sabato , Gennaio 23 2021

Leonforte: XXXVII sagra della pesca e dei prodotti tipici

La prima Sagra delle pesche si svolse nel 1982. Fu un saccheggio di pesche offerte in piazza IV Novembre a paesani e forestieri e servì a promuovere un prodotto dalle peculiarità organolettiche uniche: una percoca che matura da settembre a ottobre, “putata” a marzo, “scuzzulata” a maggio e “ ‘ncuppata” a giugno in sacchetti pergamenati che la proteggono dalle aggressioni esterne senza dover ricorrere all’ uso massiccio di insetticidi. La Settembrina è conosciuta e apprezzata ovunque e sempre più nei mercati esteri. Quest’anno si è svolta la XXXVII sagra, che alla pesca ha unito la fava larga e la lenticchia nera, legumi antichi tornati prepotentemente sulle tavole dei salutisti. Il paese è stato visitato da molti turisti; che nonostante le mancazzedde sulla viabilità, il bus navetta e un trasporto necessario di cassette (acquistate in sagra e portate a passeggio per tutto il Corso a mo’ di borsetta); hanno goduto delle bellezze e della vivacità del paese. Artisti, artigiani, ballerini e atleti si sono esibiti, i pittori hanno concorso alla XXXIV estemporanea intitolata: “il cuore nel petto è come una pesca intatta” ed è stato inaugurato “U jusu dda Caddivarizza” dal gruppo del Parco Sottarco. “U jusu” è un piedaterra arredato con gli oggetti della passata quotidianità: “scarfatura, coppa, maidda, falce” brocche, stoviglie e “furnu addumatu” per evocare un tempo lontano. I volontari del Parco Sottarco hanno creato un percorso emozionale per raccontare la storia dei nostri nonni, passando dagli strumenti del lavoro contadino e casalingo alle tovaglie votive di Sant’Antonino, esposte nell’omonima chiesa. L’idea del paese come monumento esteso ha portato allo creazione dello jusu: due stanze che custodiscono gli utensili e i ninnoli della storia popolare leonfortese dell’otto/novecento. “Sono cose di famiglia” dice la signora Pirronitto “che altrimenti sarebbero andate perdute”ed è proprio l’oblio che i volontari del parco Sottarco vogliono evitare. “L’intenzione nostra è quella di recuperare un pezzo di Leonforte altrimenti abbandonato per raccontarlo ai molti leonfortesi che non lo conoscono prima ancora che ai tanti forestieri” dice Giuliana Di Franco, primus inter pares del gruppo. La gente ha risposto con grande entusiasmo perché la voglia di sapere della falce che taglia il grano, ma anche il vento cattivo o dell’aratro che non si deva mai bruciare altrimenti il transito sarà travagliato, “affata”.

E Filippo Liardo? C’era. Quest’anno solamente sulla copertina della brochure l’anno venente adornerà le pareti della galleria Barbera (con buona pace di chi la usa come sala da pranzo) o sulla scalinata dei Cappuccini fra il Borremans e il Novelli. “Babbiamu” usa dire il leonfortese quando la spara grossa eppure l’idea di paese ricco di arte, cultura e cose buone da mangiare è nel progetto Barbera&afFini per tanto noi speriamo che la XXXVIII sagra sarà quella dell’epifania garibaldina e nella Porta spacchettata e nelle litografie del di lui pittore.

Gabriella Grasso