Servire caffè o fare la valigia: il destino dei ragazzi ennesi
Enna-Cronaca - 28/02/2026
C’è un’immagine che racconta più di tante statistiche la condizione dei giovani ennesi: un grembiule legato in fretta, il turno serale in pizzeria, il bancone del bar come orizzonte professionale. Non per scelta, ma per mancanza di alternative.
La denuncia della Cgil
La denuncia della Nidil Cgil Enna parte da un dato che pesa come un macigno: oltre 6 mila persone senza lavoro nella provincia. Le stime ISTAT 2024 parlano di circa 7 mila disoccupati su una forza lavoro di 50-55 mila persone. Il tasso di disoccupazione si colloca tra il 13 e il 14 per cento, più del doppio della media nazionale ferma al 6,5 per cento.
Chi sono i Neet
Il volto più fragile è quello dei giovani. Tra i 15 e i 29 anni sono tra 2.500 e 3.000 quelli che cercano un impiego. Molti altri hanno smesso di cercarlo. È la generazione dei cosiddetti NEET, ragazzi che non studiano, non lavorano e non seguono percorsi di formazione. In Italia rappresentano ancora circa il 18 per cento della popolazione giovanile, una delle percentuali più alte in Europa. Anche a Enna il fenomeno è tangibile, spesso nascosto dietro porte chiuse e curriculum senza risposta. Dire che “non hanno voglia” è la scorciatoia più comoda. La realtà è diversa. I NEET non sono un gruppo uniforme: c’è chi è disoccupato attivo ma senza opportunità, chi è scoraggiato dopo anni di tentativi falliti, chi vive una condizione di ritiro sociale. Il problema non è l’assenza di ambizione, ma l’assenza di un mercato del lavoro capace di assorbirla.
In questo scenario, la somministrazione resta quasi l’unico varco aperto. Contratti a termine, spesso brevi, intermediati dalle agenzie. Lavori che cominciano e finiscono in pochi mesi, raramente si trasformano in stabilità. Per molti giovani l’alternativa concreta è tra un turno al bar, una stagione in pizzeria, qualche mese in un supermercato o la valigia pronta per Milano, Bologna, Berlino.
Lo spopolamento
Il paradosso è evidente. I numeri mostrano un lieve miglioramento rispetto a dieci anni fa, quando i disoccupati superavano le 9 mila unità. Ma non è la crescita ad aver ridotto le cifre: è lo spopolamento. La provincia ha perso migliaia di residenti nell’ultimo decennio, scendendo sotto i 160 mila abitanti. Meno nascite, più partenze. Ogni giovane che va via alleggerisce le statistiche e svuota le strade.
I timori dei genitori
Il risultato è un equilibrio fragile. Meno giovani significa meno consumi, meno imprese, meno servizi. Un territorio che invecchia e si restringe mentre i ragazzi servono caffè o impastano pizze sognando altro. Per un genitore la domanda non è più “che lavoro farà mio figlio?”, ma “dove dovrà andare per farlo?”.
Ippolito: “Serve cambio di passo”
La segretaria provinciale della Nidil Cgil Enna, Rossana Ippolito, parla di emergenza sociale e chiede un cambio di passo. Servono politiche attive del lavoro che funzionino davvero, investimenti strutturali capaci di creare occupazione stabile, formazione mirata per chi è rimasto escluso dal mercato. Occorre sostenere i settori strategici del territorio, dal turismo all’agricoltura innovativa fino ai servizi digitali, e contrastare con decisione lavoro nero e sottopagato.
Solo lavori precari e stagionali
Il punto, però, è più profondo. Enna non può rassegnarsi a essere una provincia che offre ai propri giovani solo lavori stagionali o precari. Non può abituarsi all’idea che il talento debba emigrare per trovare spazio. Oltre 6 mila disoccupati non sono una cifra astratta. Sono figli che restano a casa più a lungo, sono famiglie che rinviano progetti, sono sogni compressi tra un turno serale e una partenza annunciata.
Se non si interviene ora, il rischio è che il futuro della provincia abbia sempre lo stesso odore: caffè appena fatto e forno acceso.