giovedì , Febbraio 25 2021

Assoro. Il racconto della Genesi, a cura di Don Salvatore Minuto

E’ quasi banale il confronto tra i giorni che stiamo vivendo, drammatici e soprattutto pieni di dubbi e paure per il domani, ed il racconto della Genesi, in particolare i noti episodi legati alle vicende di Caino ed Abele, che sono il simbolo e l’immagine stessa del cammino dell’umanità e del suo rapporto con Dio.

I primi tre capitoli di Genesi ci raccontano di come l’Uomo, posto al vertice della creazione del mondo, non è stato capace di armonia e soprattutto ha compromesso la propria libertà, cedendo alla tentazione di poter essere come Dio, di potere tutto,  una ambizione simboleggiata dal “mangiare del frutto dell’albero”: la brama incondizionata di governare, comandare la natura, di sentirsi Dio e padroni del creato ha spalancato il nostro mondo al peccato ed al male. Lo stiamo vivendo in questi tempi oscuri, in cui l’ultima e più piccola creatura vivente, un virus unicellulare, ci sta violentemente e crudelmente riportando alla realtà, ma sta anche offrendoci profonde occasioni per riflettere.

Ora, il racconto dei capp. 4-11 che vogliamo rileggere alla luce dei tempi che stiamo vivendo, ci riporta alla nota vicenda di Caino, coltivatore, ed Abele, pastore, che vivono in mondo difficile traendo sostentamento dal proprio sudore e dalle loro fatiche, come Dio volle per Adamo e la sua progenie dopo il primo peccato.

Conosciamo gli esiti tragici della vicenda, che simboleggia in termini più generali il contrasto “storico” tra allevatori e coltivatori per l’uso della terra, e possiamo immaginare il conflitto, le gelosie, la rabbia di chi si trova soggetto a siccità o raccolti andati male nei confronti di chi invece trae risultati più fecondi dall’allevamento, e che appare perciò benedetto da Dio, ma soprattutto ci interessa qui soffermarci sulla risposta che Caino, dopo il misfatto, dà a Dio che chiede dove sia il fratello: “sono forse il suo custode?”

Anche oggi, dopo millenni di vicende tragiche, viviamo in situazioni di conflitto, di rabbia, di invidia per chi ha più successo, per chi vive meglio, per chi “ha di più” e dall’altro canto rifiutiamo troppo spesso di vedere, ascoltare, “custodire” chi è meno fortunato: troppo spesso dimentichiamo che l’accordo e la solidarietà sono fondamentali per vivere bene.  Due conflitti mondiali sono stati necessari per giungere ad una Unione Europea, che per altro ha ancora esitazioni di tipo egoistico e non sta ancora funzionando come avevano sperato i Fondatori.  Già si stanno delineando accuse reciproche sulla origine di Coronavirus, che secondo grandi e potenti gruppi di opinione sarebbe stato “inventato” per indebolire l’uno o l’altro Stato o Nazione, e già si stanno facendo scelte drammatiche anche nelle misure per combattere la pandemia: abbiamo visto poveri abbandonati a morire nei parcheggi in America latina e anziani lasciati privi di cure intensive anche in Europa, perché i posti in ospedale erano scarsi.

Nei capitoli precedenti (Gen. 3,9) Dio pone ad Adamo una domanda, dopo il primo peccato: “Adamo, dove sei?”  E qui chiede a Caino: ”dov’è Abele, tuo fratello?”

Dio mette l’Uomo di fronte a scelte importanti, fondamentali: la scelta di come ci si pone nei confronti di Dio e dei propri simili, del “prossimo”. Vengono anticipate le parole di Gesù quando gli chiesero quale fosse il più importante Comandamento: “ama il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, la tua anima e con tutta la tua mente e le tue forze, ed il secondo è simile al primo, ama il tuo prossimo come te stesso”.

Il liberalismo individualista ci ripropone l’ immagine dell’uomo che vive in costante concorrenza, in lotta con i propri simili, pronto a sbranare chiunque gli si pari innanzi pur di avere il massimo di ricchezza, di potere, di privilegi, di benessere economico, di sicurezza: “homo homini lupus” (l’uomo è un lupo per l’uomo). Questa anticha affermazione del latino Plauto, poi ripresa in tempi moderni dal filosofo Tommaso Hobbes proprio perché descrive ampiamente l’umanità dei secoli moderni, è stata fortemente combattuta dagli ultimi pontefici succedutisi sulla cattedra di Pietro: la rerum novarum del 1891, di Leone XIII, inneggia alla fratellanza ed all’ associazionismo, nel 1931 Pio XI, dopo un quadriennio di pontificato (Quadragesimo anno”) ed in un momento difficilissimo per la politica sociale italiana ed europea, riprende il concetto di solidarietà tra gli uomini, per Pio XII, fin dalla prima enciclica, la solidarietà è considerata ormai legge o principio di ordine morale e naturale. E poi ecco Giovanni XXIII, con l’Enciclica Mater et Magistra:la solidarietà lega tutti gli esseri umani e li fa membri di un’unica famiglia, ed impone a tutte le comunità politiche che dispongano di mezzi … il farsi carico di chi non possiede risorse sufficienti è argomento pressante anche nella Pacem in terris, che definisce la solidarietà come concetto di natura economico sociale, cioè facente parte importante ed irrinunciabile della vita stessa di individui e di nazioni: carità tra persone, solidarietà tra comunità politiche.

