sabato , Luglio 31 2021

Dov’era l’ombra or sé il pino spande morto… Aidone: storia di ordinaria follia

Era il marzo 2012 quando, per mettere in sicurezza il corso Vittorio Emanuele, la Villa degli aidonesi, furono abbattuti decine di pini, tra cui alcuni di pregio, all’insaputa della cittadinanza, che fu tenuta fuori dal luogo del misfatto con la chiusura al transito del viale.

A distanza di sei anni si è ripetuto il misfatto, altro sindaco, altri amministratori ma il risultato non cambia. La cittadinanza si è ritrovata ancora una volta disinformata e disarmata davanti al fatto compiuto. Il delitto che si è consumato oggi è ancora più grave, questa volta sotto la scure dei solerti appaltatori dei lavori, per la ristrutturazione del campo sportivo, è caduto un pino secolare, l’unico sopravvissuto dei tre che costeggiavano la parete ovest della chiesa di Sant’Anna. L’albero era apparentemente in ottima salute e non si capisce il motivo di tanto accanimento. È stato demolito l’edificio adiacente al campo sportivo che era nato per essere un ospedale (era stato costruito con un legato dei Fratelli Palermo, i due benefattori che nel 1893 avevano deciso di lasciare tutti i loro beni alla cittadinanza per la fondazione di un Monte dei pegni, della cui realizzazione si era curato uno dei due fratelli stessi, il canonico Luciano, e la costruzione di un ospedale. La costruzione fu realizzata con gravissimo ritardo e non ospitò mai un’unità ospedaliera, ma fu destinato dal comune a tutt’altri scopi). Ci può stare che il caseggiato sia stato demolito, da decenni era in stato di abbandono e forse non meritava di essere recuperato! Ma il pino che c’entrava, a chi dava fastidio? Possibile che all’interno di questo progetto di non sia stata preso in considerazione di proteggere il paesaggio o quel che ne restava? Per tagliare un albero in un’area privata sono necessari permessi e autorizzazione, chi ha autorizzato questo scempio in un area pubblica a ridosso di una delle chiese più frequentate?

Ora come nel 2012 è una notizia ferale, un lutto per tutti i cittadini che all’improvviso, e in modo del tutto sconsiderato, si sono visti privare di una presenza amica, che da sempre ha fatto parte del panorama di quella zona, quasi una sentinella all’ingresso sud del paese, il primo volto amico per chi ritornava anche dopo molti anni al paesello. Il tutto è avvenuto nel silenzio assordante del sindaco, dei giovani amministratori dai quali ci si poteva attendere altra sensibilità, dell’ufficio tecnico. Abbiamo avuto la conferma che per questi soggetti la soluzione a rischi reali, o ritenuti possibili, è quella di eliminarli alla radice. L’area intorno alla chiesa di sant’Anna è stata da sempre vandalizzata; il convento, acquisito dal demanio comunale, fu in gran parte demolito negli anni quaranta del secolo scorso, lo smantellamento continuò negli anni sessanta quanto fu abbattuto il muro meridionale del chiostro per fare posto alla gradinata del campo sportivo, probabilmente il muro molto alto poteva essere rischioso per i frequentatori del campo ma, piuttosto che metterlo in sicurezza, si scelse la strada più breve dell’abbattimento. Il boschetto di Sant’Anna, un rigoglioso bosco di querce fu completamente estirpato negli anni cinquanta per fare posto alle case popolari. Il pino, insieme al quel che resta del chiostro dei Padri Riformati e alla chiesa, era tra le uniche testimonianze della secolare storia di quel luogo ricco di ricordi e leggende, tanto caro agli aidonesi anche per la presenza del magnifico crocifisso di Frate Umile da Petralia, che il frate aveva scolpito proprio all’interno di quel convento e che nella chiesa di Sant’Anna è venerato da quattro secoli.
La maggior parte degli aidonesi hanno appreso la notizia su Facebook* e qui si è aperto un grande dibattito. Ci si continua a chiedere come sia potuto accadere senza violare la normativa vigente, si deve concludere che c’è stata una grande distrazione di massa; la normativa nazionale, la Legge 10 del 2013, salutata come un grande passo avanti nella tutela degli spazi verdi urbani, demanda ai comuni l’obbligo di censire l’eventuale presenza nel proprio territorio di alberi che possono definirsi monumentali e comunicarli per l’iscrizione in un elenco regionale. Non è dato sapere se il comune di Aidone si sia mai mosso in questa direzione, probabilmente no, ma d’altra parte dobbiamo fare tutti un mea culpa, la mancata vigilanza da parte della comunità è altrettanto grave. Oggi non resta che piangere e chiedere fortemente ai responsabili di questo scempio che ne rendano conto alla cittadinanza e alla loro coscienza.

Franca Ciantia

*Ringrazio gli amici che mi hanno autorizzato a pubblicare le foto che avevano postato su Facebook.