giovedì , Dicembre 8 2022

A Predappio i cortei ci sono sempre stati

Nella dialettica politica esiste un’opposizione che, se sana, è certamente un valore aggiunto a tutto il sistema. Un’opposizione sana è un’opposizione vigile e attenta che permette di guardare da un’altra prospettiva un problema. Purtroppo in Italia non abbiamo questa fortuna e l’opposizione che c’è l’unica cosa che sa fare è inventare pericoli di fascismo dove non ci sono.

E se oggi, dopo quasi 80 anni dalla morte di Mussolini e con condizioni storiche radicalmente mutate, il pericolo è il fascismo bisogna proprio essere ciechi dinnanzi ai tanti altri problemi veri che affliggono l’Italia o, a voler essere buoni, in malafede. Ed ecco, ad esempio, Conte (che chissà se sentiremo parlare un giorno con così grande fervore durante la commissione d’inchiesta sul Covid che la Meloni ha promesso di fare) si alza in cattedra per bacchettare il Governo sul fatto che non è intervenuto a Predappio, città natale di Mussolini, dove si è svolto un corteo in ricordo della marcia su Roma.
Ora vi chiederete dove sta la malafede. Eccovi serviti: questo corteo si è tenuto anche nel 2021 con il partito di Conte nella maggioranza e Meloni in opposizione. Ma anche nel 2018 e nel 2019. E, domanda, chi era il presidente del Consiglio nel 2018 e nel 2019? Un certo Giuseppe Conte. E no, non si tratta di un caso di omonimia. Tranne che ora non scopriamo che in realtà il Conte del 2018-2019 è in realtà il gemello sosia fascista del Conte del 2022 e che ci sia stato uno scambio in un momento storico di cui non ci siamo accorti e che forse solo tramite un’attenta analisi della pochette potrà farci capire se Conte è lui o non è lui. Ma certo che è lui! E, come al solito, non avendo altri argomenti da porre, si preferisce buttarla in caciara sperando nei creduloni e negli ignoranti che non vadano a vedere indietro nel tempo e quindi, in maniera critica, possono dire al Conte (e a tutta l’Opposizione) “ma fateci il piacere”.
p.s. in tutta sta storia ci auguriamo che presto venga abolito, in nome della libertà, il reato dell’apologia del fascismo. Perché se si vuole veramente sconfiggere il fascismo (ma, ribadiamo, non ci sono le condizioni storiche per un suo ritorno), bisogna poterlo sconfiggere ad armi pari e non utilizzando un metodo, quello del divieto, che è la morte della libertà, valore che i primi quelli dell’opposizione difendono (e anche giustamente).
Alain Calò