Giovani e istruiti ma senza un lavoro, fuga da Valguarnera per rifarsi una vita in Australia
Valguarnera - 09/01/2026
La “terra promessa” dei giovani valguarneresi in cerca di lavoro non è più soltanto l’Europa o il Nord Italia. Da qualche tempo, infatti, tra le nuove mete compare anche l’Australia, un continente distante circa 23 mila chilometri dalla Sicilia e oltre 16 ore di volo.
Destinazione Australia
Non più solo Londra, Berlino, Stoccarda, Milano o Torino, ma anche Sydney e Melbourne sono diventate destinazioni ambite per chi spera in un futuro occupazionale migliore. Si tratta per lo più di giovani che partono con visti temporanei, generalmente della durata di un anno, i cosiddetti Working Holiday, con la speranza di poter restare o tornare qualora si presenti un’opportunità di lavoro stabile.
Perchè vanno via
Negli ultimi mesi, a distanza di poco tempo l’uno dall’altro, una decina di ragazzi hanno deciso di scommettere su questa possibilità, stanchi di attendere un impiego che nel territorio non arriva. Sono quasi tutti under 30 diplomati, che non trovano sbocchi lavorativi nell’entroterra siciliano e scelgono di emigrare verso terre lontane. Un fenomeno che richiama alla memoria l’emigrazione di massa degli anni Cinquanta e Settanta, con una differenza sostanziale: allora a partire erano persone prive di titolo di studio, oggi invece sono giovani qualificati.
Anche quei migranti di prima generazione contribuirono in modo significativo allo sviluppo del tessuto sociale ed economico australiano, lavorando nell’artigianato, nell’industria e nel commercio. I ragazzi di oggi invece, emigrano consapevoli di inserirsi in un contesto diverso, caratterizzato da regole rigorose, forte etica del lavoro e assenza di scorciatoie o raccomandazioni.
Le difficoltà della permanenza in Australia
La permanenza in Australia dipende dal tipo di visto, che può variare dai tre mesi del turistico ai dodici mesi di quello lavorativo. Esistono inoltre percorsi che possono condurre alla residenza permanente, ma richiedono professioni specifiche, qualifiche adeguate e un iter spesso lungo e complesso. Requisiti fondamentali restano la buona conoscenza della lingua inglese e il rispetto delle regole: in caso contrario, il rimpatrio è immediato.
Lo sfogo di un padre
Uno di questi giovani, rientrato temporaneamente in Sicilia allo scadere del visto annuale, spera di tornare presto in Australia con un contratto di lavoro. A raccontare l’esperienza di uno di questi ragazzi partito recentemente è un genitore: «Mio figlio, a 27 anni, era stanco di aspettare. Ha inviato tantissimi curricula e presentato numerose domande di lavoro, ricevendo solo poche risposte, spesso per impieghi sottopagati. In Sicilia, purtroppo, il lavoro non c’è e non si cerca di procurarlo». L’uomo racconta anche del tentativo fallito di un amico del figlio, artigiano qualificato, che non è riuscito a trovare un’area dove aprire una carrozzeria, né a Valguarnera, priva di zona artigianale, né nell’area industriale di Dittaino.
«La cosa che più ci addolora – commenta con amarezza – è sapere che nostro figlio si trova a oltre 20 mila chilometri di distanza e non aver potuto fare nulla per aiutarlo a restare. Vale per mio figlio e per tante altre migliaia di giovani abbandonati al loro destino”. Lo spopolamento delle aree interne della Sicilia si conferma un fenomeno inarrestabile, una realtà amara da accettare, un pugno nello stomaco per ragazzi e famiglie.
I giovani, che rappresentano il futuro della società, sono costretti oggi come negli anni ‘50 a cercare fortuna altrove, mentre i piccoli centri si svuotano inesorabilmente, le attività muoiono, lasciando le proprie radici e il proprio patrimonio umano quasi esclusivamente a bambini e anziani.