sabato , Gennaio 23 2021

Alberi e 5G all’Università Popolare di Leonforte

Le lezioni dell’Università Popolare di Leonforte sono riprese lunedì 29 aprile. Tema della prima lezione post pasquale: l’ecologia. Il dottore Luigi Buscemi, architetto del paesaggio e fotografo, ha raccontato quello che in contrada Morra succede già da qualche tempo. Otto ettari di bosco lineare, con l’assenso degli organi provinciali, della forestale e dell’assessorato ai Beni culturali e ambientali, è minacciato dallo sboscamento degli eucalipti centenari. Decine e decine di alberi sono stati già tagliati e solo il tempestivo intervento di alcuni cittadini è riuscito a fermare lo scempio. Sulla “inutilità” degli eucalipti si è molto discusso; gli eucalipti attecchiscono facilmente, ma sono invasivi e infruttuosi perciò non hanno mai suscitato forti simpatie fra i nostri contadini e allora perché furono, in così gran numero, impiantati nei decenni passati? Il dottore Buscemi ricorda l’uso, in epoca fascista, degli eucalipti per la bonifica delle aree paludose e azzarda l’ipotesi di una cartiera sicula mai realizzata, però. Della necessità degli alberi e della bellezza dei parchi urbani, del protocollo di Kyoto e dell’accordo di Parigi, si è detto passeggiando fra slide eritree e russe e citando Trump e la sua nemesi: Greta Thunberg. Le foto di Morra, mozzata e deturpata, hanno suscitato un grande sconforto fra gli astanti, pronti a intervenire fattivamente per ostacolare gli attentatori del parco e del parco urbano di Leonforte si è tornato a discutere. Leonforte aveva contemplato la possibilità di un parco cittadino nella zona del Cernigliere; parco ridimensionato via, via, fino (parrebbe) a sparire definitivamente nell’ultimo PRG. Perché? Boh! E perché tagliano gli alberi di Morra? Hanno insistentemente chiesto i basiti universitari. Perché l’eucalipto è buono solo per la biomassa o perché ostacolerebbe le frequenze dell’imminente e modernissima 5G o perché divelte il manto stradale e insiste con le radici sulle coltivazioni adiacenti o perché prosciuga le falde acquifere o perché fa ombra, ma eliminare una barriere verde come quella vuol dire rischiare lo smottamento con le prime piogge e creare un pericoloso squilibrio nell’attuale biodiversità. Un’azione incomprensibile comunque ed ingiustificabile al punto da indurre l’indignata reazione di molti. Un’ultima osservazione ha riguardato i pellegrini di Aidone. E’ uso incamminarsi sulle strade asfaltate per raggiungere, a piedi, il santo di Aidone per il primo Maggio. Sarebbe bello avere dei sentieri campestri costeggianti le strade veicolari, sarebbe necessario per assicurare l’incolumità dei pellegrini e per agevolare quel turismo esperenziale ed ecologico che altrove è realtà. E allora perché non farlo?

Gabriella Grasso