martedì , Aprile 13 2021

Tra gli allevatori, alcuni giovani, giovanissimi pastori di Aidone “sono disperati!”

Aidone. Prezzi del latte illegali, da qui lotta e rabbia degli allevatori sardi; “le rimunerazioni offerte sono indegne, offensive e vietate dalla norma sulla concorrenza”. Meno di 60 centesimi al litro: “questo il prezzo del latte che ha fatto scendere in strada i pastori sardi, schiacciati e costretti a chiudere a causa di una concorrenza per loro insostenibile”. Un prezzo che non sarebbe soltanto ridicolo, ma anche illegale secondo quanto denuncia la Coldiretti , “ le remunerazioni offerte non sono solo indegne ed offensive per i pastori ma anche illegali perché le norme sulla concorrenza vietano qualsiasi comportamento del contraente che, abusando della propria maggior forza commerciale, imponga condizioni contrattuali ingiustificatamente gravose, ivi comprese, ad esempio qualsiasi patto che preveda prezzi particolarmente iniqui o palesemente al di sotto dei costi di produzione”.
In effetti la norma ad essa violata in questo caso sarebbe contenuta nel regolamento di attuazione dello articolo 62 del decreto – legge 24 gennaio 2012, n. 1, recante disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività, convertito, con modificazioni dalla legge 24 marzo 2012 n. 27. La protesta dei pastori sardi può contagiare anche la Sicilia? “In provincia di Catania, infatti,, un gruppo di allevatori di Castel di Judica, secondo quanto riportato da Mariangela Cirrincione, si è unito alla protesta dei colleghi sardi contro il crollo del prezzo del latte di pecora che sta mettendo in ginocchio le aziende. Altri potrebbero seguirli, a fronte delle sempre più importanti criticità del settore lattiero-caseario”.
Da tempo i pastori delle aree dell’interno della Sicilia (tra queste Aidone, Piazza Armerina, Valguarnera, Nicosia, Troina, Leonforte, Assoro, Barrafranca e Pietraperzia in territorio della provincia di Enna, Mazzarino in territorio della Provincia di Caltanissetta, nonchè Mirabella Imbaccari, Raddusa e la stessa Castel di Judica in provincia di Catania) vedono che la fatica quotidiana è vana. Invero il ricavo della vendita non copre nemmeno le spese di produzione e porta nel baratro economico le famiglie, privandole di un reddito. Tra gli allevatori, alcuni giovani, giovanissimi pastori aidonesi sono disperati!
Occorre dire che l’ovinicoltura, legata prevalentemente alla storia delle aree interne siciliane – dice l’agrotecnico Ruben Balsamo di Enna – rappresenta certamente una delle prime forme di allevamento zootecnico ma anche quello che meno ha subito evoluzione a livello organizzativo e gestionale. Nel quadro dei problemi che condizionano lo sviluppo di aree “interne di collina e di montagna” o “svantaggiate”, assumono rilevanza fondamentale le iniziative rivolte a interventi coordinati in grado di incidere positivamente sui fattori che determinano lo “svantaggio”.
In altre parole, si ritiene che i problemi dello sviluppo di queste aree vadano affrontati facendo perno sulla crescita delle attività agricole, ma incidendo positivamente su altri settori collegati, come l’artigianato, l’agriturismo, l’agroindustria e il terziario. Bisogna, cioè, agire sui fattori dello svantaggio con interventi specifici. Per portare avanti un tale programma è necessario mobilitare e canalizzare cospicue quantità di risorse finanziarie ribaltando i criteri e gli obiettivi che fino ad oggi hanno caratterizzato il sistema degli incentivi pubblici.
Una politicamente illuminata, ma anche realistica, deve prendere atto che nella Regione, così come in molte altre aree territoriali del Mezzogiorno, ogni ipotesi organica di sviluppo sociale e produttivo passa attraverso la rivitalizzazione delle aree svantaggiate.
“Occorre, cioè, elaborare, formulare proposte perché il problema delle aree interne e del loro sviluppo – dice ancora Balsamo – venga affrontato con serietà ed organicità, assumendo come costante punto di riferimento la rimozione dei fattori dello svantaggio, tra i quali assumono particolare rilevanza quelli scaturenti dalla complessa e regredita problematica sociale, caratterizzante le aree interne siciliane. Questa trova la sua origine, per limitarci a tempi recenti, negli effetti di politiche economiche sbagliate che hanno prodotto il depauperamento delle risorse umane, in seguito ad importanti e disordinati flussi migratori, e la scarsa attenzione riservata, in termini di mantenimento e potenziamento,agli interventi per i servizi sociali”. “Ciò non poteva non determinare – conclude Balsamo – lo spopolamento delle campagne, i fenomeni di abbandono e di estenuazione dell’agricoltura, l’arretramento produttivo, l’aggravamento dei problemi delle aree svantaggiate, qual la mancata salvaguardia del territorio, la scarsa difesa dell’ambiente, la riduzione delle disponibilità di risorse finanziarie e le carenze nei servizi civili e negli interventi infrastrutturali”.

Nino Costanzo