Artigianato innovativo, il progetto di Lisca Bianca e Oltresenso per i ragazzi svantaggiati e non vedenti

Si sono aiutati a vicenda e hanno condiviso le loro competenze. Cinque ragazzi del servizio sociale per i minorenni e cinque non vedenti hanno partecipato insieme al progetto “Artigianato innovativo – percorsi di formazione e integrazione sociale” dell’associazione Lisca Bianca e della cooperativa Oltresenso.

Durante il percorso, da settembre a febbraio, i ragazzi hanno avuto modo di apprendere tecniche di falegnameria e 3D e prendere parte alla progettazione e alla realizzazione di oggetti che oggi arredano il bar al buio dell’istituto dei ciechi Florio-Salamone.

Ci sono monumenti, simbolo della città come il castello della Zisa e la Cattedrale, riprodotti in rilievo per permettere alle persone non vedenti e ipovedenti di percepire i volumi, le proporzioni e i dettagli artistici tramite il tatto. Ci sono anche riproduzioni di animali e percorsi olfattivi.

“I ragazzi, seppur con vissuti diversi, hanno lavorato insieme – spiega Zeno Franchini, vicepresidente di Lisca Bianca – e si sono supportati reciprocamente. Hanno scoperto forza e talenti”.

Si tratta di una start-up, finanziata dagli Uffici pastorali della Caritas diocesana e sostenuta dai fondi dell’otto per mille della Chiesa valdese.

“Questi arredi, che sono frutto di un progetto inclusivo, – aggiunge Lorenzo Bassano, presidente della cooperativa Oltresenso – arricchiscono il Bar al buio, luogo dove i visitatori possono vivere un’esperienza sensoriale immersiva: in assenza della vista, toccano, ascoltano e percepiscono odori e sapori, mettendosi nei panni di chi quotidianamente convive con la disabilità visiva”. Gli arredi realizzati dai giovani diventano così parte integrante dell’esperienza, non semplici oggetti ma strumenti di percezione e partecipazione.

Presenti alla cerimonia di consegna degli arredi anche Tommaso Di Gesaro, presidente dell’istituto dei ciechi, Giovanna Virga presidente della sezione territoriale dell’Uici, don Sergio Ciresi, direttore della Caritas diocesana, Giusy La Monica dell’Ufficio di servizio sociale per i minorenni e l’assessore alle Attività sociali, Mimma Calabrò che ha ricordato l’importanza di “aprire gli occhi ad una società che fino a poco tempo fa emarginava chi aveva una diversità, oggi invece, lo valorizza e riconosce i suoi punti di forza”.

Antonio Stampeta e Manuel Rinaudo hanno partecipato al progetto. “Siamo non vedenti – hanno commentato i ragazzi – eppure questo progetto ci ha aperto gli occhi e ci ha fatto conoscere potenzialità che non sapevamo di avere”.


Luogo: Istituto dei ciechi Florio Salamone, via Angiò, 27, PALERMO, PALERMO, SICILIA