martedì , Dicembre 6 2022

E la Diocesi di Nicosia rivolge una preghiera al senatore della nostra terra

“Le vie del Signore sono infinite”, ci hanno sempre insegnato. E stavolta hanno beccato la strada del senatore Trentacoste. Ora, prima che qualche mal pensante inizi a dire “ma non si erano fermati a Eboli?”, leggiamo che in questi giorni il senatore sia stato a Nicosia sollecitato dalla medesima Diocesi, quella stessa Diocesi che ha talmente fatto tante cose buone per la comunità (infatti, gli ultimi fatti su di essa sono ultra elogiativi per la visione da statista della Diocesi) da decidere di regalare quest’altra perla al territorio. E poteva mai il senatore dire di no alla sacra sollecitazione della Diocesi? D’altronde il prossimo anno ci sono le elezioni ed è sempre cosa buona e giusta nostro dovere e fonte di salvezza (dello scranno) tenersi cara la Diocesi che è sempre un bel bacino di eventuali voti (finirono i tempi dei pani e dei pesci), con buona pace, per quanto riguarda il Trentacoste, della laicità dello Stato e della non ingerenza della Chiesa, e per quanto riguarda la Diocesi, di un certo Gesù che di certo non si immischiava con i politici e che era il primo a dire che le due cose, sfera politica e sfera religiosa, dovevano stare lontane (date a Cesare quel che è di Cesare, date a Dio quel che è di Dio). La cosa che fa ridere in tutto ciò, per non piangere, oltre all’imminente scadenza del mandato senatoriale è che la Diocesi abbia dimenticato di far vedere al senatore che vi è un Seminario a Nicosia totalmente chiuso e che potrebbe essere utilizzato magari per creare una scuola di arte e mestieri per eliminare i ragazzi dalla strada e insegnare loro un qualcosa che gli permetta di costruirsi un futuro. Ha dimenticato di far vedere il maestoso altare della Cattedrale che probabilmente faceva parte di un vecchio servizio ………. e che ha di gran lunga migliorato l’aspetto estetico di una delle Chiese più importanti di Nicosia. Ha dimenticato di far vedere come è stata terribilmente assente durante la pandemia in cui un importante ruolo è stato svolto dai preti, quegli stessi preti oggi sradicati dai loro territori (ora più che mai in cui serviva una presenza fissa) per un valzer tipico delle job rotation aziendali. L’importante è di costituirsi in comitati laicali che stranamente sorgono sempre a cadenza quinquennale e di farsi raccontare l’importante risultato di una proposta (manco un obiettivo raggiunto, ma una proposta) sul dialetto gallo italico. Perché così i nostri ragazzi, costretti ad andarsene per mancanza di lavoro e mancanza di sviluppo la cui responsabilità (a questo punto dato che si sta immischiando in queste cose) sta anche nella Diocesi perché avrebbe potuto sollecitare ben prima altri e ben più importanti incontri (e vabbè, ma ora sono rimasti “affascinati” dal senatore), avranno il piacere di dire in dialetto “Addio”.
È questo ciò che si merita questo paese? Sono questi i risultati ottenuti in quattro anni da senatore? Volete anche detto “grazie”?