martedì , Agosto 3 2021

Incontro ad Aidone sulla Venere di Morgantina: il sindaco contro un filosofo e un critico d’arte?

Aidone. Con una pubblica locandina, il sindaco Vincenzo Lacchiana, ha invitato, presso il palazzo di città, oggi 26 febbraio 2018, alle ore 18, tutti i cittadini e le associazioni a partecipare ad un incontro sull’affaire “Dea di Morgantina”, ovvero “relazionare sullo stato attuale, riflessioni e suggerimenti e sintesi conclusiva”, a seguito dell’incontro avuto a Palermo con alcuni vertici, verosimilmente, regionali, nell’intento che “il bello è di tutti ed è per questo che vogliamo mostrare i nostri tesori a tutti, nel loro contesto di provenienza, senza impoverire il territorio cui appartengono”, come diceva, in tempi non sospetti, l’assessore regionale Lino Leanza. Di tutt’altro avviso, occorre ricordare che “le opere d’arte, anche se rubate, dovrebbero stare nei posti che le espongono”: è questa l’idea provocatoria del filosofo Kwame Anthony Appiah, in un’intervista rilasciata a suo tempo (verosimilmente tra il 2006-2007) al giornalista Marco De Martino al settimanale Panorama. Forse sarà un caso che il filosofo di origini londinesi, cresciuto in Ghana, insegnasse all’Università di Princeton, nel New Jersey, uno degli atenei, guarda caso, che in Sicilia, e a Morgantina, ha condotto gli scavi fin dal 1955.
Secondo l’arguto docente, occorre superare il concetto di territorialità del patrimonio culturale, perché l’appartenenza di una grande opera d’arte spesso è un concetto del tutto arbitrario e limitativo; il bello e l’arte, insomma, sono patrimonio di tutto il mondo. . Per dirla con le parole del prof. Vittorio Sgarbi “quello della territorialità è un modo di pensare alle opere d’arte che non è solo un pò provinciale ma che può risultare controproducente”. Alla luce dell’arguto convincimento di Sgarbi non sembrerebbe nemmeno tanto paradossale che una bella terra come quella siciliana, bisognosa di sviluppo economico e di turismo, possa essere tra le mete di quelle mostre itineranti, di cui parla lo stesso Sgarbi, e per giunta, come se non bastasse, solo per vedersi passare sotto il naso quelle opere d’arte, che le appartengono di diritto, ma che, in virtù del concetto di globalizzazione di Appiah, è meglio che le posseggono gli altri.
Gli aidonesi e le associazioni tutte non sono d’accordo né con il filosofo Kwane Anthony Appiah né con il prof. Vittorio Sgarbi.

Nino Costanzo