Il merito è di destra o di sinistra (parte II°)

Il merito è di destra o di sinistra (parte II°)

di Massimo Greco

Ciò che si sta verificando nella casa siciliana di Fratelli d’Italia, che tanto ricorda le catapulte decisionali del Cavaliere Berlusconi, è sintomatico di quanto variabile sia il concetto di “merito” in ambito politico. A differenza della Pubblica Amministrazione e del Consiglio superiore della magistratura, in cui il merito trova l’autorevole conforto della Costituzione, a coloro a cui viene affidato l’esercizio di funzioni pubbliche su base elettiva, al netto del requisito anagrafico e della cittadinanza europea, nulla è richiesto. In sostanza, a chiunque (quisque de populo) è riconosciuto il diritto di elettorato passivo e di conseguenza la facoltà di rappresentare i cittadini amministrati nei diversi livelli delle Istituzioni democratiche. L’unica deroga è rappresentata dall’art. 59 della Costituzione, secondo cui i cinque senatori a vita sono nominati dal Capo dello Stato per gli “altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario”. Per il resto, il “merito” è un concetto talmente discrezionale ed astratto che nel tempo si è preferito affiancarlo ad altre attitudini e caratteristiche che, di volta in volta e su basi chiaramente convenzionali, sono state utilizzate anche attraverso compiacenti sistemi elettorali. Del resto, affermare che una persona sia più meritevole di un’altra implica ritenere che quella persona abbia fatto qualcosa di “meglio”. E per stabilirlo è quindi necessario avere un riferimento generale più o meno condiviso per valutare una certa azione politica come “migliore” rispetto a un’altra. Ma quale che sia il criterio scelto per definire “buona” una politica e “migliore” una certa azione anziché un’altra non è compito facile. E’ in questo vuoto che si colloca, ad esempio, la recente elezione alla Camera dei Deputati e al Senato di persone aliene rispetto al territorio di riferimento elettorale ma, a vario titolo, “vicine” al leader di turno, ovvero la designazione di donne e uomini imposti ai diversi livelli istituzionali sulla base di criteri e valutazioni originati da gruppi, parentele, amicizie e simpatìe di vario genere.  Il risultato, che sembra sfuggire ai più, è che la forbice tra chi è al potere (l’attuale classe politica) e chi merita il potere (le potenziali élites politiche) si allarga sempre di più. Alla domanda “oggi come va?”, “tempo da lupi” avrebbe risposto Hobbes.

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redazione-vivienna