A proposito della “denunzia di scomparsa effetti personali di una paziente ricoverata all’ospedale di Leonforte”
Enna-Cronaca - 03/03/2022
Lascia l’amaro in bocca la lettera “denuncia” da parte della figlia di una paziente, Covid, purtroppo deceduta. L’amaro è dovuto al fatto che la signora, invia la lettera denuncia, al direttore generale dell’ASP di Enna, dott. Iudica, mettendolo a conoscenza di quanto accaduto alla sua mamma. La signora, a quanto pare anch’ella medico, scrive dell’increscioso fatto avvenuto al pronto soccorso dell’ospedale di Leonforte, e cioè la sparizione delle fedi. A primo acchito viene da chiedersi: “Ma se così certa della sparizione coatta delle fedi della mamma, perché non si precipita a fare la denuncia agli organi competenti?” E perché denunciare i fatti al dirigente perlopiù dopo oltre un mese dalla morte della mamma? I medici e tutto lo staff del pronto soccorso dell’ospedale di Leonforte, quel nove gennaio dell’anno in corso, prestano soccorso alla paziente che, così come dichiarato anche dalla stessa figlia, necessita di essere intubata e trasferita in altro nosocomio fuori provincia. Quando si prestano alla partenza, peraltro con annessa bardatura Covid, la signora, figlia della paziente, ne blocca la partenza del mezzo perché altamente preoccupata, sì, si preoccupa delle fedi che dovrebbero essere al dito della mamma, chiedendo si sanitari di verificare se fossero all’anulare della mamma. Non solo ne ritarda la partenza del mezzo di soccorso ma toglie tempo prezioso ai sanitari ed alla stessa madre. Ma ci si può preoccupare più di un bene materiale che della salute di una mamma in fin di vita? E successivamente pretendere pure che tutti possano conoscere quanto accaduto al pronto soccorso di Leonforte? Ma per quale motivo, screditare l’operato dei medici? L’ospedale di Leonforte? Il pronto soccorso? Sarà che il pronto soccorso Leonfortese spera sempre in tempi migliori, ma mai nessuno ha denunciato atti simili. Nessuno mai ha messo in dubbio la rispettabilità dei sanitari in servizio, tutti indistintamente. Che lo possa aver fatto, anche solo per un attimo di notorietà? Che lo faccia un collega, è ancor più deleterio e subdolo. Di certo a tutti quanti i lettori, piacerebbe conoscere il nome e cognome della signora, che denuncia, che ha subito tale vile atto, quanto meno per un sostegno morale di fronte alla perdita della sua cara mamma. Trovo impari che si conoscano solo i nomi dei professionisti che, quasi con inconsapevolmente, si ritrovino essere protagonisti di un racconto aleatorio. Questi professionisti, anziché essere protagonisti di racconti capziosi, andrebbero ringraziati per la loro professionalità, disponibilità, missione e passione.
Anna Zagara
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Denunzia di scomparsa effetti personali di una paziente ricoverata all’ospedale di Leonforte