martedì , Gennaio 19 2021

Dissesto Piazza Armerina. Fra una favola di Fedro ed il paradosso del mentitore di Socrate…

Si è tenuta in sala delle luci, nel comune di Piazza Armerina, una tavola rotonda, o quasi, alla presenza del sindaco, dei consiglieri e dell’esperto, dott. Bruno F., chiamato dall’amministrazione per spiegare i termini del dissesto in toto. La prima fase del suo intervento, sottolineando comunque che “trattasi di opinione personale”, e non da esperto, mirava a renderci edotti dell’origine dello squilibrio finanziario, l’anno 2015 (Catalano docet)… (Da questo momento, chi legge, è libero di scegliere una favola di Fedro)… La seconda fase, è stata caratterizzata dall’esposizione di alcuni suggerimenti, sempre per opinione personale e su dichiarazioni atte a confermare quanto scritto, redatto e relazionato dal ragioniere capo. È pur vero infatti che ha visionato la documentazione del settore finanziario, ma solo sulla base di quanto fatto dal ragioniere, nessuna verifica della veridicità del ri-accertamento dei residui attivi e passivi è stato fatto… infatti, alla domanda “ma Lei, ha effettuato un controllo sulla veridicità dei dati contabili sul ri-accertamento dei residui?” Lo stesso risponde “no, non l’ho effettuato e non lo voglio fare”… e purtroppo il problema è proprio quello… ma non solo, una delle condizioni, criterio, per la dichiarazione di dissesto, è la presenza di creditori che vanta un credito da parte del nostro ente. Fatto è, che l’elenco dei creditori, non è mai stato allegato a nessun documento, vedi piano di riequilibrio, vedi richiesta di parere da parte dell’organo dei revisori (i quali peraltro hanno richiesto), vedi  delibera di dissesto, ed alla domanda all’esperto “è possibile prendere visione della lista dei creditori? Lei potuto visionare tale lista?”… Il Dott. Bruno risponde “non l’ho mai vista…” e quindi di cosa si sta parlando… di che tipo di certezza… L’unica cosa certa è che, come dall’esperto dichiarato “con l’attuale contabilità, l’unica strada che resta è quella del dissesto”…. infatti, con l’attuale contabilità…. Già, il progetto nel dettaglio del ragioniere da almeno tre legislature… redatto sulla base del paradosso del “mentitore”… La fase dei saluti, l’ultima, è stata la più sincera ed apprezzata, con i visi soddisfatti dei “e vissero tutti felici e contenti con  il dissesto”…

Ma che significa per il Comune la dichiarazione di dissesto? Significa il fermo delle azioni esecutive sui propri debiti; lo sblocco dei pignoramenti; lo stop a interessi per crediti e debiti; il divieto a chiedere mutui. Ma anche restrizioni a nuovi impegni di spesa sui servizi e l’aumento delle imposte locali.

Quindi il conto del dissesto lo pagano i cittadini, i dipendenti comunali e le imprese che vantano crediti per lavori eseguiti e/o per forniture di servizi fatti. Infatti in una situazione di dissesto finanziario i cittadini devono “accontentarsi ” di servizi scadenti e di infrastrutture vetuste. I dipendenti, in caso di eccedenze di personale derivante da un rapporto non corretto tra popolazione residente e numero dei dipendenti, possono essere obbligati a ricollocazioni, a eventuali prepensionamenti e al blocco delle assunzioni, queste, per esempio le stabilizzazioni, deve essere richiesta autorizzazione al Ministero, anche in questo caso passerebbero anni.

Infine, per quando riguarda le imprese, queste se vogliono incassare subito il loro credito devono accettare una somma tra il 40 e il 60 per cento oppure aspettare la fine del dissesto per rivendicare l’intera somma, sarà l’OSL, organo di liquidazione a decidere, ed in tempi stretti ci vorranno anni.

Ecco perché negli ultimi 10 anni sono fallite 5.000 aziende per ritardati pagamenti degli enti pubblici. E molte altre imprese purtroppo rischiano di subire la stessa sorte.

Naturalmente non mancano i Comuni virtuosi che pagano imprese e fornitori nei tempi previsti, non è il caso del nostro comune e gran parte di questi sono concentrati nelle regioni autonome del Nord, noi siamo nel profondo sud ed amministrati da politici che non conoscono neanche l’etimologia del termine “politica”.

Ma quali sono le conseguenze per i responsabili del tracollo finanziario?

La conseguenza per costoro è una sola: il divieto a candidarsi per 10 anni alla guida degli Enti Locali. Non è poco, ma certamente non è neppure troppo.

Il  moto dell’amministrazione  è  “svegliamoci per sognare” …….e menomale che si trovano ancora in fase Rem, figuriamoci se si fossero svegliati davvero……..

Anna Zagara