lunedì , Gennaio 25 2021

Leonforte. Salvo La Porta: nove Italiani su dieci detestano la “politica” e la respingono come cosa detestabile

In un articolo pubblicato su un prestigioso sito on-line, Mauro Mellini si chiede se sia, poi, tanto difficile fare politica.

Forse, non saranno molti a ricordare chi era il novantaduenne avvocato, saggista e giornalista.

Parlamentare per diverse legislature, componente del Consiglio Superiore della Magistratura e, infine, uomo di punta del Partito Radicale di Pannella.

–  Secondo“sondaggi di opinioni”, nove Italiani su dieci detestano la “politica” e la respingono come cosa detestabile -scrive- cioè nove Italiani su dieci  diranno che “la politica” è sporca, corrotta, cattiva e, magari, “inutile”. Un modo come un altro di evadere il problema.

Quello che pochi sembrano persino voler ipotizzare è che la politica, quella con la P maiuscola, è divenuta troppo “difficile” per il cittadino medio, per l’elettore. Gran parte di ciò che i cittadini possono leggere sui giornali ed ascoltare avanti al televisore va a far parte di un immaginario approssimativo, tanto più vago quanto più specifici sono gli argomenti di cui si sente discutere-

       E ancora – La “democrazia”, il potere del Popolo di governare sé stesso è, prima di tutto, un grande problema di conoscenza e di comprensione di quelli che sono i problemi oggettivi che tale governo comporta.

Quando l’incomprensione, le false opinioni, l’ignoranza e, soprattutto, la pretesa di una inesistente conoscenza, la supponenza di fronte ai sempre più complessi problemi supera un certo limite, la democrazia entra in una crisi irreversibile. E’ la sua fine. Un regime totalitario è alle porte. La pretesa di una “democrazia diretta”, come sistema generalizzato è  l’anticamera di ogni regime autoritario.

Voler fare a meno di una classe politica capace di fedelmente ed abilmente rappresentare e risolvere i più veri e difficili problemi del popolo è la chiave della rovina di ogni vero, stabile, corretto sistema liberale e democratico.-

            Confesso che, in passato, non ho molto amato Mellini; tuttavia, devo riconoscere che ha saputo magistralmente descrivere il disagio che molti, moltissimi, uomini liberi soffrono nell’avvicinarsi al mondo della politica.

Lo stesso discutere di questo argomento  potrebbe fare storcere il naso a qualcuno; io ritengo, invece, che si debba parlare di politica e affrontare le questioni con serietà, rigore e senno.

Non si può vivere in una qualsiasi comunità senza “fare politica”. La politica è l’arte di bene gestire la comune e civile convivenza.

Certo, ormai assistiamo disilllusi e schifati alla degenerazione della democrazia in demagogia. Il politico non conosce più personalmente la gente, non riesce a capire e stabilire come sia meglio operare per il raggiungimento del pubblico bene.

Non di rado, anzi frequentemente, il politico si trasforma in un fedele esecutore delle istanze che gruppi di persone, senza testa e senza cuore, gli propongono attraverso canali “virtuali” che hanno preso il posto dei luoghi tradizionali della politica vera.

Non importa, poi, che queste istanze risultino dannose, a volte esiziali, per la comunità tutta.

Ma stiamo parlando solo di imbonitori,di piccoli imbroglioni, ai quali sta a cuore soltanto mantenere i propri egoistici privilegi.

Si fa politica sempre con un occhio rivolto ai sondaggi. Apparendo sui “social” e svendendo la propria dignità al migliore offerente.

Ecco perchè ci si sente schifati!

Navigando senza meta, mi sono imbattuto nella recensione di un libro, che purtroppo non ho mai letto, di Carlo Galli, dal titolo “ Democrazia senza popolo”. Ho trovato questa affermazione, che condivido in pieno “ La democrazia, donde il titolo, pare funzionare senza voler tener conto del popolo, al quale si limita a domandare di tanto in tanto un plebiscitario assenso che sancisca le proprie decisioni o a porre la scelta tra una rosa di candidati…”

Ce n’è abbastanza!

