mercoledì , Gennaio 20 2021

Troina. Risposta di una rappresentanza di donne e uomini dell’Oasi all’esposto del nipote di un’anziana ricoverata

TROINA. Che per l’Oasi Maria SS il 2020 sia un “annus horribilis”, non c’è alcun dubbio. Che su tutto quello che accade all’Oasi, giusto o sbagliato che sia, si accendano i riflettori dei mezzi di comunicazione di massa, è inevitabile. Che “una rappresentanza di donne e uomini” che lavorano all’Oasi prenda carta e penna e scriva ai giornali una lettera per rispondere a quella che definiscono “ennesima accusa nei confronti dell’opera, l’ennesima accusa che colpisce ognuno di noi”, è comprensibile. L’ennesima accusa della quale si parla in questa lettera è quella contenuta in un esposto contro l’Oasi Maria SS presentato alla Procura della Repubblica di Enna da un nipote di un’anziana ospite dell’Oasi. Che quest’esposto si risolverà in una bolla di sapone per l’inconsistenza delle accuse, è facile prevederlo. Ma “una rappresentanza di uomini e di donne”, che dice di parlare per conto dei dipendenti dell’Irccs, ha voluto dire comunque la sua su quest’esposto. E lo fa dopo che le segreterie aziendali delle organizzazioni sindacali Cgil, Cisl, Uil, Anaoo Assomed e Cisl medici – Aupi, avevano già respinto la le accuse contenute nell’esposto “che puntano a screditare la struttura e i suoi operatori”. Nella lettera aperta si parla della specificità del lavoro di cura dei disabili da parte degli operatori in cui “il tempo di relazione è tempo di cura”. Si fa cenno al riconoscimento a livello mondiale del lavoro degli operatori, ma che per questo non si attendono lodi “essendo ripagati dai sorrisi degli utenti”. Ma l’amarezza per queste accuse ingiuste è tanta al punto da far dire agli estensori della lettera che “in questo 2020 il mondo è divenuto cattivo pagatore e ci ripaga screditando il nostro operato”. Ma chi può essere stato a lanciare queste accuse? Nella lettera non se ne fa il nome, ma se ne fornisce l’identikit: “qualcuno che cerca un piccolo trionfo, che è colmato solo con la vendetta immotivata che risulta misera, inopportuna…una combinazione di egoismo e assurdità”. Si sa che l’ingratitudine è una delle azioni umane più diffuse. E a questo lo pensano anche gli estensori di questa lettera quando scrivono che “purtroppo chi si è dissetato e saziato volge le spalle alla sorgente che gli ha dato acqua e pane, e pure qualche spremuta di arancia servita in un bicchiere di cristallo, che presto sarà buttato in mezzo al fango”. Il guaio è che, quando il bicchiere cade, dal fango si liberano degli schizzi che vanno a colpire il volto di chi ha offerto acqua, pane e aranciata. Fuor di metafora, il problema dell’Oasi, in questo orribile 2020, è proprio questo.

Silvano Privitera