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A Leonforte il 25 Aprile 2021

A Leonforte il 25 Aprile 2021 è stata deposta una corona d’alloro in memoria del partigiano Salvatore Grillo.

“E’ doveroso ricordare chi fece la Resistenza per comprendere la storia e mantenere viva la memoria” dice il segretario dei GD, Marco D’Angelo e prosegue nominando i paesani morti nella guerra di liberazione, che dopo il ’43 vide l’Italia straziata. Questo 25 Aprile, celebrato con mascherine e distanziamento, ha omaggiato i partigiani con un fiore posto ai piedi di una targa o di un monumento così come l’ANPI ha suggerito e nel farlo ha rivissuto la storia dei giovani combattenti, morti lontano dalle loro case e per la loro Patria, libera e mai più fascista. Leonforte ha avuto molti partigiani e nella piazza e nel busto a Salvatore Grillo, detto “SUD”, tutti li ha concentrati. E’ tempo di un nuovo antifascismo e dovere degli intellettuali è cercare la verità e la verità è che la Resistenza è stata una guerra civile combattuta da donne e uomini di diverso credo e appartenenza. Fra i partigiani leonfortesi compare anche un monarchico, il generale Giovanni Trovati. Il generale Trovati aveva combattuto con Rommel in Libia e si era distinto per il valor militare, non aveva mai preso la tessera fascista e dal 9 settembre del 1943 si era fatto partigiano, aggregandosi al gruppo di Sprovieri “Eroi per la Libertà” e contribuendo alla Resistenza anche con la falsificazione di documenti necessari a superare la linea Gustav. Dopo il 4 gennaio del 1944 Trovati rientrò nell’esercito regolare e nel 1953 venne fatto generale. Dopo l’armistizio di Cassibile movimenti politici e militari eterogenei si opposero al nazifascismo con intento unitario pur non rinunciando agli opposti orientamenti partitici. Fra i partigiani ci furono comunisti, azionisti, monarchici, socialisti, democristiani, liberali, repubblicani e anarchici. Raccontare le diversità vuol dire ridare al 25 Aprile l’unità che merita. La Liberazione è la festa dell’Italia democratica e non può essere intesa come momento divisivo, farlo vuol dire ignorare la storia. La vicenda del generale Trovati mostra la complessità di un monarchico che restando fedele al proprio credo non volle farsi complice di un liberticida appoggiato dal sovrano. La storia deve raccontare le ombre e non limitarsi a illuminare il già noto. Comprendere la demenzialità della narrazione retorica estremizzata in poli contrapposti vuol dire capire il valore e il sacrificio di chi quei momenti visse sulla propria pelle. Grazie ai militari e ai civili vittime dei nazifascisti e ai patrioti caduti nella lotta partigiana De Gasperi poté fronteggiare l’uditorio ostile della Conferenza di Pace di Parigi del 1946.

Gabriella Grasso