Ladro entra in casa mentre la famiglia pranza: “Era a volto scoperto”, racconto shock di un’imprenditrice
Pietraperzia - 05/03/2026
Un furto in pieno giorno, consumato mentre in casa si stava ancora pranzando. È da questo episodio che prende forma la denuncia pubblica dell’imprenditrice Enza Di Gloria, che ha scelto di raccontare quanto accaduto ai suoi genitori – di 73 e 92 anni – in una lettera aperta alla comunità di Pietraperzia, dopo aver presentato formale denuncia ai carabinieri.
Un racconto che va oltre il singolo episodio di cronaca e diventa il grido di allarme di una comunità che, secondo la stessa imprenditrice, sta vivendo un crescente senso di insicurezza.
Il furto mentre la famiglia era a tavola
Il fatto risale al primo pomeriggio di domenica 1 marzo. Intorno alle 15, mentre al piano terra della casa i familiari erano ancora riuniti a tavola per il pranzo domenicale, un uomo si sarebbe introdotto furtivamente nell’abitazione.
Secondo quanto ricostruito successivamente grazie alle telecamere di videosorveglianza, il ladro avrebbe raggiunto direttamente il secondo piano dell’edificio, muovendosi con disinvoltura e senza preoccuparsi della presenza di persone all’interno della casa. Una circostanza che colpisce e inquieta: il colpo sarebbe stato messo a segno a volto scoperto, quasi a suggerire – secondo quanto emerge dalla lettera – un senso di impunità ormai radicato.
Una volta al piano superiore, l’uomo avrebbe rovistato nei cassetti e messo a soqquadro alcune stanze, portando via oro, monili e denaro contante. La scoperta del furto è arrivata solo più tardi, tra le 16.30 e le 17.
La solidarietà dei vicini e il clima nel paese
Subito dopo la scoperta del colpo, amici, conoscenti e soprattutto i vicini si sono mobilitati per offrire aiuto e collaborazione, fornendo alle forze dell’ordine dettagli su movimenti sospetti notati nei giorni precedenti.
Un segnale di solidarietà che, racconta Di Gloria, è stato accompagnato anche da un sentimento diffuso di rabbia e stanchezza.
Nella lettera aperta l’imprenditrice racconta di aver riflettuto a lungo prima di rendere pubblica la vicenda.
«Ho riflettuto in questi pochi giorni dai fatti su quanto dovessi o potessi mettere in atto rispetto alla gravità di quanto successo. Alla fine mi sono decisa non solo a raccontare quanto è avvenuto alla mia famiglia, ma anche a farmi portavoce di quel sentimento misto di rabbia e frustrazione che ho sentito forte nella collettività».
“Un pericolo costante per la società”
Nel suo racconto emerge chiaramente la convinzione che quanto accaduto non sia un episodio isolato. Secondo quanto riferisce l’imprenditrice, il soggetto ripreso dalle telecamere sarebbe facilmente identificabile e noto a molti, e negli ultimi tempi diversi cittadini avrebbero subito visite analoghe nelle proprie abitazioni.
«Ci sono alcuni soggetti che rappresentano un pericolo costante per la società e che, forse sentendosi coperti dai mancati interventi di prevenzione, continuano ad agire indisturbati all’interno dei nostri centri e delle nostre abitazioni». Un’accusa che si accompagna alla sensazione che la sicurezza, in una comunità da sempre considerata tranquilla, stia lentamente venendo meno.
«La situazione di allarme sociale sta diventando intollerabile», scrive ancora Di Gloria, sottolineando che per persone anziane come i suoi genitori un’esperienza simile può avere conseguenze emotive ben più gravi della perdita economica.
La denuncia e l’appello alle istituzioni
La famiglia ha presentato denuncia formale presso la caserma dei carabinieri, chiedendo che venga fatta piena luce sull’accaduto e sugli eventuali complici. Ma la lettera aperta è anche un appello alle istituzioni
Per l’imprenditrice, il caso che ha colpito la sua famiglia rappresenta solo «la punta dell’iceberg» di un fenomeno più ampio.
«Era giusto gridare la rabbia per quanto successo e chiedere a chi istituzionalmente deve garantire la serenità dei cittadini di intervenire con azioni concrete».
La richiesta è chiara: interventi rapidi e decisi da parte delle forze dell’ordine e dell’autorità giudiziaria per evitare che situazioni simili possano ripetersi.
Una petizione per reagire
Dalla frustrazione nasce anche la volontà di reagire. L’imprenditrice annuncia infatti l’intenzione di promuovere una petizione cittadina per chiedere maggiore sicurezza e rafforzare la collaborazione tra cittadini e autorità.
«Mi impegno personalmente a mettere in atto una petizione per riprendere il controllo e cercare di eliminare questo grave disagio sociale, creando una rete reale di cittadini pronti a collaborare».
Un appello che si rivolge anche alla comunità
Non cedere alla paura, denunciare e mantenere vivo lo spirito di solidarietà che ha sempre caratterizzato il paese. Perché, conclude la lettera, ciò che è accaduto alla sua famiglia «non debba più ripetersi».