Papa Paolo VI, nel 1967, con l’Enciclica Populorum progressio, richiama il concetto espresso da tutti i suoi predecessori (paragrafo 2 dell’ introduzione) e lo fa proprio, dichiarando che la questione sociale è divenuta una problematica di interesse mondiale. Papa Luciani, Giovanni Paolo I, nei soli 33 giorni del suo pontificato non mancò di riprendere il messaggio di amore e di carità ed il suo successore, Giovanni Paolo II, in “Sollicitudo rei socialis”, 38, ci rammenta che trattasi della “determinazione ferma e perseverante d’impegnarsi per il bene di tutti e di ciascuno” perchè “la Chiesa troverà credibilità nella testimonianza delle opere, prima che nella sua coerenza e logica interna”. La solidarietà deve trasformare dall’interno la vita e le scelte di ciascuno , impegnando la persona anche per quanto concerne l’uso dei beni materiali che il Signore le ha concesso e di cui è, più che proprietaria, amministratrice per l’utilità di tutti.

Sono ovviamente innumerevoli i richiami di Papa Francesco a quella che possiamo ormai definire Virtù cristiana: citeremo solo un concetto: la Fede che non è solidale e malata o morta; la Fede che Gesù suscita è una fede con la capacità di sognare il futuro e di lottare per esso nel presente.

Sorge quindi l’interrogativo: davvero tutti questi messaggi sono voce che grida nel deserto, visto che stiamo assistendo a fatti inauditi, a crudeltà inimmaginabili solo fino a pochi mesi fa, almeno per quanto riguarda la nostra società?

E’ vero che da anni stiamo volgendo colpevolmente il capo di fronte a conflitti crudelissimi in altre parti del globo, a bambini che muoiono di fame nel terzo mondo, a violazioni contro l’ambiente provocati dal nostro “benessere economico”, ma mai come ora stiamo assistendo, in casa nostra o poco lontano, a persone che muoiono anche in Europa perché non dispongono di cure, a Nazioni che si scambiano accuse circa la diffusione del Virus per supposti motivi di guerra economica, Cina contro gli USA o USA contro la Cina, e vediamo le Nazioni Europee disonorare il sogno dei grandi politici del ‘900 che sognarono un’Europa solidale, mentre oggi a Bruxelles si rifiutano aiuti tra gli Stati, pensando solo alla tutela delle rispettive economie. Sospetti e certezze terribili, COVID 19 utilizzato come arma di guerra economica, sostegni economici negati alle Nazioni più colpite, Politici che speculano sulla pandemia invece di pensare ai cittadini, pensando più al potere che al bene comune.

E intanto cominciamo a temere per il domani, per quel che sarà il nostro destino economico e sociale, nel timore che se troppa parte dell’umanità dovesse trovarsi in emergenza, l’uomo lupo dei propri simili possa mostrare zanne più insanguinate che mai, cioè conflitti tra uomini e nazioni per garantirsi supremazia e benessere.

È dovere categorico, per gli Uomini di Fede, considerare, accettare ed anche in qualche modo apprezzare la volontà Divina: come Adamo cacciato dal Paradiso Terrestre, come Caino mandato ramingo, i disegni di Dio non sono mai castighi assoluti. Sono anche strumenti di redenzione, spunti per consentirci di rimediare, per cambiare. Il testo biblico ci suggerisce che Dio è attento a ciascuno e offre, come ha fatto con Caino, suggerimenti per affrontare paure, rabbia, disperazione: “il peccato è accucciato accanto alla tua porta, ma tu lo puoi dominare”. Non ci sono risparmiate la lotta e le sofferenze, ma ci viene offerta anche la possibilità di farcela, di vincere.

Alla luce di ciò che stiamo vivendo in questi difficili giorni, è dovere quindi del vero Uomo di fede cogliere il suggerimento e l’offerta di Dio, che in qualche modo è simile a quella fatta prima ad Adamo e poi a Caino: affrontare le difficoltà per progettare un domani migliore, esercitare la carità sempre, pensando al prossimo anche nella difficoltà (ed in ciò prendiamo esempio dal mondo del volontariato, che in questi giorni sta sostenendo il Paese, a proprio rischio e pericolo), essere solidali e rispettosi delle norme, anche le più scomode, per perseguire il bene comune.

Non cerchiamo colpevoli, come ci suggeriscono alcuni (ecco il peccato fuori dall’ uscio…), non pensiamo, mai e poi mai, alla pandemia come ad un castigo divino in risposta al male fatto da qualcuno ma, se mai, come ad una prova per la nostra militanza cristiana e come una manifestazione inaspettata ma non vendicativa, della Natura che presuntuosamente abbiamo più e più volte oltraggiato, convinti di poter controllare tutto:  rispondiamo contribuendo con l’ impegno di chi ha fede nel ricostruire “in modo giusto e solidale” il mondo del dopo, non disperando nelle sicure difficoltà, sapendo sudare e soffrire ma perseverare, come Dio disse a Caino, e soprattutto non invochiamo castighi, ritorsioni, punizioni per i fratelli: la vendetta spetta solo a Dio mentre a noi competono, come obbligo cristiano, la carità, la solidarietà e, se siamo bravi, la misericordia –come raccomanda Papa Francesco- per chi avesse sbagliato. Ma ci competono anche rigore e severità NEI CONFRONTI DI NOI STESSI, per il rispetto delle regole, anche se scomode, dettate dalle Autorità Civili in questi giorni, e questo per il bene degli altri, dei nostri amici, parenti e per tutti i nostri simili.

Dio ci lascia il dono più grande, e più impegnativo: il libero arbitrio, la facoltà di libertà personale, un valore che siamo tenuti a giocarci nel modo giusto, nel rispetto e nella tutela di ciò che Lui ci ha affidato, un Mondo, l’Ambiente in cui viviamo e soprattutto i fratelli, i nostri simili, con i quali viviamo e con i quali siamo chiamati ad essere “Chiesa”.

Il Parroco

Don Salvatore Minuto