Romeni in Sicilia, “Calascibetta è la mia prima casa”

“La Colonna dell’Imperatore Traiano a Roma ci ricorda che il popolo romeno nacque dai Romani e dai nativi della Dacia”. Ed ancora: “Centotrentamila veneti e friulani andarono emigrati in Romania fra la fine del 1800 e il 1948: operai, falegnami, muratori”. Poche righe introduttive del libro-ricerca “Radici a metà- Trent’anni di immigrazione romena in Italia” che riassumono come l’integrazione tra il popolo romeno e quello italiano abbia radici lontane. Un libro, promosso dall’Istituto di Studi Poltici “S. Pio V” e realizzato dal Centro Studi e Ricerche Idos, presentato a Calascibetta in occasione di un convegno organizzato dall’associazione culturale “Dogilac”, presieduta da Dorica Orzan, una romena bene integrata nel territorio xibetano.

“Calascibetta, la mia prima casa”

Emozionatissima, soprattutto quando l’orchestra di flauti “Hugues Ensemble” ha intonato l’inno
della Romania, Dorica, nel prendere la parola, ha detto: “Calascibetta oramai è la mia prima casa, ma le mie radici non le dimenticherò mai”. Come a dire che l’identità di un popolo non va messa da parte, segna la storia di ognuno di noi. Integrazione o assimilazione, infatti, è stato il filo-rouge della serata, con il professore Benedetto Coccia, dell’istituto di studi politici “S. Pio V” di Roma, che ha detto: “C’è bisogno di integrazione non di assimilazione. I romeni debbono preservare le loro radici. Un popolo, per farsi accettare, non ha bisogno di annullare la propria identità”. Moderatrice della serata la poetessa Angele Riviera, presidente della Fidapa, che, nell’aprire il dibattito, ha spiegato: “La presenza massiccia delle donne romene è stata, nel bene e nel male, una grande risorsa per il nostro paese”.

L’integrazione

In tante si sono integrate, lavorano, alcune hanno messo su famiglia con uomini xibetani. A Calascibetta, nel 2010, c’era la più grossa comunità romena, oltre cento cittadini arrivati dalla Romania per accudire i nonnini xibetani. Oggi i numeri sono diversi, come ha ricordato Antonio Ricci del “Centro studi e ricerche Idos: “La Sicilia è una regione che accoglie, ma che vive un calo demografico che non viene compensato
dai nuovi arrivi”. Ricci ha poi aggiunto: “Nel 1991 erano 10 mila i romeni in Italia, oggi sono poco più di un milione e producono il 2 per cento del Pil italiano.

I numeri

Quarantaseimila quelli che vivono in Sicilia, la maggior parte di loro, sono donne, accudiscono gli anziani mentre gli uomini lavorano nel settore dell’edilizia e dell’agricoltura. I romeni che risiedono in provincia di Enna sono 1385, di cui 36 a Calascibetta, tra loro 29 sono donne”. “Quest’isola-ha spiegato la giornalista Miruna Cajvaneanu-è il posto migliore per parlare di immigrazione, perchè la gente è molto sensibile. Un
esempio di integrazione tra l’Italia e la Romania è l’Università rumena Dunarea de Jos, che sorge
a Enna, con la sua facoltà di medicina”. A porgere i saluti agli ospiti il sindaco Piero Capizzi e
l’assessore alla Cultura Maria Rita Speciale.

Francesco Librizzi