lunedì , Settembre 27 2021

Un caffè con Carmelo Sillicato, eccellenza di Nicosia

Nicosia è un paese di grandi eccellenze. A volte queste eccellenze sono nascoste e bisogna andarle a trovare. A volte, invece, queste eccellenze  sono davanti ai nostri occhi. Nell’uno e nell’altro caso, in una società ormai votata al relativismo (per non dire al nichilismo) dove ormai l’emozione suscitata passa sempre in secondo piano dinnanzi al mercato e all’economia, l’eccellenza oggettiva viene ignorata. E il maggior male non viene fatto tanto a questa eccellenza. Il maggior male è autoindotto perché l’essere ormai impermeabili allo stupore e alle emozioni è sintomo di una disumanizzazione ed una sempre più robotizzazione che alla lunga distruggerà il mondo. Perché dire che la bellezza salverà il mondo non è uno slogan fine a se stesso, ma la verità. La bellezza è conoscenza vera e profonda. L’emozione è ciò che contraddistingue l’uomo dalle bestie. E senza emozioni l’Uomo scomparirà per lasciare spazio ad automi la cui vita sarà tutta legata all’economia. Un deserto, che alcuni chiamano pace, ma che nella realtà è morte.

E allora qui l’eccellenza, l’artista, il creatore di emozioni, nella sua normalità, nel suo anonimato, riveste un ruolo fondamentale, quasi un eroe, anzi un supereroe, un super uomo che combatte nel piccolo il relativismo e cerca di salvare lo società con un impegno che va assolutamente elogiato e incentivato.

Nel nostro piccolo di questo spazio, ben poca cosa può essere il nostro apporto nel cambiare le cose. Ma non può essere una giustificazione. Perché anche il non fare è essere complici della deriva al nichilismo. Nel piccolo spazio a noi concesso, diventa quindi necessario concentrare la nostra attenzione agli eventi e alle persone che meritano. Non dobbiamo essere amplificatori del niente, di freddi comunicati stampa scritti velocemente il cui solo scopo è un poco di auto incensazione. Dobbiamo essere amplificatori di ciò che vale.

E a Nicosia molte persone e molte cose valgono. Noi abbiamo avuto il piacere di incontrare il maestro Carmelo Sillicato, artista del legno, una di queste persone che valgono e che meritano il plauso unanime per il loro impegno al servizio dell’antirelativismo e dell’antinichilismo, paradigmi, esempi, ispirazioni da cogliere nelle loro opere e nelle loro parole. Abbiamo avuto il piacere di intervistarlo all’interno del suo laboratorio dove il bello prende forma dal legno. Opere bellissime, da restare a bocca aperta contemplando la genialità umana fino a quanto può spingersi nella sublimità. Ed ecco qui di seguito la chiacchierata che è emersa.

Da dove nasce la passione per il legno?

Quando ero bambino vicino a casa dove abitavo vi era un falegname. Io ci andavo spesso a prendere dei pezzi di legno per costruire una sorta di fortini, come quelli che si vedono nei film western (di cui sono appassionato). Crescendo ci andai a lavorare e scoprii un mio talento (che mi portava anche a imparare in fretta facendo in pochi mesi cose che altri lì imparavano in più tempo). Lì iniziai a creare e dopo tre mesi da quando lavoravo lì feci uno specchio per mia madre. Continuai a lavorare lì per del tempo, poi mi spostai ma continuai a lavorare e a creare con il legno. Facendo il militare scoprii l’arte della scultura e anche di questa mi appassionai molto.

Qual è, secondo lei, la differenza tra artista e falegname?

Il falegname copia, l’artista crea e la creatività può nascere da un momento all’altro anche per chi non ha mai fatto il falegname.

Lei si definisce artista o falegname?

Non mi definisco né artista né falegname, ma creativo.

Cosa vuol dire?

A volte non riesco a spiegarmelo. Non copio mai ma creo e spesso penso, vedendo l’oggetto da me creato, di non essere stato io a crearlo. Mi sono sempre accorto di essere un avanguardista, trovando spesso nelle fiere cose che io avevo già fatto da tempo. Sono anche un doratore, oltre che un creativo del legno.

Sulle suo opere che importanza ha il cuore?

Molto, perché se un’opera non mi piace, pur se richiesta dal mercato, non la eseguo. Devo anzitutto sentire l’ispirazione.

Qual è l’opera a cui è più legato?

Nessuna. Per me sono tutte uguali.

Qual è oggi il valore, nell’odierna società, del creativo?

Qui rientriamo nella figura dell’artista del legno, figura di serie A. Purtroppo oggi si pensa a livello economico e non con il cuore. Si punta più all’apparenza che alla sostanza. L’artista del legno suscita emozioni, anche nei clienti, portando interesse attraverso la bellezza.

Cosa direbbe a un ragazzo che vorrebbe fare l’artista del legno?

Che è sempre in tempo e che non si annoierebbe. Si lavora senza stress quando c’è passione. Anche chi è più avanti in età è ancora in tempo per questo mondo.

Artista si nasce o si diventa?

Si nasce, ma è una dote nascosta. Quindi uno non lo sa.

Ci vorrebbe, quindi, una scuola per diventare artisti del legno?

Sì, rivolgendosi ai ragazzi. Magari, conoscendo l’arte del legno, chi vuole fare il dottore potrebbe invece interessarsi e scoprire il proprio talento in quest’arte. L’arte del legno può anche salvare dal relativismo. Ho regalato due giocattoli in legno fatti da me a due miei cari cuginetti e adesso loro giocano con questi e non con i cellulari. E la madre di loro mi ha detto “E’ un regalo prezioso”.

Dov’è, per concludere quindi, la maggior realizzazione dell’artista del legno?

Nel creare e nello stesso tempo nel suscitare emozioni.

 

Ringraziando il Maestro Sillicato per questa bellissima chiacchierata, lo lasciamo nel suo lavoro di artista del legno non senza però, aver gettato ancora una volta uno sguardo a quelle bellissime opere presenti all’interno di quel laboratorio. Opere che almeno una volta nella vita andrebbero viste!

Alain Calò