Terzo mandato, la Consulta scuote la Sicilia: i Comuni all’Ars “Cambiate la legge subito”
√i√i - 24/02/2026
«Non si può più tergiversare». L’Anci Sicilia alza il tono e mette la Regione davanti a un bivio. La sentenza n. 16/2026 della Corte costituzionale, depositata il 19 febbraio, secondo l’associazione dei Comuni impone una scelta netta: modificare con urgenza anche la norma siciliana sui limiti di mandato dei sindaci. Una notizia anticipata nella giornata di ieri in un articolo di ViviEnna a firma di Massimo Greco.
Pressing dell’Anci Sicilia
Il presidente Paolo Amenta e il segretario generale Mario Emanuele Alvano parlano di una disciplina «altrettanto incostituzionale» rispetto a quella censurata dalla Consulta e annunciano di avere già trasmesso una richiesta formale al presidente della Regione e al presidente dell’Ars.
«La Corte ha ribadito che restrizioni al diritto di elettorato passivo non possono essere introdotte con scelte regionali difformi e prive di specifiche giustificazioni — sottolineano — perché incidono su diritti politici fondamentali e alterano l’equilibrio democratico».
Il riferimento è all’articolo 3 della legge regionale 7/1992 che, nei comuni sotto i 5 mila abitanti, consente al massimo tre mandati consecutivi e, in quelli tra 5 mila e 15 mila abitanti, si ferma a due. Una soglia più restrittiva rispetto al resto d’Italia.
«È una disciplina che ha già prodotto effetti penalizzanti — insistono Amenta e Alvano — impedendo a sindaci di ricandidarsi come avviene nel resto del Paese e sottraendo ai cittadini la piena libertà di scelta».
Per l’Anci non è solo un nodo tecnico. È «una questione di rispetto dei diritti costituzionali e di certezza del diritto». E l’invito alla politica regionale è esplicito: intervenire «senza ulteriori rinvii».
L’Ars si spacca sul terzo mandato
Il problema è che l’Assemblea regionale siciliana, appena due giorni prima del deposito della sentenza, ha bocciato proprio la norma che avrebbe introdotto il terzo mandato per i sindaci dei comuni fino a 15 mila abitanti.
Il disegno di legge di riforma degli enti locali è passato, ma amputato: via il terzo mandato e la figura del consigliere supplente, sì invece alla rappresentanza di genere nelle giunte (quota minima del 40% nei comuni sopra i 3 mila abitanti).
Una spaccatura politica che oggi pesa ancora di più. Perché mentre l’Aula respingeva l’estensione del mandato, la Consulta metteva in discussione l’impianto restrittivo stesso. E ora il cortocircuito è servito.
Il caso Enna: tre sindaci pronti al terzo giro
Nel frattempo, in provincia di Enna la questione non è teorica. A Valguarnera, Nicosia e Agira siedono tre sindaci al secondo mandato — Draià, Bonelli e Greco — che guardano al terzo giro elettorale.
Con la norma regionale formalmente in vigore ma politicamente contestata, e con la Consulta che richiama il principio dell’uniformità del diritto di elettorato passivo, lo scenario è esplosivo.
Se decidessero di candidarsi comunque, invocando il pronunciamento della Corte, il rischio è una raffica di ricorsi. Prima davanti ai giudici amministrativi, poi — verosimilmente — un nuovo passaggio davanti alla stessa Corte costituzionale.
A pochi mesi dalle amministrative, il caos normativo rischia di trasformarsi in caos elettorale.
Permessi e indennità: altro fronte aperto
L’Anci non si limita al tema dei mandati. Nel mirino c’è anche l’articolo 1 del ddl sugli enti locali approvato il 17 febbraio, che interviene sui permessi degli amministratori.
«Materie come permessi, indennità ed elettorato devono essere garantite in modo uniforme e stabile — avvertono i vertici dell’associazione — senza soluzioni estemporanee o variabili sul territorio regionale».
Il messaggio è chiaro: non si possono cambiare le regole del gioco a ridosso delle elezioni, né creare un sistema a geometria variabile dentro la stessa Regione.
Un campo minato verso le urne
La combinazione tra sentenza della Consulta e bocciatura dell’Ars ha prodotto un vuoto politico che rischia di riempirsi nelle aule dei tribunali.
Se la Regione non interverrà rapidamente, i Comuni siciliani potrebbero andare alle urne con una norma contestata e una giurisprudenza in movimento.
E a Enna, dove tre sindaci sono pronti a giocarsi la partita del terzo mandato, la campagna elettorale potrebbe cominciare non nei comizi ma nei ricorsi.