martedì , Aprile 13 2021

Enna. Citati in Tribunale la Scuola e il futuro

Enna/Valguarnera/Aidone. In data 10 novembre 2014 il Pubblico Ministero, dott. Fabio Scavone, Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale Ordinario di Enna, visti gli atti del procedimento nei confronti di un docente di scuola media superiore, in ordine al seguente ipotizzato reato, “ reato previsto e punito dall’art. 595 c. p., perché quale docente a tempo indeterminato presso un Istituto di Scuola Superiore, con nota dell’ 1 luglio 2013 avente ad oggetto – richiesta visita ispettiva – trasmessa all’Ufficio Scolastico Provinciale di Enna offendeva la reputazione del Dirigente scolastico, diffamandolo con le seguenti espressioni: usa un modo di agire ipocrita e furbesco e strategie dirigenziali di basso profilo; ha un intento assurdo equivoco e malevolo; usa atteggiamenti sarcastici ed ostruzionistici”. Di poi, il Giudice di Pace in Enna, nella persona del dott. Giuseppe Dante Maria Amico, alla pubblica udienza, ha pronunciato la seguente sentenza n. 19/19: “Visto l’art. 530 c.p.p. assolve il docente per il reato allo stesso ascritto perché il fatto non sussiste”.
Sì, ai fini del suo mandato, e per la nobiltà morale in cui l’uomo è posto dal suo grado, obbligatoriamente e necessariamente un dirigente scolastico deve essere il garante della bellezza del suo Corpo Docenti. Di quella bellezza che si può scoprire all’interno di ogni cosa, nell’interiorità stessa dell’uomo, come pallido riflesso dell’eterna beltà.
Perché a scuola si formano gli uomini del futuro e perciò anche le società del domani, che sempre dovranno essere migliori di come sono nel presente. Questo è, invero, lo scopo ultimo della Scuola, perché è questa la sua più importante caratteristica e connotazione.
Ma se frasi significative e slealmente impegnative – che vedremo dopo – culminanti in una sorta di investitura contraria alla missione del docente, prendono il posto delle parole correttamente perbene in ambiente scolastico, vi è da chiedersi, e tutti dobbiamo chiederci, quanta parte il nostro insegnamento e la sua didattica, attraverso i quali tramandiamo il nostro livello di conoscenza alle generazioni a venire, abbia nel formare e consolidare gli uomini di quella razione di tempo che ancora non ha avuto luogo.
Se graficamente l’informazione è rappresentata con un punto, e la conoscenza viene rappresentata con una linea, la Scuola è per eccellenza lo spazio per l’ubiquità delle parole, quelle stesse parole che servono e nutrono il cuore pulsante della democrazia, ne rappresenta lo spirito più puro e la componente culturale più attiva. Al tempo stesso il docente ne è il custode.
La nostra Scuola è forse oggi più di prima attraversata da venti di sessismo fanatico e disperato, l’idea dell’inferiorità del sesso femminile rispetto a quello maschile si spende nei confronti delle donne in campo sociopolitico, culturale, professionale, o semplicemente interpersonale, ciò soprattutto quando l’individuo, quello di ridotta statura morale, etica e professionale, ricopre la carica e ne usa le insegne per le sue frustrazioni sessuali.
Accade dunque che – vediamo adesso – nel corso dello svolgimento di alcuni Collegi dei Docenti di un Istituto dell’ennese in Sicilia, un Dirigente Scolastico perverta l’ordine dei valori scolastici e umani per intrudere sempre la stessa frase: «Lo sapete? a me piace il ciuf – ciuff », affermazione di chiara ed evidente allusione sessuale. Ma viene allora da chiedersi: se nel corpo dei Docenti fosse stata annoverata anche la figlia del ciuffaiolo? o la di lui madre ! si sarebbe egualmente il Dirigente scolastico esternato così mandrillamente?
Nella fattispecie – in Tribunale – il Personaggio ciuffaiolo accusa perduellio per essere lui stato definito con le etichette dell’ipocrisia e della furbescheria ad opera di un docente. Mah, boh. E, ancora: Mah, boh. Noi non dobbiamo vacillare di fronte all’orrore. Ancora una volta la conoscenza e il messaggio d’amore che la Scuola diffonde hanno dato la forza e la volontà di affrontare e vincere l’errore, perché il Personaggio, quel dirigente scolastico (scritto minuscolo) ha perso la causa nei confronti di qualcuno, un Docente (scritto maiuscolo), che dal Personaggio ha pure dovuto difendersi.
La tenacia, la tolleranza e l’afflato che la Scuola propone agli uomini, a tutti gli uomini, consentiranno all’umanità di elevarsi, restituendo la libertà e la speranza a tutti coloro che hanno appreso e assimilato il suo autentico ed irripetibile messaggio.

Nino Costanzo