Elezioni, la crisi dei partiti e la sindrome ennese: correre non per vincere ma per far perdere

Il problema c’è ma serve a poco amplificarne i sintomi. A tre mesi esatti dalla competizione elettorale i candidati alla carica di Sindaco della città di Enna che hanno ufficializzato il loro impegno sono ancora due, Filippo Fiammetta e Paolo Gargaglione, entrambi, almeno per il momento, sprovvisti di casacche politiche.

La crisi dei partiti

Chi vuole comprendere le ragioni di tale patologia deve necessariamente risalire alla crisi dei partiti politici. A causa delle astensioni gli elettori si sono quasi dimezzati, gli iscritti ai partiti si sono ridotti a un quarto di quelli che erano nel passato. Prima si recava le urne più del 90% degli elettori, ora questi sono scesi a poco più del 50%, dunque l’elettorato si rifiuta di scegliere e di farsi rappresentare.

I partiti non hanno più una base fedele su cui contare e la loro organizzazione territoriale è sempre più esile. Ma vi è di più se guardiamo agli aspetti istituzionali. Se a livello nazionale il sistema parlamentare presenta solo una trazione presidenzialista, a livello regionale e locale, l’introduzione dell’elezione diretta degli organi monocratici ha finito per ridurre il peso degli organi rappresentativi collegiali, tanto che è difficile dire in che cosa siano impegnati i consigli regionali e comunali di oggi.

I battibecchi ed il lupi solitari

E poi la competizione, ridotta a battibecchi, alla ricerca continua della differenza piuttosto che alla comparazione di programmi, alla negazione delle posizioni dell’altro piuttosto che all’affermazione delle proprie, ha completato il quadro. La frammentazione senza una concentrazione in un partito che abbia un peso significativo producono la mobilità e fluidità del corpo elettorale e inducono singoli “lupi solitari” a muoversi per conquistare un incerto seguito elettorale, salvo sperare che il proprio successo dipenda dalla debolezza dei competitori.

La sindrome ennese

Così facendo, anche a Enna non si compete più per vincere ma solo per far perdere l’avversario. Tutto questo non fa altro che allontanare gli elettori, scoraggiandone partecipazione e passione per la politica. In tale contesto i partiti politici non sono più i laboratori in cui si formano le nuove classi dirigenti ma solo luoghi di aggregazione elettorale le cui porte si aprono solo in prossimità delle competizioni elettorali. Ecco perché in entrambi gli schieramenti politici si registra questo grave ritardo nella scelta dei candidati.