Crisi idrica, Enna e Agrigento a confronto: stessa sete, problemi simili ma prezzi opposti
Enna-Cronaca - 23/03/2026
A Enna quella scena la conoscono a memoria. Le taniche sul balcone, le autobotti parcheggiate in piazza, il rubinetto aperto per riflesso condizionato e subito richiuso. L’estate del 2024 ha lasciato tracce che non si cancellano in fretta: sei giorni senz’acqua, otto ore notturne di erogazione, proteste davanti ad AcquaEnna, bollette stracciate in strada. Una città capoluogo ridotta a razionare come in tempo di guerra.
Oggi quegli stessi fantasmi si aggirano per l’Agrigentino. A Ravanusa, Licata, Canicattì i rubinetti tacciono da settimane. Turni che sfiorano i venti giorni. Mercato improvvisato di autobotti, qualcuna, si è scoperto, con acqua contaminata da coliformi e nitrati fuori norma, un uomo finito in Procura per vendita di sostanze alimentari non genuine. Ed è marzo, non agosto.
Ad Enna guardano e riconoscono tutto. La forma, il ritmo, persino le parole dei sindaci. Sanno come va a finire. E sanno, soprattutto, che tra le due province le somiglianze sono reali — ma le differenze sono ancora più istruttive.
Il gestore: chi risponde quando il rubinetto tace
Ad Enna risponde AcquaEnna S.C.p.A., operativa dal 2005, vigilata dall’ATI Enna che nel 2020 ha sostituito il vecchio Consorzio ATO 5. Ad Agrigento il servizio è in mano ad AICA – Acqua è Vita S.p.A., sotto l’ATI AG9. Nomi diversi, architettura identica. Entrambe dipendono a monte da Siciliacque S.p.A., il grande distributore all’ingrosso che gestisce i principali acquedotti dell’isola, Ancipa in testa.
È proprio Siciliacque il nodo dove le due storie si toccano nel modo più scomodo. Il sindaco di Ravanusa ha accusato Siciliacque di voler ridurre le forniture ad AICA per debiti pregressi, debiti che, precisa, “non riguardano i miei concittadini”. Ad Enna quella stessa Siciliacque gestisce l’acquedotto Ancipa, infrastruttura dalla quale l’intera provincia dipende in modo quasi totale. Quando l’Ancipa cede per siccità, per rottura, per manutenzione non c’è gestore locale che tenga. La regia è unica, le conseguenze sono di tutti.
Le dighe: stessa Sicilia, errori diversi
L’Ennese ha l’invaso Ancipa: esiste, funziona, ma è diventato un cappio. Prima del 2005 il 75% dell’acqua di Enna veniva da pozzi locali e sorgenti territoriali; la dipendenza dall’Ancipa era al 25%. Poi quei pozzi sono stati progressivamente dismessi. Quando nel 2024 l’invaso si è abbassato per la siccità, non esisteva piano B. Il sistema era stato costruito intorno a un’unica fonte, come una casa con una sola trave portante. L’emergenza del 2024 non è arrivata per sfortuna: era scritta nella scelta di smettere di diversificare.
Agrigento ha la diga di Gibbesi: costruita, collaudata, mai entrata in funzione. Da quarant’anni le paratie restano aperte e quando piove forte, invece di trattenere la risorsa, la scarica verso valle. In certi anni ha allagato la piana di Licata.
Due errori speculari. Enna ha concentrato tutto su un’unica fonte finché ha retto. Agrigento non ha mai fatto partire quella che aveva. Il risultato, nei rubinetti, è lo stesso.
La rete: quanto si perde lungo la strada
Nel 2020 l’ATI Enna ha ereditato una rete con perdite medie del 60%: sei metri cubi su dieci pompati sparivano prima di arrivare a destinazione. Tra il 2020 e il 2023, grazie alla creazione di 102 distretti idrici e 814 chilometri di distrettualizzazione, quelle perdite sono state ridotte del 27,64%. Oggi si perde ancora intorno al 43-45%, una cifra che fa ancora male, ma esiste un piano: 57 milioni di euro in fondi REACT-EU, 17 lotti, rifacimento delle reti di dieci comuni, smart meter, telecontrollo. Tutto appaltato.
