martedì , Aprile 13 2021

Operazione Nebrodi. Maxi operazione antimafia tra Messina, Enna, Caltanissetta e Catania. 94 arresti, sequestrate 151 imprese, 194 gli indagati – video

Dalle prime luci dell’alba, i Carabinieri del R.O.S., del Comando Provinciale di Messina e del Comando Tutela Agroalimentare, ed i Finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Messina, coadiuvati dai militari dei Comandi Provinciali di Palermo, Catania, Enna e Caltanissetta, nell’ambito di una vasta operazione contro l’associazione mafiosa di Tortorici (ME), operativa nell’area dei Nebrodi.
La droga e le estorsioni, ma solo come fonti di approvigionamento per il business più redditizio: quello dei fondi europei per l’agricoltura. Ci aveva messo su le mani la mafia dei Nebrodi, non più quella feroce e ignorante dei «pascoli» di una volta, ma organizzazioni in grado di appropriarsi di terreni, con le buone o con le cattive e di far risultare come di proprietà perfino terreni del demanio, per poter presentare il conto all’Ue: 10 milioni di euro sarebbe stato il «bottino» secondo la Dda di Messina che, con carabinieri del Ros e del Comando provinciale e con la Guardia di finanza, oggi ha chiuso il cerchio su una doppia inchiesta che parte dal 2012, dai primi movimenti dei due clan storici che operano sui Nebrodi, i Batanesi e una costola dei Bontempo Scavo. Nella notte è scattato il mega blitz con un’ordinanza firmata dal gip di Messina Mastroeni che raggiunge 94 persone e 151 aziende agricole, vere o fittizie: 48 persone sono finite in carcere, 46 agli arresti domiciliari. Non solo boss e gregari, ma anche politici e tecnici: c’è il sindaco di Tortorici, Emanuele Sardo Galati, ci sono funzionari dell’Agea, l’Agenzia per le erogazioni in agricoltura, e dei Cca, i Centri di assistenza agricola, perfino un notaio. Ognuno con i propri compiti: chi doveva individuare i terreni da acquisire, con prestanome o preparando atti falsi, chi doveva predisporre la documentazione per accedere ai finanziamenti, chi doveva agevolarne l’esito.
Le due cosche, storicamente rivali ma per l’occasione alleate, si occupavano di «convincere» chi non voleva collaborare e di recuperare denaro attraverso il traffico di droga e delle estorsioni. Tra loro, i due clan avevano raggiunto accordi per evitare di richiedere fondi per gli stessi appezzamenti di terreno, fondi erogati dall’Ue che in alcuni casi finivano su conti esteri prima di farli rientrare in Italia: «Esaminando le istanze (con contenuto falso) finalizzate ad ottenere i contributi è emersa una suddivisione pianificata delle aree di influenza tra i sodalizi, finalizzata a scongiurare la duplicazione (o la moltiplicazione) di istanze diverse afferenti alle medesime particelle», spiega la procura. I capi mafiosi tenevano le fila: Sebastiano Bontempo, 50 anni, e il cugino omonimo di 47, Sebastiano Conti Mica, Vincenzo Galati Giordano, tutti del clan dei Batanesi, che già in passato hanno trascorso lunghi periodi di detenzione; Aurelio Salvatore Faranda con i fratelli Massimo Giuseppe e Gaetano, del clan dei Bontempo-Scavo, le cui attività si erano estese ben oltre i confini dei Nebrodi, arrivando fino alla provincia di Enna, alla piana di Catania e alla zona di Caltagirone. I due clan, ha accertato l’inchiesta, avevano rapporti con i Santapaola-Ercolano di Catania e con i clan di Cosa nostra delle Madonie, nel Palermitano. Sullo sfondo, la vicenda del fallito attentato all’ex presidente del Parco dei Nebrodi, Giuseppe Antoci, e il «protocollo di legalità» per contrastare proprio questo tipo di traffici, che lo stesso Antoci scrisse e adottò nel Parco, e poi divenuto legge dello Stato.
Il loro potere si estende da Tortorici a Centuripe e Caltagirone.

