martedì , Ottobre 4 2022

La Carta di Troina sui domini collettivi per lo sviluppo locale

E’ stata elaborata la “Carta di Troina – I domini collettivi per lo sviluppo locale” nella sessione conclusiva dell’edizione 2022 della Special School Emilio Sereni sul tema “Paesaggi collettivi: usi civici e beni comuni come risorsa”, che ha visto impegnati giuristi, urbanisti, pianificatori, antropologi e 38 studenti universitari e laureati provenienti da diverse regioni d’Italia da mercoledì a sabato in relazioni, tavole rotonde e presentazione di libri.

Mentre i partecipanti a quest’edizione della Special School Emilio Sereni elaboravano la Carta di Troina nella sala Martino del Centro Congresso della Cittadella dell’Oasi nel pomeriggio di sabato, è giunta in la notizia che erano stati innescati dei focolai d’incendio in 8 punti distanti 300 metri l’uno dall’altro in contrada Bracallà delle Foreste di Troina sui Nebrodi, appartenenti al demanio comunale e gestiti dall’azienda speciale silvo-pastorale. Forestali e pompieri sono intervenuti con tempestività e in tarda serata hanno domato le fiamme. Un centinaio di ettari di bosco purtroppo è andata in fumo. La scuola di paesaggio Emilio Sereni, che ha gestito quest’edizione della Special School, ha espresso subito con un suo comunicato “la più convinta solidarietà all’azienda speciale silvo pastorale e al comune di Troina”. E’ singolare questa coincidenza degli incendi innescati nei boschi di Troina mentre a Troina si discute di come convertire usi civici e beni comuni in risorse per lo sviluppo locale. Nella Carta di Troina c’è scritto che “i domini pubblici, ovvero le proprietà collettive in tutte le sue forme … possono essere strumenti da recuperare, attivare o riattivare per innescare processi di sviluppo locale in particolare nelle aree interne e nella montagna, nell’ottica di un mutamento radicale del modello di sviluppo”. Quanti condividono e sottoscrivono la Carta di Troina si assumono degli impegni ben precisi descritti e riassunti in quattro punti. Innanzitutto “conoscere il territorio e il suo paesaggio…per individuare e riconoscere i domini collettivi esistenti o storicamente documentati al fine di costruire un registro georeferenziato accessibile a tutti attraverso i siti istituzionali”. Nel secondo punto si parla di “reinterpretare il patrimonio collettivo creando le condizioni perché gli usi storicizzati (agricolo, pascolo, legnatico ecc) e le sue espressioni culturali vengano mantenuti e ripristinati valorizzando la vocazione dei territori”.

Tutto ciò per garantirne “l’uso intergenerazionale” e “promuovere azioni di rigenerazione dei suoli, salvaguardando in via prioritaria gli usi agro-silvo-pastorali”. Il terzo impegno che i sottoscrittori si assumono è quello di “promuovere gestioni partecipate delle proprietà collettive attraverso la costituzione di enti rappresentativi delle comunità interessate”. I sottoscrittori si assumono inoltre l’impegno di “promuovere e comunicare il valore, le potenzialità e le opportunità di questi patrimoni collettivi nel quadro di uno sviluppo sostenibile integrato… e attivare altresì forme di sperimentazione, studi e ricerche per la rinascita dei territori marginali e riconoscerne le forme collettive di gestione”. I promotori della Carta di Troina chiederanno di sottoscriverla a: Comuni e Regioni, e Università, associazioni e organizzazioni no profit, studiosi e singole personalità. L’hanno già sottoscritta: Istituto Alcide Cervi, comuni di Caltagirone e Troina, Italia Nostra Sicilia, AssoCea di Messina e tutti partecipanti alla Special School.
Silvano Privitera