La politica ennese come una serie Tv, la denuncia di un lettore: “Mancano candidati e programmi”

A meno di due mesi dalle elezioni amministrative del 24 maggio, a Enna la politica locale somiglia più a una serie TV ricca di colpi di scena che a un confronto serio sui programmi. Lo racconta Luigi Catalano, cittadino della provincia, in una lettera inviata alla redazione di ViviEnna: “C’è stato un tempo in cui votare era un gesto di fiducia. Io, ad esempio, quella fiducia l’ho data all’attuale amministrazione. Oggi invece mi ritrovo tra smarrimento, amarezza e un pizzico di imbarazzo”.

Mancano programmi

Il nodo, osserva Catalano, è evidente: “Il dibattito politico appare sempre più concentrato sugli equilibri interni e trasversali, mentre restano sullo sfondo i contenuti. A due mesi dal voto non conosciamo candidati ufficiali né programmi chiari per il futuro della città”.

La divisione nel Centrodestra

Il centrodestra, secondo il lettore, è l’esempio più lampante di questa confusione. “Gargaglione da una parte, Comito dall’altra, e l’MPA che sembra più attenta a salvaguardare equilibri interni che a proporre un progetto condiviso per Enna. Sembra più una sceneggiatura da serie TV che una competizione politica seria”. La coalizione appare divisa, con veti incrociati e strategie non ancora delineate, mentre i civici di Botta hanno abbandonato il tavolo parlando di “ragioni concrete”.

Crisafulli spacca il fronte progressista

Anche a sinistra la situazione non è più lineare. “C’è il nome forte del Pd, Mirello Crisafulli, acclamato da una parte della città, ma non condiviso da tutto il campo progressista. Il risultato? Una situazione di stallo che lascia i cittadini senza punti di riferimento”.

Il quadro confuso

Tra liste civiche “senza simboli”, candidati a decine e ipotesi di alleanze trasversali, Catalano descrive un quadro confuso, dove aspettative ed equilibri politici rischiano di prevalere sui contenuti: “Il vero rischio non è solo chi vincerà. È che, comunque vada, a perdere sia ancora una volta Enna”.

La lettera del cittadino si chiude con un monito implicito: “Serve tornare a parlare di programmi, visione e futuro della città, e non solo di numeri e accordi di palazzo. Perché la politica dovrebbe guidare i cittadini, non confonderli”. “E allora cosa resta a noi cittadini? Ancora una volta votare “il meno peggio”? Oppure scegliere di non votare affatto?”