Licenze revocate ai locali, si ferma la movida a Enna: la protesta dei titolari, FdI chiede confronto

«Penso di mollare tutto e andarmene da Enna». È la frase di uno scoraggiato cuoco su Instagram a sintetizzare meglio di qualsiasi analisi il clima che si respira in città dopo il blocco delle autorizzazioni per gli eventi musicali nei locali. Parole dure, cariche di frustrazione, che rimbalzano sui social e accendono un dibattito che ormai va ben oltre la questione burocratica: si parla di futuro, di opportunità, di una città che rischia di perdere un pezzo della propria vitalità.

Il post di Sorseggio: “la musica si è fermata”

Mentre il dibattito politico si infiamma, sono le voci di chi lavora ogni giorno a raccontare il danno reale. Il titolare del Sorseggio, quasi tredici anni di attività, eventi sempre regolarmente autorizzati, ha spiegato sui social ai suoi clienti perché la musica si è fermata: le richieste di licenza sono sospese, non rigettate, in attesa di un tavolo tecnico tra istituzioni che ancora non si è riunito.

«In quasi tredici anni di attività siamo sempre stati autorizzati», scrive, e la amarezza è palpabile. Il paradosso, sottolinea, è che nessuna norma è cambiata nel frattempo: è l’interpretazione a essere bloccata, rimbalzata da un ufficio all’altro in un cortocircuito burocratico che di fatto immobilizza l’intera programmazione musicale. Un limbo che per un locale significa perdita secca: niente eventi, niente clienti, niente incassi.

La vicenda: il Comune si è impallato

Un cortocircuito che, come aveva già denunciato nei giorni scorsi il consigliere Pd Marco Greco, nasce dall’incapacità di distinguere tra una serata da discoteca e una con semplice diffusione musicale. Una distinzione che potrebbe sembrare tecnica e persino banale, ma che nella pratica sta paralizzando un intero settore. Il Comune, diventato da qualche mese unico ente competente sulle licenze di pubblico spettacolo, non riesce ancora a codificarla con chiarezza, lasciando gli operatori in uno stato di incertezza che non possono permettersi.

“Volete farci morire”?

La rabbia dei titolari si mescola allo scoraggiamento. C’è chi, come il cuoco sfogato su Instagram, evoca l’addio alla città come unica via d’uscita. Una tentazione comprensibile per chi vede la propria attività paralizzata da disposizioni difficilmente applicabili, in una città che già di suo offre poco spazio alla vita notturna e all’intrattenimento. «Cosa ha in mente il Comune? Farci morire?», scrive. Una domanda retorica, certo, ma che fotografa uno stato d’animo diffuso tra gli operatori del settore.

FdI: “Tavolo di confronto”

Sul fronte politico, alla voce del centrosinistra si aggiunge ora quella di Gioventù Nazionale. I coordinatori Federico Sarra Fiore — cittadino — e Jacopo Gessaro — provinciale — firmano un intervento che, al di là degli steccati partitici, parla la stessa lingua degli operatori: servono regole chiare, condivise e praticabili. La loro proposta è concreta: un tavolo di confronto allargato tra Comune, Provincia, Questura, forze dell’ordine, associazioni di categoria, gestori e organizzatori. Sicurezza sì, ribadiscono, ma non come alibi per bloccare tutto. «Il risultato è un progressivo impoverimento della vita sociale ed economica», scrivono, «meno eventi, minore partecipazione e meno opportunità per le realtà che rendono Enna viva e attrattiva».

Lo scenario

È proprio questo il punto più delicato. Enna è una città che già fatica a trattenere i suoi giovani, a costruire un’offerta culturale e notturna capace di competere con realtà più grandi e dinamiche. Ogni locale che abbassa la saracinesca, ogni DJ set cancellato, ogni serata saltata è un tassello in meno di un mosaico già fragile. La movida non è un lusso: è economia, socialità, identità urbana. E in una città come Enna, dove gli spazi di aggregazione sono già pochi, perderli significa impoverire ulteriormente il tessuto sociale.

Il Comune adesso ha una scelta obbligata: convocare quel tavolo tecnico, fare chiarezza una volta per tutte e restituire certezza a chi investe e lavora. Ogni giorno perso è un danno in più per operatori che non possono aspettare i tempi della burocrazia. La musica si è fermata. È ora di farla ripartire.