sabato , Febbraio 27 2021

Targhe di “Benvenuto” donate dal Rotaract club di Nicosia alla città

Nella giornata del 6 giugno è cominciata l’affissione delle targhe di “Benvenuto” donate dal Rotaract club di Nicosia alla città. Si tratta di un’iniziativa polivalente con la quale presso gli ingressi principali di Nicosia i vari turisti potranno essere accolti nella città mediante una frase (Benvenuti a Nicosia – città dei 24 baroni e dei due Cristi) scritta in tre lingue diverse: italiano, inglese e dialetto gallo-italico. Da qui la polivalenza dell’iniziativa. Innanzitutto la valorizzazione del proprio dialetto, quindi valorizzazione di un bene immateriale che configura la particolarità di un comunità, le sue radici e il suo evolversi storico. Perché una lingua, soprattutto un dialetto, non è altro che una “cartina tornasole” della storia di una determinata comunità. Una storia che passa anche attraverso momenti caratteristici e che rendono unica una città. E quando si parla di Nicosia, la mente subito collega la città ai celebri 24 baroni nonché ai due Crocifissi, Padre della Misericordia e Padre della Provvidenza, che, fino a mezzo secolo fa, rappresentavano le divisioni insite nei due quartieri maggiori della città. Qualcuno potrebbe dire che dare queste connotazioni rappresenta un ritorno ad un passato “oscuro” rifacendosi ad un periodo “feudale” per quanto riguarda i baroni e ad un’accezione negativa in quanto i Due Cristi rappresentano la divisione fra due quartieri. Ma ciò è un errore grave nonché una valutazione superficiale. Perché se dovessimo fare il processo alla storia, allora dovremmo togliere i vari piazza Garibaldi, via Giulio Cesare, via Vittorio Emanuele e così dicendo perché i “grandi”, soprattutto i “grandi” nella politica, hanno luci ed ombre nel loro operato. Sta poi ai posteri saper discernere quale delle due componenti è maggioritaria. Per quanto riguarda i baroni sì, è vero che riferirsi ad una baronia è qualcosa di anacronistico e legato ad un passato “feudale”. Ma è anche vero che l’operato e l’esistenza stessa della baronia a Nicosia ha permesso lo sviluppo di un interessante patrimonio artistico culturale, mediante anche i semplici palazzi baronali, che tutt’oggi sono fiore all’occhiello di questa città (come, ritornando ai “grandi”, Giulio Cesare e quindi tutto l’Impero che è seguito ha profondamente plasmato l’Occidente con valori e ricchezza culturale che sarebbe un abominio rinnegare in nome della globalizzazione e del benpensantismo). Stessa cosa per quanto riguarda i Due Cristi che sì, possono rappresentare la metonimia per indicare una divisione tra due quartieri. Ma non possono essere visti anche come metonimia di un agonismo tra quartieri che ha portato uno sviluppo culturale e architettonico di cui godiamo tutt’oggi (grazie a questa “divisione” godiamo di una Cattedrale e di una Basilica e grazie a questa divisione, all’interno soprattutto di queste due chiese, godiamo di tesori inestimabili). Ed è grazie a questi Due Cristi se possediamo una forte e radicata tradizione che ci distingue da tutti gli altri paesi. Il processo alla storia è un bel gioco che potrebbe continuare all’infinito. E, attenzione, non lo si guardi come qualcosa di “negativo”. Anzi. È un modo di riflettere su noi stessi e sulla nostra realtà. È un modo per capire meglio e interrogarci su come noi siamo qui con questi determinati usi, costumi e tradizioni. Questa è forse la valenza più importante di questo semplice gesto attuato dai Ragazzi del Rotaract. Perché sì, le targhe di benvenuto di solito sono utili per i turisti. Ma queste sono utili anche e soprattutto per i Nicosiani che da oggi avranno un motivo in più per riflettere e essere orgogliosi del proprio passato e, quindi, di fregiarsi del titolo di “Nicosiani”.

Alain Calò