giovedì , Dicembre 8 2022

Provincia alzati e cammina

“Provincia alzati e cammina”
di Massimo Greco

L’ASAEL ha programmato per il prossimo mercoledì 9 novembre uno specifico momento di riflessione sulla tematica dell’ente intermedio tornata alla ribalta sia in ambito nazionale che regionale. L’attuale motto è infatti “Provincia alzati e cammina”! La necessità di restituire al territorio la governance di questo ente è trasversale e lo stesso Presidente della Regione Schifani ha in più occasioni anticipato l’urgenza di reintrodurre l’elezione diretta dei relativi organi. La legge Delrio a Roma e la legge Crocetta a Palermo sono la dimostrazione di una politica fondata sulla demagogia dei costi della politica a danno dei presìdi democratici. Occorre ripartire da zero, tenendo però presente che la strada istituzionale rimane accidentata. Sbaglia chi pensa che la soluzione sia soltanto quella di ripristinare l’elezione diretta, soprattutto in Sicilia in cui lo Statuto non prevede le Province ma i Liberi Consorzi comunali. Nel tempo i bluff del legislatore siciliano sono stati tollerati al punto di consentirgli di fare tutto e il contrario di tutto. Basti pensare che i Liberi Consorzi comunali furono istituiti con la famosa l.r. n. 9/86 e che la “provincia regionale” era solo una denominazione anagrafica per compiacere la radicata presenza nel resto del Paese dell’ente intermedio provincia. Testa di stucco è un barba trucco, nel 2014, con la legge Crocetta fu soppressa la provincia regionale – che era soltanto un’etichetta – e furono istituiti i Liberi Consorzi comunali – che erano già stati istituiti -. Roba da cartoni animati che, ovviamente, non poteva funzionare in un ambito delicato qual’è quello dell’architettura istituzionale, e il lungo commissariamento di questi enti ne è la prova. E come se non bastasse, per inseguire più la moda che le esigenze reali, furono pure istituite le tre città metropolitane di Palermo, Catania e Messina con caratteristiche e funzioni da fare invidia anche ai produttori di Disneyland. Lo abbiamo già detto e scritto e lo faremo volentieri anche in occasione di questo opportuno appuntamento riflessivo promosso dal Presidente dell’ASAEL Matteo Cocchiara, per sottolineare la perversione delle politiche istituzionali degli ultimi lustri che ha imposto una configurazione coercitiva dei territori che tanto somiglia al “letto di Procuste”. Il mito parla dei due letti che il sadico protagonista possedeva, uno molto grande, l’altro molto piccolo. Procuste, una volta catturata la sua vittima, l’adagiava su uno dei due letti. Se la persona era di statura alta lo disponeva sul letto piccolo e lo rendeva delle dimensioni adatte tagliando testa o gambe. Viceversa, se la sfortunata preda, era di bassa statura lo legava al letto più grande smembrandolo nel tentativo di allungarlo.