Terzo mandato, Draià e Greco sfidano il partito del no all’Ars

La rivolta sul terzo mandato non parla solo palermitano. Ha un accento ennese sempre più marcato. Tra i sindaci che chiedono all’Ars di recepire subito la norma nazionale, dopo la sentenza della Corte Costituzionale del 19 febbraio, ci sono anche Francesca Draià e Maria Greco, prime cittadine rispettivamente di Valguarnera e Agira.
È un passaggio che sposta l’asse del confronto politico: non più una disputa astratta tra Aula e governo regionale, ma una partita che tocca direttamente il territorio ennese, dove le amministrazioni locali rivendicano il diritto a ricandidarsi e a lasciare che siano i cittadini a decidere.

La pressione dei municipi e la frattura con l’Ars

Il comunicato firmato dai sindaci “ribelli” arriva a poche ore dall’annuncio del presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Gaetano Galvagno, che ieri ha convocato per oggi una conferenza dei capigruppo urgente per calendarizzare una norma di recepimento diretto del terzo mandato nei Comuni fino a 15 mila abitanti.
L’idea è semplice: una legge snella, tre articoli, per applicare in Sicilia quanto già vale nel resto d’Italia. Ma l’Ars non è terreno neutro. La maggioranza è attraversata da tensioni e il terzo mandato è già stato affossato una volta, nel voto sulla riforma degli Enti locali.
In mezzo, una frattura istituzionale che ora tocca anche Enna: da un lato il Parlamento regionale che discute tempi e modalità; dall’altro i sindaci che annunciano di volersi candidare comunque, con o senza norma regionale.

Draià e Greco: decidano i cittadini

A Valguarnera e Agira la questione non è teorica. Francesca Draià e Maria Greco hanno aderito alla linea dei colleghi che chiedono un adeguamento immediato. Nel documento si parla di necessità e urgenza, di rischio contenziosi, di disparità di trattamento. Ma soprattutto si rivendica un principio: il diritto a candidarsi non può essere compresso da ritardi normativi.
Il messaggio è chiaro anche sul piano politico: la ricandidatura non è un automatismo, ma un ritorno al giudizio degli elettori. E se dovessero arrivare esclusioni, scatteranno ricorsi al Tar con richiesta di ammissione cautelare.
Per la provincia di Enna, dove gli equilibri amministrativi sono spesso delicati e i Comuni hanno bilanci e servizi da difendere, lo spettro di una campagna elettorale combattuta nelle aule giudiziarie non è uno scenario rassicurante.

Il partito del no e il nodo politico

Dentro l’Ars, però, il fronte contrario non arretra. Il deputato della Dc Carlo Auteri ha ribadito la sua posizione contro il terzo mandato, sostenendo che la norma non può essere votata come una formalità e che, trattandosi di Regione a Statuto speciale, serve un passaggio approfondito nelle commissioni di merito.
Parole che, pur senza essere citate direttamente nel comunicato dei sindaci, rappresentano il bersaglio politico di chi teme l’ennesimo rinvio. Per i primi cittadini, ogni rallentamento aumenta il rischio di paralisi amministrativa.
Se la norma non verrà approvata in tempi rapidi, il rischio è concreto: liste contestate, ricorsi, sospensive. E nel frattempo Comuni impegnati a garantire servizi essenziali con un quadro di incertezza che potrebbe bloccare decisioni strategiche.

Il rischio paralisi per i Comuni ennesi

Per realtà come Valguarnera e Agira, dove la continuità amministrativa incide su opere pubbliche, fondi regionali e gestione ordinaria, l’ingresso dei giudici nella partita politica significherebbe rallentamenti e tensioni.
La sensazione, in provincia, è che la partita del terzo mandato sia diventata il riflesso di un’instabilità più ampia dentro la maggioranza regionale. Mentre Palermo discute, nei Comuni si preparano le liste. E le sindache ennesi hanno già scelto: andare avanti, lasciando ai cittadini l’ultima parola.