martedì , Gennaio 25 2022

Enna. “Comunità” e “Istituzione” a difesa delle aree interne

“Comunità” e “Istituzione” a difesa delle aree interne
di Massimo Greco


Tante sono le parole dette in questo periodo di pandemia, ma è utile selezionare quelle che possono dare speranza nell’anno del distanziamento fisico che si fa sempre più distanziamento culturale e sociale: “comunità” e “istituzione”. Oggi, in tempi di biopolitica “tra politicizzazione della medicina e medicalizzazione della politica”, la cura della nostra salute e dell’economia del Paese è demandata a quella “istituzione”, brillantemente illustrata da Roberto Esposito, dove ricerchiamo scienza e sicurezza per i vaccini ma anche Recovery Plan per la ripartenza. Due livelli, l’orizzontale del fare comunità il primo e il verticale del fare istituzione il secondo, che non possono essere separati all’insegna dello scetticismo e della diffidenza. Non rimanda forse a questo il travaglio del Forum Enna 2030 che, denunciando la desertificazione della aree interne e centrali della Sicilia, si interrogherà oggi sullo “sviluppo delle peculiarità territoriali” e sul “corretto utilizzo dei fondi del PNRR”. In tale contesto, in cui i “resistenti” cercano di non mollare la presa della fiducia, non si può non sottolineare, ancora una volta, l’inadeguatezza del livello locale della “istituzione”, reso tale da scelte masochiste della politica, veicolate da un mediocre legislatore incapace di fare autocritica e di restituire ai territori il mal tolto. E’ difficile passare dall’informale al formale senza l’aiuto del decisore pubblico di area vasta, l’unico in grado d’interloquire con il Governo centrale ed assumere impegni sostenibili. Basti pensare che, dopo dieci lunghi anni, la programmata data per l’elezione degli organi di governo dei nuovi enti intermedi, prevista per il prossimo mese di gennaio, subirà l’ennesimo slittamento. E tuttavia di necessità bisognerà fare virtù, accelerando sul versante della “comunità” che, nonostante tutto, non si rassegna ad essere condannata – anche – all’impoverimento intellettivo. E’ arrivato il momento di fare il passo avanti nella direzione della rigenerazione istituzionale dal basso dell’ente di area vasta, guardando ad un’effervescenza che va ben oltre quella che chiamavamo “provincia” e che s’interroghi seriamente e in fretta sui nuovi significati territoriali “dello stare insieme”.