lunedì , Aprile 12 2021

Piazza Armerina. Dissesto. Le verità nascoste…

Pur vigendo la libertà di stampa, questa deve sottostare a regole ben precise per evitare possibile denuncia di “diffamazione mezzo stampa”, altrimenti opterei per la libertà e basta per  essere molto più chiara ed esaustiva… comunque spero che capiate lo stesso.

L’amministrazione del comune di Piazza Armerina, con a capo un ragioniere capo, è in fibrillazione per inserire all’ordine del giorno, di un prossimo Consiglio comunale, la proposta di delibera inerente  il dissesto, è infatti il Consiglio comunale, quale organo di controllo, atto a farlo,  con decisione irreversibile.

Tale proposta è stata vista come l’unica possibile soluzione, sia dal ragioniere capo (il pioniere del dissesto), quanto dall’amministrazione (supporter del pioniere) per finire con l’esperto tecnico (spertu davveru ) ma non proprio tecnico. Socrate sosteneva che “chi non conosce non è sapiente e perciò non serve a nulla”… tutto sommato aveva ragione. Visto che la conoscenza porta alla ricerca, una ricerca che deve meravigliare, ho voluto approfondire e ricercare alcuni articoli della finanziaria 2018 che hanno suscitato in me altro che meraviglia. La normativa è la seguente (in pratica permetterebbe ad un qualsiasi ente con un disavanzo, di ripianarlo in quote costanti per venticinque anni) (i trent’anni, per chi volesse infierire, è risultata essere incostituzionale… a prescindere).

MEF

Ri-accertamento straordinario dei residui

Con riferimento al ri-accertamento straordinario dei residui, la legge di bilancio 2018 (legge 27 dicembre 2017, n. 205) ha previsto:

comma 848. I comuni che non hanno  deliberato  il   ri-accertamento straordinario dei residui attivi e passivi previsto dall’articolo 3, comma 7, del decreto legislativo 23 giugno 2011, n.  118, nonché quelli per i quali le competenti sezioni regionali della Corte dei conti o i servizi ispettivi del Ministero dell’economia e delle finanze hanno accertato la presenza di residui risalenti agli esercizi antecedenti il 2015 non correttamente accertati entro il 1° gennaio 2015, provvedono, contestualmente   all’approvazione   del rendiconto 2017, al ri-accertamento straordinario dei residui al 31 dicembre 2017 provenienti dalla gestione 2014 e precedenti, secondo le modalità definite con decreto del Ministero dell’economia e delle finanze da emanare entro il 28 febbraio 2018.  L’eventuale maggiore disavanzo derivante dal ri-accertamento straordinario è ripianato in quote costanti entro l’esercizio 2044, secondo le modalità previste dal decreto del Ministero dell’economia e delle  finanze,  2  aprile 2015, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 89 del 17 aprile 2015.

Poiché il ri- accertamento dei residui attivi e passivi, relativi al rendiconto 2017, è stato intrapreso esclusivamente dal responsabile del settore finanziario, non tenendo conto che si doveva avviare come previsto dal comma 848, precedentemente citato, si rileva l’omissione intenzionale relativa alla presentazione di un piano di riequilibrio del bilancio 2018/2020 come previsto dalla legge di bilancio 2018 nell’interesse dell’intera comunità. Ora, capisco l’insistenza da parte del ragioniere e dell’amministrazione, ma è possibile che un esperto (di cotanta fama) possa non conoscere questa norma e consigliare all’ente di poterla applicare, scongiurando così il dissesto e tutto ciò che ne consegue per tutti i dipendenti oltre che per tutta la città? Sulla base di questa norma, certa ed esistente, in considerazione che spesso la maggioranza e l’amministrazione, accusi l’opposizione di non fare alcuna proposta, tranne che ostruzionismo, i consiglieri di opposizione, hanno deciso di stilare e inviare un documento, contenente la proposta di avvio di un nuovo piano di riequilibrio per il bilancio di previsione 2018-2020, come previsto dalla legge di bilancio 2018 (legge 27 dicembre 2017 n. 205), onde (non condividendo comunque il ri-accertamento, per come sia stato effettuato, ma purtroppo votato dalla maggioranza del Consiglio) proporre alla Corte dei Conti la possibilità di un ripianamento del disavanzo in quote costanti entro l’esercizio 2044. Tale documento, verrà inviato agli organi di competenza, sperando che la stessa venga presa in seria considerazione soprattutto dall’amministrazione, dando reale e concreta dimostrazione di non voler il dissesto dell’ente, caso contrario, se ne confermerà la complicità… quindi, altra soluzione  esisteva, esiste, è stata solo nascosta, io ribadisco, in modo intenzionale…

Anna Zagara