giovedì , Settembre 29 2022

Che sia un anno positivo…. anzi negativo per tutti

Che sia un anno positivo…. anzi negativo per tutti
di Massimo Greco


Chi lo doveva dire che saremmo stati costretti a considerare positivo un risultato negativo e negativo un risultato positivo. Ma vi è di più, oggi al termine “positivo” attribuiamo solo un significato sanitario, non riuscendo più a canticchiare i versi di Giovanotti che, appena qualche lustro fa, ci spingeva a “pensare positivo”. Eppure da curare non ci sono solo i “positivi” sintomatici ma anche i “negativi” asintomatici, cioè coloro che stanno subendo il trauma sociale della pandemia, coloro che, manifestando sintomi di ansia, paura, spaesamento e insicurezza, non percepiscono “la fine del mondo” ma la “fine di un certo mondo”, per riprendere la distinzione di Ernesto De Martino nel suo ragionare di “apocalisse culturale”. L’empatia, interrotta dal Covid-19 e dalla distanza sociale, è stata sostituita con la simultaneità dei social web e delle piattaforme da questi messe a disposizione, diventati i luoghi privilegiati delle relazioni sociali, economiche e culturali. Ma la comunità virtuale, utile solo se rimane strumentale a quella reale, è impossibilitata ad apprezzare le solitudini causate dalle differenze sociali e territoriali. Giustamente il Governo ha reclutato, in deroga, flotte di medici e di operatori sanitari per irrobustire, nel brevissimo periodo, il sistema sanitario, sottovalutando però, che nel medio e lungo periodo, si dovrà curare anche quella società ricca di capitali ma povera di finalità collettive. Per tale mission dovrà farsi ricorso ad altrettante flotte, ma di sociologi, psicologi, filosofi ed umanisti, capaci di farci ragionare coralmente con un piede fuori dall’attuale contesto emergenziale. In tempi come questi, in cui i medici fanno politica e i politici fanno i medici, occorre ricucire un tessuto sociale sempre più sfilacciato e incapace di attribuire il giusto significato al destino esistenziale del “nessuno si salva da solo”. Tutto dipenderà dalla capacità dell’innovazione sociale di alimentare coesione, somministrando vaccini di fiducia, di credibilità e di prospettiva, contagiando tutte le articolazioni della società e dell’economia, rigenerando una “nuova grammatica” di ciò che è tuo, di ciò che è mio e di ciò che è di tutti, che possa costituire la base per l’affermarsi di un nuovo linguaggio del “positivo”. Buon 2022!