Operazione Nebrodi

Contatti sono stati documentati perfino con un funzionario della Regione Siciliana che in una intercettazione si rivolge a un esponente della cosca dei Batanesi per furti e danneggiamenti di mezzo meccanici di proprietà della Regione.
«L’indagine indebolisce due cosche – ha detto il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho alla conferenza stampa di stamattina a Messina – e colpisce un sistema criminale con frodi comunitarie, nazionali e regionali, facendo apparire come propri terreni che non lo sono o lo sono grazie a estorsioni per acquisirli». Nella sua ordinanza di 1700 pagine, il gip Salvatore Mastroeni scrive parole amare: «La mafia è una specie di classe sociale, contrastabile ma non eliminabile come categoria, nonostante decine e decine di operazioni e processi. Un riscatto completo, la liberazione del territorio, difficilmente sarà ottenuta solo con l’intervento giudiziario. Le misure non arrestano un mondo rassegnato alla deriva mafiosa, una sventura per mafiosi e famiglie».
A margine, le sconsolate parole del procuratore di Messina Maurizio De Lucia sulle carenze d’organico: «Spiace constatare come, a fronte di una situazione di grave presenza della criminalità organizzata sul territorio del distretto di Messina, che anche le indagini di oggi confermano ma certo non scoprono per la prima volta, il ministero della Giustizia, nella proposta di rideterminazione della pianta organica della magistratura, pubblica da ieri, non abbia in alcun modo rafforzato gli organici della magistratura messinese, limitandosi sostanzialmente a ripristinare nel distretto i posti soppressi nel 2016 ed escludendo comunque da ogni rafforzamento, che i fatti e le indagini in corso dimostrano essere necessario, l’organico della Procura di Messina».
Oltre 600 i militari coinvolti nell’operazione.
In carcere i vertici delle famiglie dei Batanesi e dei Bontempo Scavo, due clan storici dei Nebrodi. Associazione mafiosa,truffa aggravata,estorsione,intestazione fittizia di beni e narcotraffico, le accuse a vario titolo. I due clan si spartivano gli affari,come quello delle truffe all’Ue attraverso false intestazioni di terreni per aggiudicarsi i contributi per l’agricoltura.
Ci sono anche pubblici amministratori, imprenditori e professionisti tra i 94 arrestati nell’operazione antimafia nel Messinese. Tra questi un insospettabile notaio, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa,che avrebbe compi lato falsi atti di acquisizione di terreni per usucapione allo scopo di chiedere contributi Ue. I clan avrebbero intascato indebitamente fondi pubblici per oltre 10 mln di euro.


Arrestati anche dipendenti dei Centri commerciali agricoli (Cca) ed ex collaboratori dell’Agea, persone con il know how necessario per infiltrare la criminalità mafiosa nei meccanismi di erogazione della spesa pubblica.
I personaggi di spicco dell’indagine sono, per i batanesi, Sebastiano Bontempo detto il guappo, Giordano Galati detto Lupin, Sebastiano Bontempo, «il biondino» e Sebastiano Mica Conti. Tutti hanno scontato condanne pesantissime per mafia, Mica Conti anche per omicidio. Dopo aver espiato le pene, sono stati scarcerati e sono tornati al vertice del clan.
I vertici della «famiglia» dei Bontempo Scavo coinvolti sono: Aurelio Salvatore Faranda e i fratelli Massimo Giuseppe e Gaetano. Nell’inchiesta sono finiti anche imprenditori e alcuni insospettabili: come il notaio, Antonino Pecoraro, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, che avrebbe fatto falsi atti per far risultare acquisiti per usucapione una serie di terreni la cui titolarità serviva alle «famiglie» per chiedere i contributi Ue, e i titolari di una serie di Centri Commerciali Agricoli della zona.

Aggiornamento elenco degli arresti:
eettuati dai Carabinieri. CUSTODIA CAUTELARE IN CARCERE: Agostino Ninone Pasqualino (Messina), Calogero Barbagiovanni (Catania), Carmelo Barbagiovanni (Messina, detenuto per altra causa a Cuneo), Gino Bontempo (Tortorici), Giuseppe Bontempo (Tortorici), Salvatore Bontempo (Biancavilla, Ct), Sebastiano Bontempo (1968, detto u uappu, Tortorici, ME), Sebastiano Bontempo (Tortorici, 1972, detto u biondino), Sebastiano Bontempo Scavo (Tortorici), Salvatore Calà Lesina (Tortorici, ME), Gino Calcò Labruzzo (Tortorici), Andrea Caputo (Sant’Agata Militello), Domenico Coci (Sant’Agata di Militello), Giuseppe Condipodero Marchetta (ME), Samuele Conti Mica (ME), Sebastiano Conti Mica (ME, detto u bellocciu), Ivan Conti Taguali (ME), Costanzo Zammataro Giuseppe (Tortorici), Costanzo Zammataro Giuseppe (CT, 1982), Costanzo Zammataro Giuseppe (CT, 1985), Salvatore Costanzo Zammataro (Tortorici, ME, attualmente detenuto a Cuneo per altro reato), Salvatore Costanzo Zammataro (CT), Santo Destro Mignino (ME), Sebastiano Destro Mignino (ME), Vincenzo Galati Giordano (ME), Vincenzo Galati Giordano (detto Lupin, Tortorici, attualmente detenuto per altro reato a San Gimignano), Alfred Hila (Albania), Antonino Marino Agostino (ME), Rosario Marino (ME), Giuseppe Marino Gammazza (ME), Francesco Protopapa (ME), Giuseppe Scinardo Tenghi (Germania), Mirko Talamo (CT), Valerio Labia Giuseppe (ME).
ARRESTI DOMICILIARI: Alessio Bontempo (ME), Lucrezia Bontempo (ME), Giovanni Bontempo (CT), Giuseppe Bontempo (ME), Sebastiana Calà Campana (ME), Vincenzo Ceraulo (CT, consigliere comunale di Randazzo), Jessica Coci (ME), Claudia Costanzo Zammataro (ME), Loretta Costanzo Zammataro (ME), Valentina Costanzo Zammataro (ME), Romina Costanzo Zammataro (ME), Daniele Galati Pricchia (ME), Alessandra Sciuto (CT).