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Troina “zona rossa” 110 casi, 40 sono stati riscontrati tra i dipendenti e 70 tra i pazienti

Da oggi 30 marzo fino al 15 aprile, Troina è zona rossa con il 110 casi di contagio da coronavirus all’Irccs Oasi Maria SS.

Di questi 110 casi, 40 sono stati riscontrati tra i dipendenti e 70 tra i pazienti. Tra i pazienti contagiati si conta anche quella che è deceduta all’ospedale Umberto I di Enna due giorni fa. Questo numero è destinato a crescere. I tamponi eseguiti sono 318 di cui 141 sui pazienti e 177 sui dipendenti. Di questi 318 tamponi eseguiti, ad oggi, se ne hanno i risultati di 225. Si attendono i risultati di altri 93 tamponi di cui 22 eseguiti sui pazienti e 71 sui dipendenti. E’ il focolaio di infezione più virulento che ci sia in provincia di quello che si è innescato all’Irccs dell’Oasi Maria SS di Troina. In provincia di Enna, al momento, sono complessivamente 181 i casi accertati di contagio da coronavirus. L’ordinanza contingibile e urgente n. 12 del 29 marzo 2020 con la qual il presidente della Regione Siciliana, ha dichiarato Troina “zona rossa” prevede delle restrizioni per gli 8950 abitanti di Troina fino al 15 aprile per evitare che il contagio si diffonda oltre i confini municipali. Nessuno, né con mezze pubblici né con mezzi privati, deve uscire dal territorio di Troina e nessuno può entrare a Troina. Tutti gli uffici pubblici sono chiusi, tranne quelli che erogano servizi essenziali e di pubblica utilità. Si legge nell’ordinanza che “è consentito, in deroga alla a queste disposizioni, esclusivamente il transito, in ingresso ed in uscita, dal territorio comunale per gli operatori sanitari e socio-sanitari, per il personale impegnato nella assistenza alle attività inerenti l’emergenza, nonché esclusivamente per l’ingresso e l’uscita di prodotti alimentari, di prodotti sanitari e di beni e/o servizi essenziali. Inoltre, è consentito il transito, in entrata ed in uscita, dei residenti o domiciliati (anche di fatto) nei Comuni interessati, esclusivamente per garantire le attività necessarie per la cura e l’allevamento degli animali, nonché per le attività imprenditoriali non differibili in quanto connesse al ciclo biologico di piante”. Per chi viola queste disposizioni, scattano le sanzioni previste dall’art. 650 del codice penale: arresto fino a tre mesi o ammenda fino a 206 euro. Se è il reato è più grave, le sanzioni penali previste sono più aspre.
Silvano Privitera