Spadolini, inoltre, traccia una netta differenza tra il politico ed il politicante; affermando che il politico è colui che indica la strada da seguire alla comunità, mentre il politicante finge di aderire ai desiderata della gente, ma solo al fine di raggiungere e mantenere il proprio egoistico interesse personale.

A questo punto  appare evidente che non  si possa trascurare l’arte della politica, cercando di portare in quel mondo, ormai diventato nefasto e infido, l’alito e l’anelito della libertà.

Una classe politica delegittimata, autoreferenziale, che non studia, non si prepara, non si confronta, ma si limita a starnazzare da un salotto televisivo ad un altro e ad esternazioni, a volte provocatorie, altre false e tendenziose altre ancora addirittura esilaranti, non ha nulla da offfire alla gente.

Non trova nulla di meglio a discolpa di rovinosi fallimenti che addossare ad altri la colpa della propria incapacità.

Non resterebbe che rifugiarsi nell’esasperato qualunquismo, vizio italico antichissimo che dal secondo dopoguerra ha conosciuto diverse espressioni, che partono dall’Uomo Qualunque per passare al Movimento Cinque Stelle, approdando negli ultimi mesi alle Sardine.

Ma davvero si può credere che diminuendo il numero di deputati e senatori sarà salvata la spesa pubblica e le istituzioni potranno funzionare meglio?

Gli eredi dei Movimenti e dei Partiti tradizionali annaspano e si dimenano convulsamente alla ricerca di soluzioni valide, che non trovano.

Stendiamo un velo pietoso sul mondo della cosiddetta sinistra disordinata e confusa; stendiamone un altro sul centro, ad occupare lo spazio del quale in molti ambiscono, ed un altro ancora su una destra sempre orfana di un capo politico carismatico, al quale ciecamente obbedire.

E a proposito di destra, non si sarebbe potuto trovare qualcosa di più originale della raccolta di 50000 mila firme per presentare una proposta di legge popolare per l’elezione diretta del Presidfente della Repubblica,

Quella richiesta io la sottoscrissi e chiesi che altri la sottoscrivessero trentasei anni fa, nel 1983, perchè Almirante ce la propose.

Ma, a conti fatti, ci sono chiare le prerogative del Capo della Stato così come sono sancite dalla Costituzione?

E ancora, siamo coscienti dei pericoli che, a fronte dei nuovi mezzi di comunicazione, correrebbe la democrazia se in massa ci lasciassimo suggestionare dalle battute di un comico o di un saltimanco televisivo?

E allora viene da chiedersi, il cittadino elettore a chi deve dare ascolto e retta?

Da un po’ di tempo mi rifiuto di assistere agli indecorosi spettacoli, che ci vengono propinati dalle  reti radio-televisive, nel corso dei quali non si discute, ma si cerca disperatamente il plauso di un pubblico, ormai disinteressato e sonnacchioso, sprofondato sulla poltrona di casa come su quella di un teatro o di un circo, sul cui palcoscenico gli attori  senza ritegno fanno ricorso alla grassa battuta plautiana, per accaparrarsi il pasto quotidiano.

Nonostante tutto, però, non intendo arrendermi e continuerò ad avere fiducia in un futuro migliore. Un futuro, in cui le sorti dello Stato saranno affidate a chi dimostra di sapere studiare, pensare, confrontarsi e rifuggire dalla tentazione della demagogia.

Il tempo è misurato, se si va in televisione, se si partecipa a diversi incontri e dibattiti in una sola giornata, se si frequentano troppi salotti non si può studiare, nè pensare; meglio operare e dimostrare di sapere operare.

 

salvo la porta – già sindaco di Leonforte e fedele servitore dello Stato