nel museo di Aidone e del suo montaggio.

Il richiamo alla fragilità dell’opera continua ad essere rifiutato da Sgarbi che asserisce di non sentirsi “schiavo degli americani e delle loro imposizioni” e nella sua replica a Fo dichiara di avere subordinato “il prestito nelle due sedi di Palermo e Roma, tra ottobre 2018 e febbraio 2019” ad una verifica da affidare a Roberto Ciabattoni dell’Istituto Superiore per la consevazione e il restauro. Quindi, mentre da una parte nega e minaccia di lasciare la statua alla “solipsistica” contemplazione degli aidonesi, dall’altra dichiara apertamente che il progetto non è più solo nella sua testa.

Sgarbi  continua a prendersela con gli aidonesi che avrebbero la colpa, a suo dire, per “ragioni demagogiche e ricatti di campanile” di avere determinato “ l’invio della statua nel paese di Aidone dove la vedono solamente qualche migliaio di visitatori!”  I numeri li interpreta secondo il suo tornaconto, i venticinquemila, su cui mediamente ci si attesta, sono per lui poche migliaia e i milioni di visitatori del Getty correvano da tutta l’America e dal mondo solo per visitare la “Venere”! A suo dire gli aidonesi si sarebbero lasciati sottrarre sotto il naso il loro patrimonio, dimostrando di ignorare quello che è stato riconosciuto da Rutelli e altri, che la battaglia per tutte le restituzioni dei beni sottratti ed esposti nei tanti musei americani è partita proprio da Aidone; e che le pale eoliche, che lui tanto aborre, non si trovano sulle colline aidonesi grazie alla ferma opposizione e alla testardaggine degli aidonesi!

E intanto una bella lezione avrebbe dovuta riceverla dalle centinaia e centinaia (500, 600?) di visitatori che si sono riversatati al Museo richiamati dall’invito dell’Archeoclub di Aidone che nel banchetto all’esterno del Museo, in poche ore, ha raccolto oltre 250 firme sulla petizione cartacea. Intanto la petizione online ormai sfiora le diecimila firme che arrivano da tutta l’Italia e anche dall’estero.

Oggi pomeriggio si discuterà anche nel corso di un Consiglio Comunale straordinario convocato per discutere una mozione ad hoc. Un documento sottoscritto da tutte le associazioni che hanno partecipato all’assemblea “La dea inamovibile” sta per essere inviato a tutti i referenti istituzionali.

Franca Ciantia



Vittorio Sgarbi, assessore regionale dei beni culturali, replica a Jacopo Fo che stamane, sul suo profilo facebook, con una foto in cui tiene in mano un cartello con sopra scritto «Sgarbi non ci provà”, contesta l’ipotesi di trasferimento a Palermo e Roma della Dea di Morgantina.
«In tutto il mondo – osserva Sgarbi – si fanno mostre e si muovono le opere d’arte. E in tutto il mondo si mettono in buona evidenza sopratutto quando, trafugate, sono poi chiamate a rappresentare l’orgoglio di una nazione che ha ottenuto giustizia.
Ma è anche vero – annota l’assessore – che non si prende un’opera dal Museo Getty, dove la vedevano un milione e mezzo di visitatori all’anno, e per ragioni demagogiche e ricatti di campanile la s’invia nel paese di Aidone dove la vedono solamente qualche migliaio di visitatori che, tra ottobre e febbraio, si riducono a poco meno di 20 al giorno! E’ una inutile mortificazione.
Io ho semplicemente indicato – precisa Sgarbi – la necessità di riparare a un errore della precedente amministrazione regionale che ha evitato l’esposizione della Dea di Morgantina al Quirinale (dove andarono i bronzi di Riace, che diventarono tali) e al Museo Salinas, recentemente riaperto e che attende di aprire nuovi spazi in occasione di “Palermo Capitale italiana della cultura”
Le opere – spiega Sgarbi – si posso temporaneamente muovere, senza ridicole ribellioni da parte di chi ama la retorica. Tre cose devono essere garantite: la conoscenza, la valorizzazione (per questo esistono le mostre) e la loro conservazione. E per questo, non sentendomi schiavo degli americani e delle loro imposizioni, ho subordinato il prestito nelle due sedi di Palermo e Roma, tra ottobre 2018 e febbraio 2019, a una verifica severa delle condizioni di trasportabilità della Dea a un esperto riconosciuto come Roberto Ciabattoni. Soltanto avute queste garanzie l’opera, con evidente ritorno anche per il museo di Aidone, potrà essere esposta.
In ogni caso – aggiunge Sgarbi – si rassegni Jacopo Fo, perché il mio interesse per il trasferimento a Palermo e a Roma è nullo. Ho formulato una idea per aumentare l’attenzione sopra quest’opera trafugata, esaltando valori di legalità e conoscenza.
Se lui e i cittadini di Aidone preferiscono tenerne nascosta la storia per compiacersi di averla vicina, li lascerò tranquilli nella loro solipsistica contemplazione, abbandonando la Dea ai loro desideri. E combatterò altre battaglie di legalità, come la difesa del Paesaggio siciliano dall’impresa mafiosa delle pale eoliche, che non hanno mai turbato i sogni tranquilli di Jacopo Fo, ma che sono uno sfregio vigliacco e umiliante per la Sicilia, ben più che l’esaltazione della Sicilia attraverso la Dea di Morgantina al Quirinale»
Conclude Sgarbi: «Comunicherò pertanto al Presidente della Repubblica Mattarella di rassegnarsi»