martedì , Luglio 27 2021

“Acqua davanti e vintu darrì”

“Acqua davanti e vintu darrì”

di Massimo Greco

“E sapuni sutta i scarpi” aggiungeremmo noi. La provincia di Enna, conosciuta anche come la provincia dei laghi, ha, paradossalmente, il triste primato di avere l’acqua più cara d’Italia. Il costo esorbitante della preziosa risorsa è determinato dal prezzo alla fonte stabilito a monte dalla Regione e richiesto a valle dalla società grossista pubblico/privato Sicilia-Acque, pari a 0,69 euro per ogni m.c., a fronte di una media italiana che non supera i 30 centesimi al mc.. A questo costo, com’è noto, si aggiunge il costo della tariffa idrica puntualmente proposta dal gestore Acqua-Enna e altrettanto puntualmente approvata dall’Autorità d’ambito formata e governata dai Sindaci (oggi ATI). In questa sede non si vuole riprendere la geniale idea concepita da un estemporaneo commissario straordinario dell’ATO idrico di “spalmare” sull’utenza le famose “partite pregresse” anziché richiederle alla Regione come fatto per Caltanissetta ed Agrigento, né ritornare sull’esigenza d’intervenire sulla normativa statale per discriminare il costo del servizio idrico tra elementi su base tariffaria ed elementi su base para tributaria, ma evidenziare l’illegittimità, nei giorni scorsi stabilita dal Consiglio di Giustizia Amministrativa, del costo dell’acqua determinato dalla citata società monopolista Sicilia-Acque per gli anni 2016/2019. Il Giudice amministrativo d’appello ha statuito che la Regione, quale Ente pubblico di maggioranza nella società Sicilia-Acque, non ha la competenza di stabilire il costo dell’acqua perché non prevista dall’attuale quadro normativo. La normativa regionale demanda infatti in maniera ampia all’Assemblea territoriale idrica dell’ATO, tra le altre funzioni, quella di approvare “la proposta di tariffazione dei corrispettivi relativi alla fornitura del servizio idrico”, senza distinguere tra tariffa all’utenza e tariffa del grossista. A questo punto si aprono inevitabilmente le porte per un contenzioso seriale con il gestore Acqua-Enna, che per il calcolo della tariffa idrica richiesta ai martoriati utenti della provincia di Enna per il quadriennio 2016/2019 ha contemplato un costo dell’acqua (tariffa al grossista) stabilito da un Ente (la Regione) sprovvisto di legittimazione normativa.

Comunicato stampa CISL:
ACQUA IN SICILIA, GIUSTIZIA E’ FATTA
Siciliacque prenda atto dell’inequivocabile sentenza del CGA che annulla le tariffe applicate perché illegittime. Emanuele Gallo: “Ora vanno indennizzati gli utenti che hanno pagato l’acqua più cara d’Italia”.
«Giustizia è fatta» lo dichiara il Segretario generale della Cisl di Agrigento, Caltanissetta, Enna nell’apprendere la sentenza con la quale il Consiglio di Giustizia Amministrativa ha decretato l’esosità del servizio idrico siciliano rispetto alle tariffe medie nazionali. «La gestione dell’acqua in Sicilia – prosegue Gallo – si è caratterizzata non solo per l’esorbitanza dei costi ma anche per la pessima gestione di gran parte delle Società di ambito e Sovrambito regionali. Con la sentenza vengono dichiarate illegittime ed annullate le tariffe applicate dal Governo regionale che ha tenuto conto più delle esigenze finanziarie di Siciliacque che dei cittadini».
Il massimo esponente della Cisl di Agrigento, Caltanissetta, Enna ribadisce che «in forza del pronunciamento, Siciliacque dovrà restituire agli utenti quanto incassato dal 2016 ad oggi. Il provvedimento non ci sorprende perché da anni denunciamo l’abnorme costo di un servizio caro e inefficiente che, nel tempo, ha scontato la beffa di mancati investimenti. Per avere un’idea di quanto sia stata “salato” il prezzo dell’acqua basta citare i dati del 2019. A Enna il costo medio annuo è stato di 748 euro a Caltanissetta 675 euro e ad Agrigento 475 euro. Cifre ben superiori ai 400 euro pagati da ogni famiglia nei comuni dell’Italia del nord».
Per Emanuele Gallo è infine «opportuno fare tesoro della sentenza del CGA e delle sue considerazioni per riorganizzare il sistema di gestione delle risorse idriche della Sicilia riconducendo il costo dell’acqua al supremo principio di equità e sostenibilità. Non possiamo che appellarci agli Enti e alle Società di gestione degli ambiti di Agrigento, Caltanissetta ed Enna che, nel pronunciamento del Consiglio di Giustizia Amministrativa, devono trovare un forte alleato per chiedere a Siciliacque la restituzione delle somme indebitamente percepite nell’ultimo quinquennio. Siciliacque deve altresì sospendere l’esazione a carico dei cittadini nella misura corrispondente al tentativo di recupero delle somme non pagate da quella utenza che ha vissuto e continua a vivere momenti di difficoltà economica».