Aidonese morta dopo aver assunto un farmaco, ospedale condannato al risarcimento dei parenti
Aidone - 23/01/2026
La Quinta sezione civile del Tribunale di Catania ha condannato, in primo grado, l’azienda ospedaliera per l’emergenza ospedaliera Cannizzaro di Catania al risarcimento, per un importo di circa 800 mila euro, nei confronti dei familiari di una paziente di Aidone, Venera Trovato, deceduta nel 2015.
Le fasi del ricovero e le dimissioni
La morte avvenne nell’abitazione della vittima, nelle ore successive alle dimissioni dall’ospedale etneo dove la donna si era recata per un “routinario intervento chirurgico” spiega l’avvocato Michele Guglielmo Calcagno, dello studio legale Calcagno, difensore della famiglia della vittima. Durante il ricovero, come appurato dal Tribunale, era stata riscontrata l’esistenza di un’allergia da parte della donna ad un principio attivo (amoxicillina) solo che i medici le prescrissero un farmaco, con quello stesso principio, da assumere dopo le sue dimissioni.
La paziente era allergica a quel farmaco
Cosa che la paziente fece la sera del 13 aprile del 2015: dopo aver cenato a casa, ingerì il farmaco accusando uno shock anafilattico che la portò alla morte. Nella sentenza del giudice emerge “l’erronea prescrizione di antibioticoterapia (“Augmentin”), nonostante la nota allergia riferita in corso di ricovero e prontamente riportata in cartella dai sanitari ai dati anamnestici, peraltro, “non vi sono evidenze documentali di compromesse condizioni cliniche al momento delle dimissioni” scrive il giudice.
Il soccorso dell’ambulanza senza un medico
Nella sentenza sono indicati altri particolari, tra cui la richiesta di soccorso al 118 dopo il malore della donna. Si è scoperto, da quanto indicato nella relazione dei periti, che l’ambulanza “era composta da una equipe di soli autisti soccorritori” ed è “ipotizzabile che non essendo presente personale sanitario non si sia proceduto ad alcuna procedura assistenziale durante il trasporto”.
“Decesso legato alla prescrizione dell’antibiotico”
Secondo i consulenti tecnici “una eventuale presenza di medico a bordo del mezzo di soccorso avrebbe consentito un approccio farmacologico (adrenalina) ovvero un sostegno delle funzioni vitali (ossigenoterapia) fino al raggiungimento del servizio di PS del presidio ospedalieri”. Al netto di questo aspetto, i consulenti ed il giudice sono giunti alla conclusione che “la causa del decesso deve essere individuata unicamente nell’incongrua prescrizione di antibioticoterapia, in soggetto con nota diatesi allergica da parte dei sanitari della convenuta Azienda Ospedaliera”.