L’inchiesta sulla violenza giovanile nell’Ennese: i numeri ufficiali, la droga e le fragilità familiari

La provincia che le statistiche collocano stabilmente tra le più sicure d’Italia sta facendo i conti con episodi che interrogano famiglie, scuole e istituzioni. Il coinvolgimento, nelle scorse ore di tre giovani – due dei quali minorenni – nel pestaggio di un disabile non è un fatto isolato. Si inserisce in una sequenza di aggressioni che, tra Enna, Calascibetta e Piazza Armerina, raccontano una tensione giovanile crescente.

La catena di episodi violenti

A novembre, a Calascibetta, un gruppo di circa venti ragazzi ha aggredito senza motivo un giovane ennese, salvatosi – come ha dichiarato il padre dopo la denuncia – “per pura fortuna”. A Piazza Armerina si sono verificati episodi di violenza di gruppo. E resta aperta l’inchiesta della Procura per i Minorenni di Caltanissetta sul caso della quindicenne trovata senza vita nella propria abitazione, con un procedimento per istigazione al suicidio.

Il paradosso dei numeri: provincia “sicura”, episodi ad alta gravità

Secondo l’Indice della criminalità 2025 del Sole 24 Ore, elaborato su dati del Dipartimento della Pubblica Sicurezza – Ministero dell’Interno, la provincia di Enna nel 2024 ha registrato circa 2.300 denunce ogni 100 mila abitanti, risultando tra le ultime in Italia per incidenza complessiva di reati. Un dato che la colloca stabilmente tra le realtà meno colpite dalla criminalità tradizionale.

Il bilancio operativo 2024 della Polizia di Stato – Questura di Enna, diffuso in occasione della Festa della Polizia, parla di 74 arresti, quasi 500 denunciati, 37 persone denunciate per reati legati agli stupefacenti e 57 armi sequestrate. Numeri che non delineano un’emergenza strutturale, ma che indicano una presenza costante di fenomeni legati a droga e violenza.

Il quadro cambia se si guarda alla dimensione minorile su scala regionale e nazionale.

Secondo il Servizio Analisi Criminale del Ministero dell’Interno, nel 2024 in Italia è aumentata l’incidenza dei reati commessi da minorenni, con una crescita significativa dei delitti violenti e un incremento della partecipazione di giovani in episodi di aggressione di gruppo.

Il dossier 2024 della Polizia di Stato e della Fondazione Terre des Hommes sui reati a danno di minori evidenzia che in Sicilia si è registrato un aumento complessivo dei reati contro i minorenni rispetto all’anno precedente, superiore alla media nazionale. Lo stesso report segnala un forte incremento dei reati online – dalla pornografia minorile alle molestie digitali – che spesso costituiscono l’anticamera di dinamiche di bullismo, esclusione e violenza nel mondo reale.

Non esistono, allo stato attuale, dati pubblici disaggregati che quantifichino esclusivamente i reati commessi da minorenni nella sola provincia di Enna. Ma il trend regionale e nazionale indica una crescita del fenomeno e la cronaca locale conferma che anche nei territori a bassa densità criminale emergono episodi di particolare gravità.

Le cause: cosa dicono le procure minorili e gli esperti

Le procure minorili siciliane, nelle relazioni annuali e negli interventi pubblici del 2024-2025, hanno individuato alcuni fattori ricorrenti alla base dell’aumento della violenza giovanile:

Diffusione di sostanze stupefacenti a basso costo, in particolare crack e droghe sintetiche, che abbassano la soglia di autocontrollo e favoriscono comportamenti impulsivi. Fragilità familiari e conflittualità domestica, spesso con precedenti di violenza assistita. Povertà educativa e dispersione scolastica, che in alcune aree siciliane restano superiori alla media nazionale (dati ISTAT e Ministero dell’Istruzione). Uso distorto dei social network, dove dinamiche di branco, sfide, umiliazioni pubbliche e ricerca di visibilità alimentano comportamenti aggressivi. Disagio psicologico non intercettato precocemente, con carenza di presidi di supporto psicologico strutturati nelle scuole.

Secondo il Servizio Analisi Criminale, negli ultimi due anni si è osservata una maggiore partecipazione di gruppi di adolescenti in episodi di aggressione collettiva, con dinamiche spesso prive di movente strutturato: violenza “gratuita”, finalizzata all’affermazione nel gruppo dei pari.

Un fenomeno che cambia volto

Il dato più rilevante non è la quantità complessiva dei reati nell’Ennese, che resta bassa rispetto a molte province italiane. È la qualità degli episodi: aggressioni di gruppo, vittime vulnerabili, giovani coinvolti in età sempre più precoce.

Le statistiche ufficiali raccontano una provincia sicura. La cronaca degli ultimi mesi racconta invece un disagio giovanile che si manifesta con modalità nuove e più aggressive.

Il rischio, sottolineano operatori sociali e magistrati minorili, è sottovalutare il fenomeno perché non ancora strutturato in numeri elevati. Ma i segnali – avvertono – ci sono. E ignorarli significherebbe intervenire solo quando i numeri, oltre che i casi, diventeranno più pesanti.