giovedì , Febbraio 25 2021

Silvestro Chiovetta è sindaco di Cerami

Avete letto bene. Silvestro Chiovetta è Sindaco di Cerami, il piccolo bel paesino tra Troina e Nicosia. Ovviamente voi, leggendo questo titolo, sicuramente o ci starete rimproverando la “non velocità” con la quale vi stiamo dando la notizia (dato che le elezioni si sono tenute a giugno scorso), oppure, sempre per lo stesso motivo, vi starete facendo una bella risata, magari aggiungendo “Sì, e magari a breve ci diranno che la pioggia cade verso terra e non sale verso il cielo”.
Ma veniamo a spiegare il motivo di questo titolo, anche per rendere giustizia al Sindaco e ai lettori. Dopo l’elezione del 10 giugno, con la schiacciante vittoria di Chiovetta e quindi della sua lista “Guardare oltre…” nel comune di Cerami, dopo la splendida iniziativa di ringraziamento volta ad abbracciare tutta la collettività Ceramese, giustamente la politica, e quindi i contraccolpi tra maggioranza e opposizione hanno fatto in modo che nessuno si annoiasse.
Da ciò è scaturita tutta una querelle su una cosa che sembra la pagliuzza in un occhio, ma in politica, soprattutto quella odierna, ormai si cerca il pelo nell’uovo. Il “fattaccio” che avrebbe dovuto privare il primo cittadino voluto da molti dalla sua carica starebbe in una dichiarazione dello stesso in cui erroneamente indicava di non avere contenziosi col Comune di Cerami quando, nel passato, aveva avuto un piccolo episodio, ma talmente piccolo che non vi stiamo qui neanche a raccontare. Perché sarebbe inutile raccontare, infatti Chiovetta riconoscendo e ammettendo pacificamente la svista, si è subito messo a disposizione per sistemare il tutto. Capite bene che se dietro ci fosse stata una cosa “grossa”, a quest’ora la notizia che avremmo dato magari riportava un “NON” nel titolo che quest’oggi vi proponiamo.
E invece, la lealtà e il corso della giustizia hanno riconosciuto che, ancora una volta, il giustizialismo tout court è roba da bar e che la montagna ha partorito il solito topolino. Si spera che il tutto non fosse, comunque, partito per distruggere il sogno popolare di cambiamento o rinnovamento. Perché se tale è il proposito non si sta sicuramente facendo un servizio alla collettività o si sta esprimendo la voce del popolo che, ribadiamo, dati alla mano, si è espresso in maniera lampante sul proprio destino. E il popolo non sceglie Barabba quando a dirlo è chi non è stato scelto. Perché entrando nell’agone politico si deve mettere in conto che una determinata visione prevalga sull’altra. L’importante che ci sia rispetto da ambedue le parti. Dare del Barabba alla seconda parte è una mancanza di rispetto all’avversario e al popolo, credendolo non “all’altezza” del voto. Chi ha questo credo, esplicitandolo o meno, meglio che se ne stia a casa.
Ancora una volta quindi ci sentiamo di augurare a Chiovetta e a tutto il suo staff buon lavoro e, stavolta, aggiungiamo… buona fortuna!

Alain Calò