Violenza nelle scuole, Rapè: “Serve un patto educativo territoriale”
Enna-Cronaca - 23/01/2026
di Giacomo Lisacchi
In seguito all’omicidio di uno studente accoltellato da un compagno di classe avvenuto a La Spezia, la professoressa Katya Rapè, segretaria provinciale del Pd, interviene sulla profonda crisi che attraversa il mondo della scuola. Un episodio che non è un fatto isolato, ma il sintomo di “un malessere strutturale che attraversa le nuove generazioni e che non può essere affrontato con la sola repressione”.
L’analisi della segretaria del Pd
Secondo Rapè, “chi vive la scuola quotidianamente si confronta con una fragilità profonda degli studenti”. Una fragilità che spesso “si manifesta nell’incapacità di gestire il conflitto, di riconoscere e governare le proprie emozioni, di confrontarsi senza che il dialogo degeneri in aggressività fisica o verbale”. “Criminalizzare i ragazzi –spiega- significa non voler comprendere il disagio che sta dietro certi comportamenti e rinunciare alla funzione educativa che dovrebbe guidare ogni scelta pubblica. La scuola deve essere luogo di relazione”. Per affrontare questa sfida, Rapè propone la costruzione di un Patto educativo territoriale. Una alleanza che dovrebbe coinvolgere: Scuola e famiglie; Istituzioni e servizi sociali; Associazioni e mondo del volontariato.
La relazione educativa
“Stare bene nel mondo di oggi è una sfida complessa –afferma-. Per questo è necessario aiutare i ragazzi e le ragazze a trasformare le difficoltà e la fragilità in consapevolezza, ad allenarsi alla vita, a riconoscere i propri limiti ma anche le proprie risorse. La scuola – prosegue Rapè – deve poter accompagnare questo percorso, offrendo strumenti per conoscersi, per affrontare le sfide del futuro e per costruire relazioni sane, rispettose e inclusive. La relazione educativa è il primo e più potente strumento di prevenzione del disagio e della violenza. È attraverso relazioni significative, fondate sul rispetto, sulla fiducia e sull’ascolto, che i ragazzi imparano a nominare le proprie emozioni, a gestire il conflitto, a riconoscere l’altro come interlocutore e non come nemico. Allo stesso tempo – continua Rapè – è indispensabile riconoscere le fragilità e supportarle, senza stigma né rimozioni. Fragilità psicologica, abbandono scolastico, ritiro sociale, dipendenza digitale, disturbi del comportamento non possono essere trattati come colpe individuali, ma come fenomeni complessi che richiedono competenze, ascolto e un lavoro condiviso. Come Partito Democratico riteniamo che questa sia una battaglia culturale e politica decisiva. Contrastare la violenza non con risposte semplici a problemi complessi, ma con politiche educative capaci di ricostruire legami, fiducia e senso di comunità. Solo rimettendo al centro la persona, e non soltanto il comportamento da punire, possiamo aiutare i nostri ragazzi a scegliere il dialogo al posto della violenza e a diventare cittadini liberi, consapevoli e responsabili”.