mercoledì , Febbraio 24 2021

Linguaggio e cultura della cucina troinese nella ricerca di Angela Castiglione

Troina. “Le parole del cibo. Lingua e cultura dell’alimentazione a Troina” di Angela Castiglione, pubblicato dal Centro di studi filologici e linguistici siciliani del Dipartimento di scienze umanistiche dell’Università di Palermo, è il prodotto di un’approfondita ricerca sul dialetto e sulle tradizioni alimentari e gastronomiche di Troina condotta con rigore scientifico. E’ un corposo volume di impegnativa, ma accattivante, lettura, di cui non si può fare a meno, se si vuole conoscere Troina, un paese di antichissime origini tanto da meritargli il titolo di “civitas vetustissima” conferitogli nel 1398 da Martino I. In tal senso, ha ragione Castiglione quando dice che “la ricerca su cose e parole del cibo è una ricerca globale, che chiama in causa aspetti etnologici, sociologici, psicologici, tecnologici e religiosi”. Per la particolare collocazione geografica di confine di Troina tra i Nebrodi, la valle del Simeto e l’area centrale siciliana dell’ennese e del nisseno, la parlata troinese, pur conservando tratti che ne denotano la sua specificità, risente dell’influenza dei dialetti parlati in queste tre aree. “Una parlata centrale con lo sguardo rivolto a oriente”, fa notare Castiglione. Questo vuol dire che, nonostante la sua posizione geografica di confine isolata e non facilmente accessibile, la comunità di Troina ha intrattenuto, anche in un lontano passato, intese relazioni con queste tre aree, in particolare con quelle del messinese e del catanese. Quest’interessante aspetto è stato colto da Castiglione, quando dice che Troina è una comunità di montagna difficilmente accessibile, luogo di conservazione, ma al tempo stesso, una comunità attraversata da un’inquieta tensione verso il nuovo”. Di questa riuscita combinazione di tensione verso il nuovo e conservazione della tradizione ne è un esempio la “vastedda co sammuco”, il prodotto tipico ed esclusivo della gastronomia troinese. “Nella vastedda co sammuco, il pane simbolo della cultura mediterranea, si mescola a strutto, soppressata, formaggio fresco e sambuco, simboli della cultura continentale di provenienza germanica mediata dai normanni”, spiega Castiglione. Di questo complesso prodotto da forno, come degli altri prodotti tipici della cucina troinese, Castiglione ce ne descrivere la composizione e la preparazione, cosi come le sono state illustrate dalle persone intervistate in dialetto troinese con la traduzione in italiano a fianco. L’idea chiave della ricerca condotta da Castiglione, è che il cibo si colloca tra natura e cultura. Strutturandosi in codice e sistema, il cibo è linguaggio e strumento di costruzione dell’identità della comunità. Identità – si badi bene – non è un dato cristallizzato riconducibile al patrimonio genetico della comunità, ma è un prodotto dinamico del suo processo storico in continua evoluzione.

Silvano Privitera