Nell’Agrigentino la dispersione supera il 51,6% dell’acqua immessa. L’acquedotto Tre Sorgenti ha ceduto quattro volte in dieci giorni a marzo, tagliando l’acqua a sei comuni per oltre venti giorni. Sono stanziati circa 24 milioni per cinque comuni. Sulla carta. Come la diga di Gibbesi era sulla carta, quarant’anni fa.
Enna non è fuori dal tunnel. Ma il tunnel almeno lo sta percorrendo.
Le interruzioni: il calendario dell’assetato
Il 2024 ha segnato il picco per Enna: agosto con turni ogni quattro giorni, settembre con turni ogni sei giorni e finestre di otto ore notturne. Dal 1° gennaio 2025 la turnazione è scesa a tre giorni. Un miglioramento reale, conquistato a fatica, che marzo 2026 ha già scalfito: una rottura sull’Ancipa Basso in contrada Sparacollo ha interrotto l’erogazione per 48 ore consecutive in sette comuni. La fragilità strutturale non è risolta, è solo momentaneamente silenziosa.
Ad Agrigento quel percorso non è ancora cominciato. A marzo 2026 si aspetta l’acqua ogni dieci, venti giorni, con l’estate che non è ancora arrivata. I sindaci hanno smesso di usare il linguaggio istituzionale dell’attesa. Ad Enna sanno cosa significa quando succede: significa che si è già oltre il limite.
I costi: si paga di più, si riceve di meno
Questa è la parte che, ad Enna, fa più male di tutte.
Una famiglia tipo agrigentina, per circa 150 metri cubi annui, paga intorno ai 200 euro l’anno. Una cifra già non bassa, per un servizio a singhiozzo.
A Enna, per una famiglia tipo di tre persone e 182 metri cubi annui, la bolletta 2024 ha raggiunto in media 764 euro l’anno. Quasi quattro volte tanto. Per 150 metri cubi la spesa scende a circa 394 euro; il doppio esatto di Agrigento per un servizio con turni, rotture e autobotti.
Non è una comparazione regionale: è un primato nazionale. Enna detiene il record italiano del servizio idrico più caro, con costi tripli rispetto a città come Milano. La media siciliana si ferma a 498 euro annui; Catania è a 320. Il piano d’ambito vigente prevede che il 31% degli investimenti sulla rete venga finanziato attraverso le tariffe degli utenti. Si paga, dunque, anche per riparare ciò che non funziona. E intanto non esce acqua.
Sono state approvate riduzioni del 5% nel 2025, del 7,1% nel 2026, del 9,1% nel 2027. Correzioni reali, che partono però da un livello talmente alto da lasciare Enna ancora fuori da qualsiasi paragone accettabile. Il Comitato Senz’Acqua Enna ha risposto con una class action depositata a gennaio 2026, centinaia di aderenti tra Enna Alta, Agira, Gagliano Castelferrato e Barrafranca.
Ad Agrigento AICA recapita nel frattempo conguagli da oltre 400 euro a chi non ha ricevuto acqua per un anno e mezzo. Storie diverse, stessa logica: il conto arriva sempre. L’acqua, molto meno.
Il conto finale
Enna guarda Agrigento e rivede se stessa. Le taniche, le autobotti, i sindaci che smettono di essere diplomatici, i cittadini che stracciano le bollette. È una scena già vista, già vissuta, ancora non del tutto archiviata.
La differenza è che Enna ha già attraversato il momento peggiore e qualcosa, non abbastanza, ma qualcosa ha cominciato a muoversi: pozzi alternativi avviati, distretti idrici costruiti, 57 milioni di investimenti appaltati, tariffe in lenta discesa. È una normalità ancora fragile, interrotta ogni volta che una condotta cede sull’Ancipa. Ma è una direzione.
Agrigento quella direzione deve ancora trovarla. Con la diga di Gibbesi che guarda il mare da quarant’anni e l’acquedotto Tre Sorgenti che aspetta la prossima rottura.
Per Enna il banco di prova sarà l’estate 2026. Per Agrigento è già cominciata. Ed è ancora marzo.