Enna, la Democrazia Partecipata va al Tar: Arci Petra sfida il Comune sullo “scandalo spam”
Enna-Cronaca - 06/03/2026
Dalle piazze virtuali alle aule di giustizia. La vicenda della Democrazia Partecipata 2025 a Enna abbandona il terreno del confronto civico per approdare a quello, decisamente più scivoloso, del diritto amministrativo. L’associazione Arci Petra APS, capofila del progetto “Enna torna al Cinema”, ha rotto gli indugi depositando un ricorso al TAR di Catania. L’obiettivo? Impugnare gli atti con cui il Comune ha decretato la vittoria di “Luminaria”, la proposta dell’associazione Bottega Culturale guidata da Antonio Messina.
Cronaca di un bando “stregato”
Per capire come si sia arrivati al muro contro muro, bisogna riavvolgere il nastro di una procedura che definire tortuosa è un eufemismo. Tutto nasce con un bando da 18 mila euro e un nobile intento: far scegliere ai cittadini come spendere i soldi pubblici. Ma il meccanismo si inceppa quasi subito. Il primo spoglio delle schede si trasforma in un caso politico quando il consigliere del Pd, Marco Greco, denuncia l’impossibilità di assistere alle operazioni, incassando il sostegno di Francesco Di Venti, consigliere del Mpa-Grande Sicilia.
Il colpo di scena arriva però dai server: decine, se non centinaia di voti inviati via email, finiscono nel buco nero della cartella “spam” del Comune. Un disguido tecnico che costringe l’amministrazione a un “secondo tempo” elettorale, con un nuovo conteggio che rimescola le carte ma non placa gli animi.
L’affondo di Arci Petra: “Trasparenza non pervenuta£
Il ricorso firmato dalla presidente Federica Barbarino non è solo una questione di voti, ma di metodo. L’associazione parla di una scelta «inevitabile», dettata dal fatto che, a distanza di mesi, gli aspetti più oscuri della vicenda non sono mai stati chiariti.
Secondo l’Arci, la gestione della consultazione ha sollevato «enormi interrogativi che meritano di essere risolti definitivamente». Il punto focale non è il merito culturale della proposta vincitrice, ma la tenuta democratica del processo. Barbarino punta il dito contro la mancanza di un «percorso limpido e comprensibile», lamentando anche un clima poco istituzionale: il testo del ricorso richiama infatti il «sarcasmo espresso inopportunamente da parte di taluni sui social network», segno di una tensione che ha superato i confini del dibattito tecnico.
Non manca una stoccata “politica” al Comune, “ringraziato” ironicamente per aver fatto propria l’idea del cinema (seppur in forma ridotta) senza però «aver mai fornito risposte chiare né riconosciuto il lavoro svolto da chi quella proposta l’aveva elaborata».
Gli scenari legali: cosa rischia il Comune?
L’ingresso del TAR trasforma una bagatela municipale in una potenziale mina amministrativa. Attingendo ai princìpi del diritto pubblico, si possono ipotizzare tre scenari:
L’Annullamento per eccesso di potere o difetto di istruttoria: Se i giudici dovessero riscontrare che la gestione dello “spam” ha alterato la par condicio tra i concorrenti o che i criteri di ammissibilità dei voti recuperati sono stati opachi, l’intera procedura potrebbe essere azzerata. In questo caso, il Comune dovrebbe rifare tutto da capo, con un danno d’immagine ed economico non indifferente.
Il Rigetto per carenza di interesse o legittimità: Il TAR potrebbe ritenere che le irregolarità lamentate non siano tali da aver inficiato il risultato finale in modo determinante, confermando la vittoria di “Luminaria”.
La Sospensiva: In attesa del merito, i giudici potrebbero bloccare l’erogazione dei fondi e l’avvio dei lavori del progetto vincitore come misura cautelare, congelando di fatto la Democrazia Partecipata ennese per mesi.